mercoledì 11 novembre 2009

Il caro vecchio direttore


Sulle banche ho idee mie, spesso non "allineate" con quelle dei miei colleghi.
Prendo spunto dal mio post su Unicredit e sulla notizia della riconversione a banca unica.

Io ho sempre visto di buon occhio la riorganizzazione in banche specialistiche, una maggiore specializzazione, secondo me, era funzionale rispetto alla situazione precedente.
Molti oggi rimpiangono "il caro vecchio direttore di banca" che sapeva tutto del cliente, ti veniva a trovare e si metteva una mano sul cuore.
Io no.

Me li ricordo quei direttori di banca, qui in provincia, con la loro puzza sotto il naso, più propensi a prestare i soldi ai consoci del Rotary o del Lions e ai notabili locali (dei quali sentivano di fare parte) che a chi li meritava.
Gente che parlava in dialetto (con tutto il rispetto per il dialetto) capace di "valutare l'impresa" in base al conto corrente del proprietario più che alla capacità di generare reddito o fare innovazione. Gente che ti schiacciava l'occhio per chiederti quanto facevi di nero piuttosto che interessata alla trasparenza del tuo bilancio.
Mi sono sempre trovato molto meglio con i direttori provenienti da Milano che con quelli di provincia. Forse per la mia mentalità più "business", uno dei migliori complimenti che ricordo è "lei non sembra un imprenditore di provincia".
Insomma, magari ero capitato male io, e, certo, la romanzo un po'. Ma non ho grandi rimpianti per quei direttori tuttologi che trattavano dal piccolo mutuo per la casa alla operazione di finanza straordinaria dell'azienda.

In una prima fase l'introduzione delle banche specializzate mi ha messo in contatto con persone più formate e portate ad un ambiente business (siamo nel corporate) che vecchio stile. Più interessata a capire il management, le dinamiche e i progetti aziendali che puramente le garanzie fornite.
I gestori (che non cambiano) hanno fornito l'opportunità di un rapporto di conoscenza continuativo e offrono un punto di contatto unico molto utile per le esigenze aziendali. Gli esperti trasversali, per zona o a livello nazionale forniscono, su richiesta, consulenza di alto livello.
Soprattutto nel corporate le autonomie dei direttori erano, tranne operazioni straordinarie, spesso più che adeguate per concedere le linee di credito necessarie.
Si organizzavano operazioni anche importanti in mezza giornata.

Insomma un netto miglioramento. Perlomeno per come l'ho vissuta io.
Certo, poi va anche a fortuna, probabilmente il direttore della mia filiale era particolarmente in gamba.

Oggi le banche, in un momento di crisi e di perdite enormi sulle linee affidate (il contenzioso è esploso) stanno riconsiderando la loro organizzazione. Stanno scoprendo che la girandola di responsabili non permette di approfondire il rapporto. Se me lo chiedevano potevo dirglielo anch'io, ad una cifra certo inferiore a quella probabilmente spesa in consulenti.

Ma non credo utile riportare tutti i clienti sotto un unico responsabile, che dovrà occuparsi del piccolo assegno scoperto del privato e di seguire le aziende, sempre impegnatissimo. Non lo so, a me pare che nelle aziende si vada verso la trasversalità delle competenze per avere una visione globale dei processi ma verso una forte specializzazione e delega operativa.
E che le banche stiano invece tornando ad un modello di centralizzazione antico. Vedremo.

Vocali

Ho il puk, farò la pec, non penso di vaccinarmi con pic, mi interessa il pac, ma in tutto questo ci ho capito poc.

martedì 10 novembre 2009

Housebank

Leggo a pagina 25 del Sole 24 Ore di Domenica l'intervista a Sergio Ermotti, Deputy CEO di Unicredit che parla di board, legal entity, business model, hedging, capital market, retail.

Poi dice che un cliente con la housebank (concentrazione del lavoro, conti sia aziendali che personali) può ottenere migliori condizioni.
Probabilmente se non si chiama Unicredit.

Sono sempre più convinto, visto che quella era la nostra housebank, che non arriverò a vedere, con i conti lì, la ennesima ristrutturazione con fusione con relativi casini per comunicare a clienti, fornitori ecc il cambio dei riferimenti bancari.

Visto che gli piace tanto l'inglese gli dico io la definizione di Unicredit ultimamente: sucks.

domenica 1 novembre 2009

Previsioni


Leggo questa notizia e mi viene in mente una cosa.
Nell'ultimo periodo ho passato parecchio tempo in meridione (per lavoro).

