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mercoledì 9 novembre 2011

Circolare, circolare

Il tipico errore del neo-imprenditore è confondere i flussi con il fatturato.
E non capisce perché fattura così tanto ed è sempre senza soldi.

C'è una cosa che si chiama capitale circolante ed è la croce e delizia di qualsiasi attività economica.
Se avete un supermercato chi paga lo fa immediatamente all'acquisto, alla sera versate in banca il gruzzoletto delle vendite giornaliere (ma dovete finanziare il materiale sugli scaffali e in magazzino).
Se vendete ad un supermercato questo paga magari (in questo periodo inteso come auspicio) a 120 giorni. Quindi dovete finanziare tutto il periodo di transito del materiale, la mano d'opera e delle spese varie e i 4 mesi del pagamento.

Facendo quattro conti si capisce che il supermercato lucra proprio sui soldi che incassa e paga dopo parecchio, mentre il fornitore ha bisogno di soldi per finanziare l'operazione, quindi va dal fornitore di soldi, che si chiama banca.

Come intuisce facilmente chiunque maggiore è il tempo totale (pagamento+transito) più soldi ho bisogno. E più lavoro più ho bisogno soldi.
Attraverso i flussi di cassa positivi, e gli utili che dovrei avere sul prodotto, poco a poco riduco la necessità di soldi e comincio ad autofinanziare pezzi del magazzino e poi sempre di più.

Allora il primo problema è come diminuire quel tempo totale.
Facile, teoricamente: chiedere ai clienti di pagare alla svelta. Teoricamente.
La realtà è poi che in tempi di crisi tutti pagano male e in ritardo.
Maestra in questo è la pubblica amministrazione (che poi come percettore diventa super fiscale se ritardi di un giorno a pagare tu).

Peggiore è la puntualità e velocità di pagamento, maggiore è la mia necessità di cassa e l'ingovernabilità dei flussi.
Ma le banche non mi danno materia prima (denaro) infinita, anzi, e come da regola di mercato più ne ho bisogno e più me la fa pagare.
Quindi l'idea geniale è quella di non pagare i fornitori, che a loro volta in difficoltà cadranno nel girone infernale.

Fino a che le banche di soldi ne avevano fin troppi, il lavoro "girava" e c'erano dei margini decenti tutti si occupavano poco di flussi di cassa. Era meglio fatturare e portare a casa margini. Dei quali spesso la banca era il maggiore beneficiario, ma rimaneva qualcosa per l'azienda.

Oggi invece siamo nella situazione nella quale le banche non hanno soldi: non si fidano neppure tra di loro e non se li prestano e ci sono anche quei simpaticoni dello Stato che li "invitano caldamente" a comperare titoli del debito pubblico che diventano immobilizzazioni perché il loro valore attualmente è in caduta libera.

E non avendo soldi non li danno ai clienti.
I quali ne avrebbero bisogno per pagare i fornitori (i dipendenti sono fornitori di mano d'opera).

Insomma come capite quello che sta uccidendo le aziende non è il fatto che le banche non gli danno soldi, ma che i loro flussi sono negativi. Anzi una corretta azione aziendale in questo momento dovrebbe puntare tutto sui flussi e non sui margini.
Privilegiando clienti che pagano, e veloci.
Dovrebbero rinunciare al lavoro se pagato tardi e male, perché aumenta le loro necessità di cassa e peggiora la situazione. Lo so che è dura ma a fare bene i conti conviene.
In un mondo ideale dove tutto è pagato in contanti non avrei bisogno di fidi dalle banche se non per gli investimenti.

Non a caso le aziende che soffrono meno in questo momento sono quelle che lavorano con l'estero dove (perlomeno fino a qualche mese fa) i pagamenti sono più veloci e regolari.
Non a caso la Francia ha introdotto, appena la crisi è partita, stringenti regole anche per i pagamenti tra privati.
Non a caso diversi paesi hanno accelerato la loro velocità di pagamento ai fornitori della pubblica amministrazione (alcuni ormai puntano ai 10, si dieci avete letto bene, giorni) per attenuare i problemi della crisi di liquidità bancaria.

Da noi, come spesso accade, han fatto l'opposto, per ridurre i deficit (ricordate che lo Stato funziona per cassa e non per competenza) semplicemente smettono di pagare.
E io benedico ogni giorno le scelte che abbiamo fatto tanto tempo fa. Estero e nulla alla PA.

domenica 3 gennaio 2010

Acceleratore

Una cosa che ho notato nelle mie frequentazioni.

