Il tipico errore del neo-imprenditore è confondere i flussi con il fatturato.
E non capisce perché fattura così tanto ed è sempre senza soldi.
C'è una cosa che si chiama capitale circolante ed è la croce e delizia di qualsiasi attività economica.
Se avete un supermercato chi paga lo fa immediatamente all'acquisto, alla sera versate in banca il gruzzoletto delle vendite giornaliere (ma dovete finanziare il materiale sugli scaffali e in magazzino).
Se vendete ad un supermercato questo paga magari (in questo periodo inteso come auspicio) a 120 giorni. Quindi dovete finanziare tutto il periodo di transito del materiale, la mano d'opera e delle spese varie e i 4 mesi del pagamento.
Facendo quattro conti si capisce che il supermercato lucra proprio sui soldi che incassa e paga dopo parecchio, mentre il fornitore ha bisogno di soldi per finanziare l'operazione, quindi va dal fornitore di soldi, che si chiama banca.
Come intuisce facilmente chiunque maggiore è il tempo totale (pagamento+transito) più soldi ho bisogno. E più lavoro più ho bisogno soldi.
Attraverso i flussi di cassa positivi, e gli utili che dovrei avere sul prodotto, poco a poco riduco la necessità di soldi e comincio ad autofinanziare pezzi del magazzino e poi sempre di più.
Allora il primo problema è come diminuire quel tempo totale.
Facile, teoricamente: chiedere ai clienti di pagare alla svelta. Teoricamente.
La realtà è poi che in tempi di crisi tutti pagano male e in ritardo.
Maestra in questo è la pubblica amministrazione (che poi come percettore diventa super fiscale se ritardi di un giorno a pagare tu).
Peggiore è la puntualità e velocità di pagamento, maggiore è la mia necessità di cassa e l'ingovernabilità dei flussi.
Ma le banche non mi danno materia prima (denaro) infinita, anzi, e come da regola di mercato più ne ho bisogno e più me la fa pagare.
Quindi l'idea geniale è quella di non pagare i fornitori, che a loro volta in difficoltà cadranno nel girone infernale.
Fino a che le banche di soldi ne avevano fin troppi, il lavoro "girava" e c'erano dei margini decenti tutti si occupavano poco di flussi di cassa. Era meglio fatturare e portare a casa margini. Dei quali spesso la banca era il maggiore beneficiario, ma rimaneva qualcosa per l'azienda.
Oggi invece siamo nella situazione nella quale le banche non hanno soldi: non si fidano neppure tra di loro e non se li prestano e ci sono anche quei simpaticoni dello Stato che li "invitano caldamente" a comperare titoli del debito pubblico che diventano immobilizzazioni perché il loro valore attualmente è in caduta libera.
E non avendo soldi non li danno ai clienti.
I quali ne avrebbero bisogno per pagare i fornitori (i dipendenti sono fornitori di mano d'opera).
Insomma come capite quello che sta uccidendo le aziende non è il fatto che le banche non gli danno soldi, ma che i loro flussi sono negativi. Anzi una corretta azione aziendale in questo momento dovrebbe puntare tutto sui flussi e non sui margini.
Privilegiando clienti che pagano, e veloci.
Dovrebbero rinunciare al lavoro se pagato tardi e male, perché aumenta le loro necessità di cassa e peggiora la situazione. Lo so che è dura ma a fare bene i conti conviene.
In un mondo ideale dove tutto è pagato in contanti non avrei bisogno di fidi dalle banche se non per gli investimenti.
Non a caso le aziende che soffrono meno in questo momento sono quelle che lavorano con l'estero dove (perlomeno fino a qualche mese fa) i pagamenti sono più veloci e regolari.
Non a caso la Francia ha introdotto, appena la crisi è partita, stringenti regole anche per i pagamenti tra privati.
Non a caso diversi paesi hanno accelerato la loro velocità di pagamento ai fornitori della pubblica amministrazione (alcuni ormai puntano ai 10, si dieci avete letto bene, giorni) per attenuare i problemi della crisi di liquidità bancaria.
Da noi, come spesso accade, han fatto l'opposto, per ridurre i deficit (ricordate che lo Stato funziona per cassa e non per competenza) semplicemente smettono di pagare.
E io benedico ogni giorno le scelte che abbiamo fatto tanto tempo fa. Estero e nulla alla PA.
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mercoledì 9 novembre 2011
venerdì 14 novembre 2008
Il pollo di Trilussa
Le nostre grandi banche si affannano a dire che il "monte prestiti" delle aziende è invariato e quindi non c'è riduzione dei crediti alle aziende.Vero.
Ma la verità è che per salvare i grandi costruttori di castelli di carte (come Mr Zaleski qui rappresentato) stanno ampliando loro i fidi.
E quello che danno a loro lo tolgono ad altri (appunto, invariato).
Mi chiedo, con i 7.000.000.0000 di Euro (settemiliardidieuro) concessi a questo signore, dati ad artigiani e PMI per investimenti quanti posti di lavoro si sarebbero creati?
E ancora una volta vale il vecchio detto: se devi 10.000 euro alla banca il problema è tuo, se le devi 7.000.000.000 il problema è della banca!
martedì 28 ottobre 2008
Spirale perversa
Poniamo il caso (puramente accademico, intendiamoci) che ci sia una grande banca in difficoltà economica.Che ha pertanto la necessità di ridurre gli impieghi di capitale prestati alle aziende.
Comincia pertanto a richiedere il rientro dai prestiti a breve alle aziende.
Se ciò accade in un periodo di forte crisi finanziaria diventa difficile, per le aziende, qualora siano fortemente indebitate e con poca elasticità d cassa trovare in tempi brevi un rimpiazzo per i fidi (soprattutto se ingenti).
Quindi l'azienda non ce la fa a rientrare.
Tecnicamente in quel momento per la grossa banca il credito andrebbe pertanto messo tra quelli in sofferenza.
Peccato che l'attività bancaria (e Basilea 1 e 2 servono proprio a quello) è basata su ratios di 1:X dove 1 è il capitale necessario e X il capitale impiegabile (era 8 se ricordo bene con Basilea 1, diventa variabile in base ai rating per Basilea 2).
E peccato che un credito in sofferenza, secondo una gestione prudenziale andrebbe a consumare immediatamente pari importo di capitale (teoricamente accantono la possibile perdita).
Allora io ho 100 di capitale e prestiti prudenzialmente per 700 (1:7).
Richiedo di rientrare a prestiti per 50.
Di questi 30 non rientrano.
Facendo due calcoli io mi trovo con:
Capitale 70
Capitale accantonato per 30
Prestiti per 680
Sono immediatamente fuori dal ratio 1:8 trovandomi quasi 1:10.
Devo tornare nei ratios allora chiedo a 120 (devo tornare a 1:8) di rientrare.
Di questi x non rientrano....
Cosa dite, bel casino succederebbe eh? In pura teoria, naturalmente.
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