Un mio contatto là, che gira molto quelle zone, mi ha detto che secondo quello che dicono molti il governo cadrà.

Pare che stia colpendo molto duramente le organizzazioni criminali.
E che queste si stiano dando da fare per "difendersi".

Un paio di considerazioni: fosse vero mal si coniugherebbe con la diceria di Berlusconi mafioso.
E fosse vero siamo messi male se la criminalità organizzata è più potente della opposizione (c'è?) e in grado di fare cadere il governo.

Vedremo. Fosse vero, soprattutto il come cadrà sarà interessante.
Potrebbe sempre cadere per una fronda interna di eletti là.

giovedì 29 ottobre 2009

Quale è il mio business?


In un commento al post precedente giustamente Ivan Crema dice "non credo che concentrarsi sul core-business sia l'unica chiave, questo mi fa pensare ai maniscalchi di fine '800".
Concordo al  100%.
Ma nella mia mente semplice fare il proprio "core business" è fare quello che si sa fare, senza voli pindarici fatti senza strategia.

Ad esempio se io oggi facessi materiale con motori elettrici da grande serie lo considererei un business finito e in mano ai cinesi. Analizzerei bene quali sono le competenze (il mio core business) e se il prodotto che faccio, come penso, è "cotto" cercherei di applicare le competenze ad altri prodotti, possibilmente vendibili nella rete di vendita che ho già.
Se possibile cercherei l'innovazione spinta nel settore (il prodotto raffigurato ne è un ottimo esempio).So fare la  plastica, gli stampi, il motore elettrico? Sono forte nella progettazione, produzione o commercializzazione.
Se so progettare perché non diventare progettazione pura togliendo la produzione?

Se il mio punto di forza è il marchio con la commercializzazione e la rete di vendita potrei anche smettere di produrre e commercializzare e basta (come hanno fatto molti). Su questa cosa ho dubbi sul medio lungo termine ma non voglio dilungarmi.

A volte disinvestire è funzionale alla sopravvivenza aziendale.

Spesso invece si passa al prodotto che "si vende" senza considerare se è coerente alla conoscenza e struttura produttiva aziendale. Normalmente con effetti pessimi.

L'estrema conseguenza è dover riconvertire le proprie competenze. Ma quello è un processo lento e se lo fai sotto la pressione della crisi, in u momento come questo, senza averci pensato anni fa... probabilmente soccombi prima di riuscirci.

mercoledì 28 ottobre 2009

Il fatturato non conta nulla


C'è crisi.
Tutti misurano la crisi con la perdita di fatturato.
Tutti cercano di mantenere il fatturato (e in passato di aumentarlo).

Uno dei metodi in voga per aumentare il fatturato è ampliare la gamma prodotti, spesso inserendo prodotti commercializzati. Magari cinesi.

Posso dire come la penso con un francesismo?
Cazzate!

Allargare la gamma dei prodotti non è strategico, è strategico concentrarsi sul core business ed essere leader nei propri prodotti.
Essere marginali con una linea di prodotti enorme non ti fa un'azienda forte.
E ho tanti concorrenti che (per fortuna) seguono quella via.

Invece le aziende migliori stanno riconcentrandosi sul core business per prepararsi al "nuovo mercato" che uscirà da questa crisi.

Tra l'altro non conta (solo, off course) il fatturato, sono basilari i flussi di cassa, in un momento come questo ancora di più.
Aumentare il fatturato può essere semplice: sacrifichi i margini ed esci con un prezzaccio. E' un affare per l'azienda?
E il fatturato assorbe circolante, a maggiore ragione in un periodo nel quale la gente non paga.
Certo senza ordini e fatturato l'azienda muore, ma come sempre, nella gestione aziendale occorre il buon senso e far bene i conti.

E poi nel conto economico quella che conta è l'ultima riga, non la prima.

venerdì 23 ottobre 2009

Il prezzo da pagare

Io forse me la cavo. Tutto sommato non va malissimo.

Ma il prezzo "sociale" (o per gli stakeholders, come dice chi ha studiato) da pagare è alto.

Quasi 200.000 euro in meno di spese per il personale (e aumenteranno ancora).
Più di un milione di euro in meno di acquisti (oltre il 20%).

130.000 euro in meno di stipendi lordi sono andati ai "precari", avendo delle linee di prodotto stagionali usiamo abbastanza gli interinali. Quest'anno abbiamo usato solo gli interni.
Certo il lavoro precario non è il massimo, come dicono molti.
Ma questa è l'alternativa: stare a casa.

