venerdì 27 marzo 2009

Tattica e strategia

Troppo spesso ci si dimentica che nel guidare una azienda (ma spesso anche nella vita) ciò che accade oggi è dovuto alle scelte di ieri.

Nel breve e brevissimo termine posso cercare di tamponare le falle. Ma non cambiare tutto.

Il breve termine va bene per i megamanager legati al bonus dell'anno e del trimestre, ma i successivi risultati di lungo termine sono venuti fuori in modo evidente negli ultimi tempi.

Parliamo di un big business USA che va ripensato: l'auto.
Voi prendete una qualsiasi persona di buon senso: se gli aveste chiesto qualche anno fa verso che direzione sarebbe andato il mercato vi avrebbe risposto: SUV che sembrano camion?
Non credo.
Eppure gente che guadagna decine di milioni di dollari all'anno, che spende in ricerche di mercato e marketing miliardi di dollari all'anno si trova oggi spiazzata e disorientata come se tutto questo fosse una cosa improvvisa.
E pretende che altri paghino i loro errori usando i loro collaboratori come ostaggi.

Gli anni passano velocemente. Una delle cose che ricordo e mi hanno segnato su questo tema fu un convegno dei Giovani Imprenditori di Santa Margherita 1988 nel quale Antonio D'Amato (che ha sempre avuto difetti ma anche una grande testa) avvisava dell'urgenza nel ripensare mercato e struttura delle aziende (e della PA) in ottica di mercato unico europeo (1992: L'Italia e la sfida internazionale). Tutti minimizzavano, mancano anni.

Eppure ci furono moltissimi che arrivarono impreparati al fatto che il "mercato interno" era l'intera Europa. E nel 1992 ci fu il quasi default, lo shock con Amato e l'avvio di "mani pulite".

Ma trasformare le aziende è un processo lento, costoso e faticoso e ci vogliono, appunto, anni.

Oggi moltissimi cercano di dibattersi nella crisi correndo a cercare nuovi mercati, diversificando, migliorando la qualità. Ottimo.
Ma se va bene i benefici li avranno tra un anno, magari due o tre. Nella speranza di essere nel contempo sopravvissuti (come azienda).

Nella crisi di oggi c'è chi cresce. Pochi certo.

Fortunati?

Anche.

Ma forse è gente che da qualche anno si dice che il mondo non può crescere di finanza, di immobiliare, di debiti, vendendo in USA Francia, Russia e Germania.
E si è comportato di conseguenza.

Certo per fare questo ci vuole lungimiranza, visione, capacità di motivare le persone, coraggio, volontà di assumersi il rischio e di di sbagliare, ottimismo.
Ma se non li avete perché fate i manager o gli imprenditori?

9 commenti:

riflessioni di un commercialista ha detto...

ci racconti, ovviamente per quanto possibile, la tua tattica e la tua strategia? cosa hai fatto e cosa stai facendo per adeguare l'impresa? in sostanza come stai reagendo?

credo che interesserebbe a molti.

Jakala ha detto...

Ma se non li avete perché fate i manager o gli imprenditori?

Per due motivi principalmente:

1 Perchè qualcuno li ha scelti per quel posto, per motivi più vari: amici di amici, segnalazioni di gente a cui devi dei favori, lobby di consulenza, favori sessuali

2 Perché li si guadagna di più che a fare l'impiegato

Almeno questi sono i motivi per cui ho visto promuovere gente inadatta al ruolo.
E anche vero che ci sono persone brave in un campo, tecnico o commerciale, che promossi al ruolo di manager toppano alla grande.

L'imprenditore ha detto...

@doc
vedo se farci un post devo trovare l'equilibrio tra il dire e il non dire.

@Jakala
LOL
Anche a me è venuto in mente "perché siete figli/parenti di" ma sapevo sarebbe arrivato nei commenti.

Per la seconda vedi la legge di Peters ;-)
Fare il gestore significa fare bene il tuo lavoro, fare il manager farlo fare agli altri ;-)

effesessantasei ha detto...

Si sente dire che la crisi cambierà questo modo di fare azienda, tutto basato sul breve termine, il trimestre.
Eppure finora non ho trovato traccia di tutto ciò. Paradossalmente, dico che si cerca di uscire dalla crisi in fretta, rischiando così di ritrovarci con altri problemi fra un pò.
Il piano di tagli annunciato a dicembre oggi non va più bene. Si deve ampliarlo, i tagli devono essere raddoppiati. E quelli che hanno fatto l' analisi a dicembre oggi dove sono?
I messaggi dei CEO si chiudono sempre con una frase di rito d'incoraggiamento, che la crisi è temporanea. Tuttavia chiudono impianti dappertutto, e migliaia di persone restano senza lavoro. Quelle risorse che fino al trimestre precedente costituivano i pilastri fondamentali..
Allora, se credi che sia solo temporanea, perchè caro CEO tagli così tanto? Perchè eri sovradimensionato prima? O stai pensando che piccolo è bello?

