martedì 28 ottobre 2008

Spirale perversa

Poniamo il caso (puramente accademico, intendiamoci) che ci sia una grande banca in difficoltà economica.
Che ha pertanto la necessità di ridurre gli impieghi di capitale prestati alle aziende.

Comincia pertanto a richiedere il rientro dai prestiti a breve alle aziende.

Se ciò accade in un periodo di forte crisi finanziaria diventa difficile, per le aziende, qualora siano fortemente indebitate e con poca elasticità d cassa trovare in tempi brevi un rimpiazzo per i fidi (soprattutto se ingenti).

Quindi l'azienda non ce la fa a rientrare.

Tecnicamente in quel momento per la grossa banca il credito andrebbe pertanto messo tra quelli in sofferenza.

Peccato che l'attività bancaria (e Basilea 1 e 2 servono proprio a quello) è basata su ratios di 1:X dove 1 è il capitale necessario e X il capitale impiegabile (era 8 se ricordo bene con Basilea 1, diventa variabile in base ai rating per Basilea 2).
E peccato che un credito in sofferenza, secondo una gestione prudenziale andrebbe a consumare immediatamente pari importo di capitale (teoricamente accantono la possibile perdita).

Allora io ho 100 di capitale e prestiti prudenzialmente per 700 (1:7).
Richiedo di rientrare a prestiti per 50.
Di questi 30 non rientrano.
Facendo due calcoli io mi trovo con:
Capitale 70
Capitale accantonato per 30
Prestiti per 680

Sono immediatamente fuori dal ratio 1:8 trovandomi quasi 1:10.

Devo tornare nei ratios allora chiedo a 120 (devo tornare a 1:8) di rientrare.

Di questi x non rientrano....

Cosa dite, bel casino succederebbe eh? In pura teoria, naturalmente.

3 commenti:

commercialista ha detto...

naturalmente....;-)

Zener1992 ha detto...

basilea 1 e 2, come ha detto giustamente Tremonti, si è rilevata una metodologia superata e comunque anche se non lo diceva Tremonti era intuibile visto che le attività ponderate per il rischio vengono valutate come tali in base a metodi interni che per quanto avanzati e sviluppati non hanno funzionato.
Decisamente superato l'accordo sul capitale del 1998 (core tier 1): a parte quanto detto sopra come si fa a stabilire come principale indice di solidità il solo rapporto tra attivi ponderati per il rischio ed il patrimonio di vigilanza?
Infatti poi ci si è accorti che nessuno badava alla leva finanziaria.
Altra cosa: la Banca dei Regolamenti Internazionali è da tempo che "sopporta" la proliferazione di SIV o Conduit (veicoli societari fuori bilancio) utilizzati dalle banche quali discariche di attivi critici; ergo sorge il dubbio che il rispetto dei coefficienti di solidità patrimoniale sono solo sulla carta (unicredit ha creato società da 10mila di capitale con le quali ha cartolizzato mutui "critici" da milioni di euro)e che i bilanci pubblicati siano solo il bel quadretto da offrire alla comunità finanziaria.
Non parliamo poi del "sistema impresa" italiano i cui capitali innvestiti sono composti per lo più da capitale preso a prestito e credo che la prossima "bolla" sarà quella degli aumenti di capitale, vedrai che corsa a sistemare i ratio.

Suarez (dal blog) ha detto...

ma intanto le banche stanno chiedendo il rientro di fidi e prestiti piu' o meno indistintamente badando maggiormente al quantum che non alla solidità dell'altro contraente. Nel breve questo non potra' generare che danni reali dell'economia e per questo non ci sono rimedi di sorta...