E i miei fornitori? Aver chiuso il 2008 con una bufera che ha triturato qualsiasi budget mi ha fatto chiudere con un magazzino ipertrofico.
Il risultato (unito al calo della produzione, per fortuna per noi non drammatico) sono minori acquisti.

Mal contati, con altri tagli alle spese, nel nostro piccolo abbiamo "immesso nel sistema economico" circa 1.500.000 Euro in meno. E siamo una pulce.
Gli interinali non hanno avuto quei soldi per comperarsi delle cose.
I fornitori hanno dovuto probabilmente fare risparmi a loro volta con conseguenze simili.

Alla fine siamo tutti sulla stessa barca. Ma molti non se ne rendono conto e pensano a se stessi.

giovedì 22 ottobre 2009

Una timida proposta

Se Berlusconi (ma alle sue promesse credo poco) toglie l'IRAP io sarei disposto a:

  1. l'IRAP direttamente legata allo stipendio lordo del dipendente la mettiamo in busta a lui
  2. L'IRAP legata a interessi, oneri sociali, utile (che intanto nel 2009 è una chimera) ecc se la mette in tasca 'azienda.
So che Epifani direbbe no anche a questo ma non sarebbe una cosa equa?
Per uno che guadagna 20.000 euro in un periodo come questo 780 Euro non credo facciano così schifo.

martedì 20 ottobre 2009

Liberisti a chi?

Non avevo idea fossimo sotto elezioni.
Di solito queste cose le sparano in quei periodi.

Alla faccia del governo liberista amico delle imprese, ci manca solo che in un periodo come questo tolgano quel poco di flessibilità faticosamente ottenuta negli ultimi anni per dare la mazzata finale.

Che poi il posto fisso è un valore per tutti. Se trovi gente in gamba fai di tutto per tenerla.

Pulizie

Era un po' che non le facevo. Ho fatto un po' di pulizia nella barra laterale (vecchi blog, configurazioni sbagliate ecc)

Ipotesi

Fai conto che un ministro sia in una corrente o in un gruppo di amici, fai conto che ci sia un avversario importante in un'altra corrente.
Fai conto che si lotti al coltello.

Poi chi dipende dal ministro un giorno arresta uno stretto parente del suo avversario politico.
Per tangenti.

Qualche dubbio che sotto sotto ci sia anche un po' di lotta politica oltre che voglia di pulizia ti viene. No?

Lo so son criptico. Ma va così

lunedì 19 ottobre 2009

Protezionismo


Una delle maggiori attività dell'ultimo periodo, in azienda, è cercare di fronteggiare ogni giorno nuove "regole".

Operiamo in una situazione di mercato libero, grazie al WTO (qualcuno potrebbe dire a causa del).
Come chi mi segue sa noi operiamo a livello mondiale esportando in tantissimi paesi.

Le barriere doganali sono illegali, ma il metodo sempre più utilizzato per frenare le importazioni è quello del cambio regole in corsa.
In corsa perché quando ti cambiano le regole di marchiatura a merce che è già in viaggio diventa complicato assolverle.
Allora passiamo le nostre giornate a fronteggiare le regole che ogni dogana si inventa ogni giorno per cercare di metterti i bastoni tra le ruote.
Dalle fatture rifatte 5 volte perché ogni volta la dichiarazione non va bene, a quelli che ti chiedono la scritta "made in Italy" su tutti i ricambi (compresa la scatola di 500 viti, su ogni vite).
A quelli che ti mandano la dogana italiana a verificare se sei tu il produttore.

Insomma, per fortuna siamo italiani e per noi è normale passare più tempo a fronteggiare burocrazia che a fare business. Ma è una bella rottura di scatole.

Poi i cinesi questo problema non ce l'hanno, loro "made in Italy" sui ricambi copiati ce lo hanno scritto.

Busy

Non me lo sono dimenticato il blog.
Ma sono settimane che definire caotiche è poco, decisive tra l'altro per la chiusura anno e i progetti futuri (che sono molti).
E quindi ho poco tempo da dedicare alla mia attività in rete. Tra l'altro per scrivere un blog gli stimoli spesso vengono dalla lettura e sto leggendo veramente poco.

Certo è che quello che si sente in giro è a volte confortante (spesso ci si lamenta poi scavi e scopri che, considerato il periodo, non va così male) e a volte spaventoso (ci sono molte aziende che sono a rischio).