Tutti si lamentano, ma spesso la grande crisi del 2008/2009 a mio parere è stato solo un acceleratore che ha colpito in modo durissimo, mettendole a terra, aziende che secondo me erano decotte.

Spesso c'erano aziende mal gestite o razziate dai proprietari, qualche stronzo avrà rimpatriato quei 95 miliardi di euro no?, non dimentichiamo che l'evasione sono prima di tutto soldi rubati dai soci all'azienda.
Quindi, già prima della crisi, ci si trova con aziende sotto capitalizzate, con debiti enormi e margini risibili (se non in perdita). Magari che non fanno più grossi investimenti

La crisi arriva e accelera problemi che sarebbero stati inevitabili comunque.

Le aziende ben gestite, equilibrate la crisi l'hanno sentita, eccome se l'hanno sentita, ma alla fine se la stanno cavando. Certo con grandi sacrifici, senza sapere bene come saranno strutturate tra un anno, ma se la stanno cavando. E per loro, credetemi, nella maggior parte dei casi le banche stanno facendo la loro parte (magari ricavando qualche margine extra ma di quello riparleremo).

Quando quindi vi trovate davanti un'azienda che sta saltando per la crisi andate a vedere i bilanci degli anni passati. Se vedete le aziende che perdevano già prima la crisi è chiaramente una scusa.
Ma ce ne sono tantissime che avevano utili/perdite costanti tra +10.000 e - 10.000,  quando non utile tra i 3000 e i 5000 per anni e anni (giuro, ce ne sono un sacco) dei maghi del budget in grado di programmare in modo strabiliante l'utile aziendale.
O piuttosto gente che faceva il bilancio in un qualche modo?
Ma secondo voi è la crisi che ha condannato questa gente?

Poi ci sono le aziende che sono cresciute a suon di acquisizioni a debito, alle quali ora mancano i flussi per ripagare il debito. E questa è ancora un'altra storia.

sabato 2 gennaio 2010

Prepararsi


Quest'anno niente auguri e cose così (neppure nella vita) non è uno dei periodi migliori a livello personale. Meglio lasciar perdere e parlare di business.

Il 2010 sarà un anno difficile, alcuni nodi stanno per arrivare al pettine: primo fra tutti il problema occupazionale, molte aziende in crisi profonda stanno per esaurire gli ammortizzatori sociali e devono decidere cosa fare.
Inevitabilmente per molti la riduzione del personale, visti i livelli produttivi, è l'unica via.
Questo non può che deprimere ulteriormente l'economia. Certo chi non ha certezza del proprio futuro non è portato a spendere.

Ma è un momento importantissimo per le aziende.
Quelle lungimiranti già da qualche tempo hanno iniziato a investire e a fare i piani per il prossimo futuro. Quando ci sarà una ripresa del mercato, magari parziale, magari diversa da quella che si vorrebbe, ma inevitabile.
Molte aziende chiuderanno e questo aprirà spazi a quelle rimanenti, il cambio di mentalità (anche e soprattutto dei clienti) aprirà spazi nuovi e nuove nicchie di mercato, alcuni acquisti a lungo rimandati verranno fatti.

Allora diventa fondamentale cercare di capire l'evoluzione del proprio mercato e prepararsi per approfittarne.
Dico sempre "in qualsiasi momento c'è qualcuno che sta facendo i soldi" e, credetemi, è così.

Invece vedo e sento troppi colleghi disillusi e sfiduciati. Che subiscono il mare invece di cercare di governare la barca. Salvo poi lamentarsi di tutto e di tutti.

Il futuro è nelle nostre mani e come diceva un tipo che mi manca molto "the future is unwritten".

venerdì 23 ottobre 2009

Il prezzo da pagare

Io forse me la cavo. Tutto sommato non va malissimo.

Ma il prezzo "sociale" (o per gli stakeholders, come dice chi ha studiato) da pagare è alto.

Quasi 200.000 euro in meno di spese per il personale (e aumenteranno ancora).
Più di un milione di euro in meno di acquisti (oltre il 20%).

130.000 euro in meno di stipendi lordi sono andati ai "precari", avendo delle linee di prodotto stagionali usiamo abbastanza gli interinali. Quest'anno abbiamo usato solo gli interni.
Certo il lavoro precario non è il massimo, come dicono molti.
Ma questa è l'alternativa: stare a casa.