Commentare e re-agire sulla base del valore dell' ebitda o del pil del quarto trimestre 2008, quando siamo a fine marzo 2009, che senso ha? Quando tutto cambia così rapidamente?
Ha senso solo fin quando ci occupiamo del breve.
Ma la scelta di operare solo nel breve, è solo del manager e del suo bonus? O è anche quella di chi, piccolo o grande che sia, compra oggi le azioni ma non pensando di tenerle per 5 anni, o 3.. ma solo per alcuni mesi al massimo?

Anonimo ha detto...

A quello che ha scritto Jakala aggiungerei che:

1) Gli incapaci che occupano posti di responsabilità si circondano di incapaci.
Altrimenti si scopre quanto sono inutili e i danni che fanno

2) Quelli bravi ( che lo dimostrato da anni ) e che fanno la differenza sono senza sponsor vengono emarginati per il motivo al punto 1

Fortunatamente gli incapaci non possono eliminare fisicamente quelli bravi ( vorrebbero ).
Succede nelle aziende, nelle associazioni ( i peggiori ) e pubbliche amministrazioni.

pollodimare ha detto...

Aggiungerei, da piccolissimo imprenditore, che una delle cose più difficili è mantenere "focalizzata" l'impresa. Vi è una continua spinta ad ampliare il campo delle cose da fare, lo chiedono i collaboratori (quelli bravi in primis perchè ci vedono delle opportunità di crescita), ma anche i fornitori, lo si vede fare ai concorrenti ed è difficile resistere. Poche cose ma fatte bene, non siamo tuttologi: ma com'è difficile...

Jakala ha detto...

Fortunatamente gli incapaci non possono eliminare fisicamente quelli bravi ( vorrebbero ).
Succede nelle aziende, nelle associazioni e pubbliche amministrazioni.


In un'azienda che bene o male va bene, perché vive in nicchie particolari o ci sono pochi concorrenti avere un manager "bravo" è indiferrente, tanto il fatturato arriva comunque...perciò è preferito una persona che è più in linea con le "linee dogmatiche" dell'azienda.
In momenti di crisi invece contano le competente e la capacità di andare oltre i normali schemi.

La Fiat ne è un esempio, Marchionne venendo da fuori ha portato aria nuova nei manager, eliminando tutti (o quasi) i raccomandati che si annidavano dentro.

Emanuele ha detto...

Ben detto! Oh, finalmente un pò di senso, non tanto nell'inopinabile descrizione che fai della crisi (è una vita che si parladi crisi, da vent'anni ormai). Indefettibile la diagnosi sull'imprenditorialità. Ora che c'è la cortina di tornasole esterna della crisi poi, non si vede altro che il tan tan sugli aiuti pubblici. Sia chiaro, so bene che quando tutti gli stati percorrono la leva dell'incentivo, sarebbe improvvido non evidenziare storture sull'asimmetria delle regole e quindi che lo Stato sia anche qui. Ma quello che è inacettabile ravviene alla strumetalizzazione della crisi per mantenere l'obsoleto in piedi e la poca imprenditorialità che lo sorregge. Ormai sono passati quindici anni da quando il treno è partito e l'Italia ha deciso di conservare, tutto, bambino e acqua sporca. Nel 2005, dopo il fuoco di paglia delle liberalizzazioni mancate (non le privatizzazioni che è altra cosa), dopo una ricerca universitaria sulla competitività e le determninati arrivai alla soluzione che non c'è tecnologia per il nostro Paese che possa riconfigurare il sistema economico.
http://newsgathering.blogspot.com/2005/09/tecnofili-o-tecnofobi.html

Anonimo ha detto...

riducendo le spese non si riduce la crisi, la si aumenta, riduciamo il superfluo le spese inutili, ma c’è gente che vive sul superfluo e se tagliamo queste spese molti altri si ritroveranno senza lavoro, la nostra società è basata sul consumismo se viene a mancare è destinata a collassare sempre più velocemente e dalla crisi non ne usciremo più.

Molte aziende tagliano i costi ok, ridurre va bene ma c’è un limite,molti direttori amministrativi presi dal panico riducono all'eccesso mettendo in crisi fornitori e senza rendersi conto del danno che stanno provocando alla comunità, questa non è bravura ma pura incoscienza, sicuramente loro stessi dovrebbero togliersi per primi dalle spese se hanno questo atteggiamento dannoso.

E' il momento invece di premiare gli investimenti in nuove tecnologie, il risparmio energetico, incentivare il telelavoro magari pagando un pò meno il dipendente ma dandogli tutti i benefici del poter rimanere accanto alla famiglia, ridurre il traffico, l’inquinamento e concedergli più tempo libero per spingere i consumi locali.