Poi guardo (raramente, se capita in albergo mentre mi cambio) la TV e vedo litigare sui calzini.

venerdì 2 ottobre 2009

Un esempio concreto


Parliamo tanto di aiutare le aziende.

Sapete che posso portare a perdita i soldi non incassati solo ed esclusivamente quando ho la dichiarazione di fallimento del cliente?

Esempio, fallisce un mio cliente che mi deve 1.000.000 di Euro.

Io ho un utile di 500.000 Euro, non posso scaricare la perdita quindi pagherò circa 200.000 euro di tasse.
Quindi le mie necessità di cassa sono 1.000.000 dell'insoluto, più 200.000 di tasse + l'anticipo delle tasse sull'anno successivo calcolate sui 500.000. Malcontato 1.300.000 Euro.
Tenete conto che sul 1.000.000 ho anche già versato IVA (mai incassata per altri 180.000 Euro circa). OK lì dentro ci dovrebbe essere anche il mio margine, ma se pianifico la cassa magari il margine lo usavo per fare investimenti.

In via teorica avrei perso 500.000 euro quindi avrei diritto al rimborso anche di eventuali imposte anticipate. E il risultato sarebbe ben diverso.
Tra l'altro se un anno faccio perdite l'incidenza fiscale se ci avevo pagato delle tasse in precedenza non è neutra (ma è un discorso lungo) ma, indovina un po', peggiorativa..

Non a caso la contropartita per le banche della moratoria dovrebbe essere una maggiore elasticità sugli incagli da portare a bilancio fiscale.

Per avere i documenti del fallimento, a parte la spesa, spesso ci vogliono anni (e non a caso spesso si cedono i crediti per scaricarli).

Già questa è chiaramente una stortura in tempi normali.
Immaginate adesso una situazione come questa in un periodo come quello attuale nel quale spariscono aziende a raffica. E alla sua ripercussione sui bilanci non solo delle banche ma anche delle aziende.

Per non dire dei casini se ti fallisce un fornitore che aveva tue attrezzature in conto lavoro.
O del recuperare una dichiarazione di fallimento valida in paesi extraeuropei.

A volte basterebbe veramente poco per aiutare le aziende in modo concreto.

Solo chiacchiere e distintivo


Onore al merito per quello che stanno facendo all'Aquila. bisognerebbe provarci a costruire quel numero di case in pochi mesi.
Certo ci saranno anche molti problemi, ma ci sono anche posti dove il terremoto non è ancora risolto dopo anni.

Ma per il resto tanti, tanti annunci e poca sostanza.
Per la Tremonti Ter dovremmo comperare entro fine anno i macchinari (quei quattro pazzi che investono) ma siamo ad ottobre e stiamo aspettando ancora la circolare esplicativa e tutto è fermo anche per quello.

Brunetta continua a rinviare la messa in cantiere delle "misure urgenti" (che a quanto pare non erano così urgenti) e credo che Confindustria sia alla 4a lettera di segnalazione delle "misure urgenti" che auspichiamo.

Tanto per semplificare aggiungono un nuovo documento di trasporto, al solito con duemila interpretazioni ed incertezze.

Il pannicello caldo dell'IVA da pagare dopo l'incasso non so se qualcuno l'ha applicato ma ha tali limitazioni che credo di no.

Per i dipendenti si è fatto poco. Si dice che si è finanziata la cassa integrazione ma abbiamo speso ad oggi una piccolissima parte dei soldi versati dalle aziende a quel fine negli ultimi decenni.
Sgravi fiscali non pervenuti.

Di riforma del welfare (sarebbe ora e le condizioni sono quelle giuste) non si parla, tanto va tutto bene.

Si sono aiutate le banche, che infatti fanno utili. Ma per i loro clienti poco è cambiato. Basta dire che l'ABI ci ha messo 2 mesi a fare il modulo della moratoria (il modulo, non ad applicarla).

Ci hanno presi per i fondelli con il click day introducendo anche per le aziende il superenalotto oggi tanto di moda.

Non mi pare di vedere (Scajola è il grande assente del periodo) una qualsivoglia idea di politica industriale.

Insomma, siamo alle solite. Si parla di puttane (scusate, escort), dei problemi di quattro giornalisti e comici TV miliardari, di beghe interne ai partiti e mai di cosa si vuole per il futuro di questo paese.
E vale non solo per il governo purtroppo.
Con una opposizione occupata solo a decidere le proprie lotte di potere interne.

Ah dimenticavo, gli unici soldi che si sono trovati, oltre a quelli per le banche, sono per gli aumenti dei dipendenti pubblici. Naturalmente.

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