E i miei fornitori? Aver chiuso il 2008 con una bufera che ha triturato qualsiasi budget mi ha fatto chiudere con un magazzino ipertrofico.
Il risultato (unito al calo della produzione, per fortuna per noi non drammatico) sono minori acquisti.

Mal contati, con altri tagli alle spese, nel nostro piccolo abbiamo "immesso nel sistema economico" circa 1.500.000 Euro in meno. E siamo una pulce.
Gli interinali non hanno avuto quei soldi per comperarsi delle cose.
I fornitori hanno dovuto probabilmente fare risparmi a loro volta con conseguenze simili.

Alla fine siamo tutti sulla stessa barca. Ma molti non se ne rendono conto e pensano a se stessi.

mercoledì 26 agosto 2009

Crisi ... di valori?

Riprendo con una cosa non mia.
Che pubblico senza autorizzazione (non è firmata, mi arriva da anonimo) ma visto che la approvo e non contiene nulla di compromettente...

Caro Imprenditore,

si respira una strana aria. In giro c'è molta incertezza. Credo stiano venendo meno alcuni punti di riferimento generatisi nel corso degli ultimi 30 anni.

La crisi , francamente non sò se c'è realmente. Comincio quasi a credere che sia solo una sensazione. Che Silvio abbia ragione ?
Certo il lavoro è un pò calato. Qualcuno se ne approfitta.

Ma piuttosto credo che si stia attraversando una crisi di valori che inevitabilmente si ripercuote anche sull'economia.

In questo mese di Agosto,ho utilizzato le ferie per incontrare alcuni colleghi imprenditori. Tutti con il vuoto nello sguardo e molti che emettevano profondi sospiri che descrivevano meglio di ogni altra parola i loro pensieri. Ho visto disorientamento.
Gente che per una vita ha fatto un mestiere e che ora cerca di riconvertirsi. Si ma forse in peggio.
I mercati sono stracolmi di prodotti e produttori, questo credo sia il vero problema. Per fare andare avanti la giostra si è dato credito e si è spinto al consumo di massa........la storia la conosciamo e sappiamo cosa è accaduto.
Credo che il momento storico sia importante e lascerà un profondo segno.
Sfiducia, scoraggiamento, ansia, angoscia, paura ma anche voglia di cambiamento, voglia di ripartire in qualche maniera.

Ma cosa stà accadendo ? Più che riconversione ho notato "adattamento" alle circostanze.
Ho incontrato un collega che ha sempre lavorato in ambienti strategici dell'energia attraverso la progettazione e costruzione di macchine ad elevato contenuto tecnologico, veri gioielli della meccanica, che ora occupa i suoi dipendenti in lavoretti di carpenteria e costruzione di corrimano e cancelli.....
Altri che fanno cose che prima non avrebbero fatto.

Quello che stò osservando è "regressione". Quasi come osservare un bel film in bianco e nero di Dino Risi con Gassman.....solo che quello era il punto di partenza....

Non sò se è un male o un bene.

venerdì 31 luglio 2009

L'attesa

Ultimo giorno in città.

Il mitico 31 Luglio è arrivato, quest'anno di Venerdì.
Sabato 1 Agosto. Un mito, praticamente.
Da domani l'Italia è (quasi tutta) chiusa per ferie.

Ma il mondo industriale è in attesa, molte domande si accavallano.

Quanti riapriranno a settembre? Quanti torneranno e si troveranno senza un lavoro?
Le aziende (soprattutto le PMI) per la maggior parte, ad oggi, hanno tenuto duro, sfruttando ferie residue, manutenzioni straordinarie, CIG, e ogni trucco per tenersi stretti i collaboratori con tanti sforzi cresciuti e formati.

Ma il gioco non può durare all'infinito.
Molti settori sono stati in caduta libera nell'ultimo semestre. Poi una ripresa piccina piccina.
Ivolumi di un paio di anni fa sono lontanissimi.
E qui sta il problema.

Nella maggior parte dei casi le aziende stanno cercando di capire dove si stabilizzerà la produzione per avviare il processo di adeguamento della struttura ai nuovi volumi produttivi.
Sarà qualcosa di traumatico e doloroso. Con forti implicazioni sociali.
Ed è ciò che ci aspetta al rientro.

Senza contare tutte quelle aziende che hanno proprio finito i soldi e quindi non riusciranno a sopravvivere per asfissia finanziaria.

Questo post partecipa alla campagna "siccome non vado in ferie cerco di rovinarvi le vostre"

martedì 7 luglio 2009

Libertà di movimento

Chi mi legge sa che cito spesso detti e proverbi.

Le colpe dei padri ricadono sui figli.

L'attuale crisi economica, ne abbiamo parlato tante volte, richiede un forte intervento del pubblico nell'economia.
Siamo vicinissimi al disastro sociale che un innalzamento della disoccupazione senza prospettive potrebbe portare.

Quindi proprio in una fase come questa sono facilitate le formiche rispetto alle cicale: velocità di movimento, disponibilità economica sono di grande aiuto.

Ma noi abbiamo già sulle spalle un enorme debito pubblico (gli altri ci stanno raggiungendo con ampie falcate).
E come Atlante, schiacciati dal peso, ci muoviamo lentamente e speriamo di venircene fuori con qualche pannicello caldo o interventi spot a costo quasi zero.

Teniamolo presente quando ragioniamo sulla situazione. Qualcuno quel masso l'ha costruito.
E spesso abbiamo contribuito tutti, ognuno con la sua piccola fetta di interesse.

venerdì 3 luglio 2009

Defic...

... riempire a piacere: it, enti o quel che volete.

Non ci voleva certo un fine economista (come capita spesso basta semplicemente il buon senso) per capire che il deficit 2009 sarebbe esploso.
Ci si dimentica che alla fine le entrate derivano da IVA, accise varie e tasse dei dipendenti privati (per i pubblici è una partita di giro) e delle aziende.

Se le aziende non hanno lavoro: non pagano tasse loro, non le pagano i dipendenti in cassa integrazione, non le pagano i consulenti che non lavorano, e via così per tutta la catena dei subfornitori.
Inoltre non pagano le accise sulla benzina (il traffico si è molto ridotto), sui consumi energetici (gas, elettricità).
Le aziende commerciali vendono meno, meno IVA.

E intanto la spesa rimane uguale.

Resta la domanda: chi paga? Una risposta l'avevo già in mente tempo fa.

Ter monti /2

Il mitico decreto estivo (ai tempi della DC e del cinghialone si chiamavano balneari) contiene anche delle norme sui pagamenti della pubblica amministrazione.

In questo caso è semplicemente una presa in giro.

Parlare di pagamenti della PA escludendo la sanità è come se vi dessero da gestire un bar in una zona di grande passaggio escludendo i caffè.

Il grosso dello stock dei crediti accumulati dalla PA sono nella sanità.
Oltretutto hanno escluso il pregresso. Quindi parliamo di promesse.

L'ho capito e lo so benissimo che il pagamento immediato dei crediti farebbe schizzare ancora più su il deficit (lo Stato come detto più volte ha i bilanci fatti per cassa e non per competenza).
Ma stiamo uccidendo la gallina. Poi non avremo più uova.
Stiamo uccidendo un sacco di aziende che salteranno per mancanza di soldi dovuti ai ritardi nei pagamenti.

Ma è una battaglia di civiltà. e questo, ormai è consolidato, non è un paese civile.

giovedì 2 luglio 2009

Ter monti

Disclaimer: questo post sembrerà in alcuni passaggi un po' arrogante spero che chi mi legge sappia non sono così. Però mi capita di parlare con chi queste cose le va a negoziare, e di dire la mia. Lungi da me l'idea di essere il suggeritore, ma penso che la spiaggia sia formata da tutti i granelli di sabbia. Mi sa che sarà anche lungo.

Così alla fine una delle cose che io invoco da tempo è arrivata: la Tremonti ter.
Leggendo le notizie uscite (non ho letto il decreto, odio leggere le leggi, quello è lavoro da commercialisti e avvocati) pur sapendo che il percorso è lungo e ci saranno quasi certamente variazioni qualche idea me la sono fatta.

Intanto secondo me è in ritardo. Andava fatta al massimo alla fine del primo trimestre, per agganciare la mini ripresa che abbiamo avuto per la ricostituzione delle scorte di magazzino. Nei momenti di crisi i tempi sono importanti.
Capisco e condivido la scelta di stabilizzare, per prima cosa, il sistema finanziario, ma un segnale alle imprese andava dato prima.
Poi è un insieme di cose che io qui e in altre sedi ho più volte proposto: defiscalizzazione investimenti, defiscalizzazione utili lasciati in azienda.

Il difetto più grande che ha è che defiscalizza gli utili (ma questo non può essere diversamente, le tasse si pagano su quelli) in un momento nel quale i budget puntano a contenere le perdite.
Ma il metodo di calcolo (defiscalizzazione secca del 50% dell'investimento) è molto molto più favorevole del passato.
Quindi chi quest'anno sta andando bene (e ce ne sono) o meno peggio ha un fortissimo stimolo ad investire. Ed in questo credo assolva il suo scopo.

Investimenti agevolati: qui un po' di colpa me la sento. Parlando con alcune persone ad alto livello di Confindustria e spingendo per la Tremonti 3 mi disse "si ma loro dicono che poi costruiamo capannoni e compriamo le macchine" e la mia risposta fu "digli di escluderle" come poi è avvenuto.
Avendo espresso l'opinione in passato anche qui vorrei puntualizzare il mio pensiero.
Credo che l'esclusione di auto sia evidente. Evitiamo che l'imprenditore si comperi l'auto nuova (o magari intesti qualche auto personale all'azienda) detassandola. L'auto può attendere. Come ho scritto, personalmente ho preferito investire in impianti e macchinari e tenermi l'auto "vecchia" (se un'auto di 4 anni è "vecchia").

Un po' meno consenso si trova sul discorso capannoni. molti sostengono che comunque l'edilizia sia un settore importante.
Io ho una mia filosofia e sono abbastanza contrario, salvo una forte integrazione impianti/immobile necessaria in certi settori, agli investimenti immobiliari delle aziende.
Intanto ho visto troppe aziende saltare in aria per aver costruito faraonici uffici simbolo della potenza del proprietario.
E poi l'immobile è qualcosa che è legato alle necessità aziendali. Di crescita o riduzione.
Le aziende in forte crescita hanno una montagna di liquidità drenata dalla continua esigenza di ampliare gli spazi produttivi, mentre potrebbero secondo me investire maggiormente in impianti e prodotti e meno in immobili per migliorare i loro rendimenti.
In caso di riduzione (come avverrà in molte aziende nel prossimo periodo) ho bisogno meno spazio. Certo l'immobile lo posso affittare, se c'è richiesta, (ed oggi no ce n'è) ma il mio business è fare prodotti non affittare immobili.
So la contestazione, ma i soldi dell'affitto sono buttati e le banche amano gli immobili per il patrimonio.
La soluzione può essere che ho una società immobiliare mia che possiede e costruisce gli immobili per l'operativa (come fanno moltissimi) ma i due business sono divisi e concettualmente l'operativa la posso spostare anche in altri immobili più adeguati alle nuove esigenze.
E con rendimenti, nell'industriale, del 6% quando va bene vuol dire che in affitti ci metto 16 anni a ripagarlo. Dove e come sarà la vostra azienda tra 15 anni?
Tutto questo per dire che non ho mai visto, tranne rari casi, l'immobile come un importante cespite aziendale.
Lo so che le banche li amano, perché sono una garanzia interna dell'azienda. Ma anche lì vado controcorrente e dico che la banca mi deve finanziare per il mio business, non perché c'è l'immobile.

L'esclusione dei computer, che ha fatto ridere la rete (sono invece inclusi i toner) credo verrà recuperata così come, a mio parere, andrà incluso il software.
Anzi a dirla tutta io per il software alzerei addirittura l'agevolazione.
Vogliamo che le aziende facciano un salto in avanti tecnologicamente? "Costringiamole" oltre al fatto che forse sarebbe l'occasione per molti per mettersi a posto con le licenze (tra le PMI la pirateria è ancora abbastanza diffusa). Alla fine aiuteremmo la sopravvivenza delle software house in questo momento difficile (se davvero vogliamo favorire il terziario avanzato in Italia) e alzeremmo il livello tecnologico delle aziende.

Tempi di attuazione: per chi, come la nostra azienda, non ha interrotto il piano di investimenti anche nel momento di crisi è evidente che vedere centinaia di migliaia di euro già investiti nel 2009 fino ad oggi che non sarebbero agevolati fa un po' (solo un po' eh...) alterare.
Il vero grande rischio è che un mercato già quasi fermo si arresti del tutto in attesa della legge finale.
Invece allargare la deducibilità a tutti gli investimenti effettuati nel 2009 premierebbe i pochi coraggiosi che non hanno interrotto i programmi di investimento anche nei momenti più bui e non fermerebbe il mercato nel prossimo periodo, che sarà il peggiore.
Calcolati i tempi aziendali di decisione, i tempi di progetto e preparazione di certi impianti siamo già quasi al limite per investire nel 2009. Luglio è qui, due o tre incontri ed è andato. Settembre per ordinare, due o tre mesi per produrre e consegnare (a star bassi) e sei già a Dicembre.
Non dimentichiamo che la meccanica italiana è fortissima su macchine utensili "custom made" mentre megacorporation straniere sono più forti sulle macchine utensili "di serie".
Tempi stretti, inutile dirlo, favoriscono gli stranieri che magari hanno macchine già pronte a magazzino consegnabili quasi immediatamente.
Tenere d'occhio questo fattore non sarebbe male Signor Ministro.

Manca la detassazione degli utili lasciati in azienda. Il fatto che porterebbe, a mio parere, il maggiore beneficio al nostro sistema industriale dal lato finanziario.
Se vogliamo che le PMI aziende italiane escano dalla loro proverbiale sotto capitalizzazione.

Sempre sui cespiti (era ora) positiva l'idea di cambiare i coefficienti di ammortamento. Accelerando quello dei beni ad alta tecnologia.
L'esclusione dei PC dalla agevolazione sopra potrebbe nascere da qui. Se mi permettono di ammortizzarli più velocemente (tipo in due anni) il beneficio c'è già, e sarebbe permanente.

Altre cose del decreto.
Sembra incredibile che nel 2009 si debba fare una legge perché i vari archivi fiscali dello Stato si scambino i dati. Poi ci si lamenta dell'evasione!
Altro fattore positivo che si punti (finalmente) ai grandi elusori che attraverso società off shore paradisi fiscali, cessione di marchi in paradisi fiscali ecc di tasse ne pagano pochine.
Sapete quante parrucchiere ci vogliono per evadere le cifre che evadono certe aziende? ci sono aziende che spostano centinaia (migliaia?) di milioni di euro su società estere per sfruttamento del marchio (ne ho già parlato).

Un beneficio enorme per le aziende, in un momento di crisi di circolante come quello attuale, arriverà dai tempi massimi di valuta per assegni e bonifici.
Per intenderci gli assegni fuori piazza non era raro che avessero tempi di incasso di 10 giorni e passano a tre.
Sul massimo scoperto e i trucchi delle banche ci tornerò.

Lavoro
Ottimo il discorso dell'autoimprenditorialità, i soldi tanto vale darli per fare impresa piuttosto che per stare a casa.
Cassa integrazione. Tutte le volte mi fanno tenerezza. dicono che ci mettono 25 milioni.
Le aziende negli ultimi anni hanno versato 40 miliardi al fondo per la cassa integrazione (che l'INPS che mi pare le gestisca ha forse usato per pagare pensioni) e ci fanno un favore a darci 25 milioni? Mah.
Tutta la parte sugli "incentivi a chi non licenzia" ammetto le mie colpe non l'ho ancora capita.

Compensazione dei crediti fiscali. Qui rido perché è la classica cosa da suk: era 500, noi chiedevamo 1000, risultato: dai facciamo 750 e non se ne parla più.

Ottima la riduzione dei costi dell'energia ma mi sa che è destinato più ai soliti noti che alle PMI.

Per Alitalia. Si vergognino. Perché devo pagare tasse per rimborsare soldi a chi ha investito in una azienda decotta? E magari ci ha speculato.

Bravo, se sei arrivato si qui hai una bella resistenza!

lunedì 29 giugno 2009

Bicchiere mezzo pieno

A voler essere ottimisti a tutti i costi e vedere una goccia come bicchiere mezzo pieno questi sono i dati del Centro Studi Confindustria sulla produzione industriale.
Aumentata dello 0,3%.

Quel piccolissimo trattino verso l'alto che vedete nella zona azzurra (il secondo ed ultimo, non il primo).

venerdì 27 marzo 2009

Tattica e strategia

Troppo spesso ci si dimentica che nel guidare una azienda (ma spesso anche nella vita) ciò che accade oggi è dovuto alle scelte di ieri.

Nel breve e brevissimo termine posso cercare di tamponare le falle. Ma non cambiare tutto.

Il breve termine va bene per i megamanager legati al bonus dell'anno e del trimestre, ma i successivi risultati di lungo termine sono venuti fuori in modo evidente negli ultimi tempi.

Parliamo di un big business USA che va ripensato: l'auto.
Voi prendete una qualsiasi persona di buon senso: se gli aveste chiesto qualche anno fa verso che direzione sarebbe andato il mercato vi avrebbe risposto: SUV che sembrano camion?
Non credo.
Eppure gente che guadagna decine di milioni di dollari all'anno, che spende in ricerche di mercato e marketing miliardi di dollari all'anno si trova oggi spiazzata e disorientata come se tutto questo fosse una cosa improvvisa.
E pretende che altri paghino i loro errori usando i loro collaboratori come ostaggi.

Gli anni passano velocemente. Una delle cose che ricordo e mi hanno segnato su questo tema fu un convegno dei Giovani Imprenditori di Santa Margherita 1988 nel quale Antonio D'Amato (che ha sempre avuto difetti ma anche una grande testa) avvisava dell'urgenza nel ripensare mercato e struttura delle aziende (e della PA) in ottica di mercato unico europeo (1992: L'Italia e la sfida internazionale). Tutti minimizzavano, mancano anni.

Eppure ci furono moltissimi che arrivarono impreparati al fatto che il "mercato interno" era l'intera Europa. E nel 1992 ci fu il quasi default, lo shock con Amato e l'avvio di "mani pulite".

Ma trasformare le aziende è un processo lento, costoso e faticoso e ci vogliono, appunto, anni.

Oggi moltissimi cercano di dibattersi nella crisi correndo a cercare nuovi mercati, diversificando, migliorando la qualità. Ottimo.
Ma se va bene i benefici li avranno tra un anno, magari due o tre. Nella speranza di essere nel contempo sopravvissuti (come azienda).

Nella crisi di oggi c'è chi cresce. Pochi certo.

Fortunati?

Anche.

Ma forse è gente che da qualche anno si dice che il mondo non può crescere di finanza, di immobiliare, di debiti, vendendo in USA Francia, Russia e Germania.
E si è comportato di conseguenza.

Certo per fare questo ci vuole lungimiranza, visione, capacità di motivare le persone, coraggio, volontà di assumersi il rischio e di di sbagliare, ottimismo.
Ma se non li avete perché fate i manager o gli imprenditori?

mercoledì 25 marzo 2009

A favore di chi

Prendo spunto da un commento al precedente post.
Forse l'ho già detto ma mi ripeto (visto il periodo).

La cassa integrazione NON è un aiuto di Stato.
Le aziende industriali versano un contributo mensile in percentuale sulle retribuzioni per la cassa integrazione all'INPS.
E la gestione di questi soldi storicamente è in attivo!
E' un fondo di solidarietà che non mi è mai spiaciuto versare e che spero di non utilizzare mai.

Se poi in questo periodo ci si riprende un po' dei soldi versati (come sistema) non mi pare scandaloso.

E occhio che la cassa integrazione è un aiuto per i dipendenti, non per l'azienda, che paga una quota avendo persone che non lavorano.

Se preferite l'alternativa USA dove si licenzia ditelo pure.

E ci sarà anche qualcuno che ne approfitta, ma quando in molti settori i cali di lavoro sono del 30/50% altro che approfittarne, è un ammortizzatore sociale appunto.

L'altro giorno la Marcegaglia ha fatto un discorso che mi è piaciuto molto: la cassa integrazione ci serve per non disperdere capacità costruite faticosamente negli anni.
E anche i sindacati (soprattutto a livello locale) lo hanno per fortuna capito che in una situazione come questa l'alternativa sono chiusura o licenziamento.

giovedì 19 marzo 2009

Statisticamente si

Leggendo i giornali: primi segni di ripresa.

Certo, in certi settori si è andati giù del 50%, si risale del 3% e statisticamente si risale.
Ma per tornare dove si era prima tocca fare + 100%.
Un successo, invece della cassa a zero ore si lavora un giorno la settimana.

Certo, meglio di niente e segnali positivi ma prima di far squillare le trombe...

NB lo so che semplifico e i dati vanno analizzati, ma uso le loro stesse iperboli.

mercoledì 18 marzo 2009

Siamo dei mentecatti

Altro che soldi veri.

Leggere che la Sace garantirà i crediti verso la pubblica amministrazione mi fa rizzare il pelo.
Cos'è, adesso una partecipata dello Stato fa business (perché sicuramente si pagherà) garantendo i debiti dello Stato?
Ma uno Stato serio li paga i debiti, non li garantisce!

E forse sono io che non capisco (o forse capisco fin troppo bene) ma istituire un "fondo di garanzia" non significa tirar fuori i soldi, ma accantonarli.
Solo sulle insolvenze i soldi diventeranno vere spese. E se si usano i Confidi le insolvenze sono sempre a livelli molto bassi.
Oltretutto sui Confidi restano i problemi di inquadramento dei fondi nei patrimoni o fuori (cose tecniche che sarebbe lungo spiegare)

E per l'unica cosa che sarebbe stata veramente interessante ed utile (insieme ad una nuova Tremonti, che tramonta avendola chiesta Bersani) cioè la detassazione degli utili lasciati in azienda buio totale.
Cari Presidenti (Morandini & Marcegaglia) abbiamo portato a casa qualcosa, ma del tutto insufficiente.

giovedì 19 febbraio 2009

Il corvo

Appena si dice qualcosa di sgradito istantaneamente la politica comincia a usare paroline gentili.
Peccato.
Peccato che i fatti sono lì a dimostrare che il Centro Studi Confindustria da anni è molto più affidabile (insieme a quello di Bankitalia) delle previsioni dei governi di qualsiasi colore essi siano.

E se il Centro Studi Confindustria dice -2,5% e il Governo meno crisi sarei ben felice avesse ragione il Governo nella persona del Ministro Scajola da sempre particolarmente attento al mondo del lavoro.
A volte certe storie sono difficili da dimenticare e annebbiano la visione delle cose.

martedì 17 febbraio 2009

Protezionismo

La crisi sta colpendo duro in giro per il mondo.
Non tanto i cittadini, che quasi sempre sono poveri e non avevano certo i soldi alla Lehman Bros. Quanto i governi.

E allora molti per cercare di difendersi stanno avviando misure di protezionismo.
Niente di eclatante, il WTO e gli altri governi non lo permetterebbero.

Negli ultimi giorni stiamo ricevendo moltissime richieste dai clienti riguardanti nuove marchiature della merce richieste da governi e dogane.
Un modo molto diffuso per cercare di rallentare le importazioni.

Inviare materiale in Asia o in America richiede tempi abbastanza lunghi, e se avete dei container in giro per il mondo e scoprite che da ieri la vostra merce per essere sdoganata ha bisogno di una nuova marchiatura (che non ha) magari non con una semplice etichetta la notizia non è molto bella.
Allo stesso modo il fatto che ognuno voglia marchiature, documenti, certificazioni e altre cose diverse significa doversi attrezzare. Ad esempio non potete spedire la merce standard da magazzino (se non aprendo e etichettando) e dovete diventare molto più flessibili nella produzione.

Insomma nei fatti sta avanzando un protezionismo strisciante come sempre accade in periodi di crisi.

Inutile dire che non vale per il nostro paese dove accogliamo tutti a braccia aperte.

venerdì 13 febbraio 2009

Benvenuto nel mondo reale

Berlusconi: «La crisi ci preoccupa» - Corriere della Sera.
Benvenuto a bordo, Presidente.

Per una volta mi fa addirittura essere d'accordo con Veltroni!
Certo quando dice "era ora".

Non certo quando dice "Serve una mobilitazione di tutte forte sociali: sarebbe bello se l’Italia intera si fermasse per dire al governo svegliati"
Chi si accorge se un cassintegrato è in sciopero?
E già c'è poco lavoro, se si fermano quelli che hanno qualcosa da fare il danno è doppio.
Ma certi tic son duri a morire. Quello dello sciopero generale come lotta politica è uno di questi.

mercoledì 11 febbraio 2009

Matematica

So che i nostri politici non sono molto bravi in matematica.
E io non sono un economista.

Ma quando sento che il pil scenderà del 2,5%, che la produzione industriale è in calo e che il settore auto è sceso del 48% mi chiedo se ci si rende conto della direzione presa.

Secondo i dati Istat la spesa dell'amministrazione pubblica è circa il 25% del PIL. E quella è certo incomprimibile (anzi, di solito cresce di suo).
Quindi il calo del 2,5% per chi opera nel mercato è già oltre il 3%.
In pratica stiamo tenendo fermi i costi fissi e diminuendo i ricavi, che portano le tasse.
Quindi ci troveremo con maggiori spese e minori ricavi e utili.

Di solito le aziende che vanno in questa direzione falliscono.

venerdì 6 febbraio 2009

Crisi 3

I biglietti di Springsteen non sono andati esauriti in una giornata.

Ma qui probabilmente conta anche un album non brillantissimo (eufemismo)