mercoledì 28 marzo 2007

Piero Pozzoli - Scritti


Sono andato a prendermi il libro, credo introvabile purtroppo (pubblicato nel 1998 dalla Associazione di La Spezia) con un pò di suoi scritti.
Tanto per capire, chi sa qualcosa della storia recente legga queste cose e le leghi all'anno in cui sono state dette. E pensate che sono state dette da uno di Confindustria, ai massimi livelli, Presidente tale Agnelli Giovanni.

Per le riforme su Industria domani - 1973
Anche le critiche più accese che mettono in discussione la buona fede dei grandi imprenditori privati italiani, che hanno spesso sommato rendite di posizione e profitti [...] hanno qualche giustificazione.

Comitato nazionale Giovani Imprenditori 1975
Sulla partecipazione in azienda e la democrazia industriale
Studiare nuove formule di gestione del personale alternative a quelle in atto che hanno portato a risultati tanto negativi da far parlare di "conflittualità patologica": la partecipazione è sicuramente una di queste vie, non certo l'unica, ma tra quelle su cui maggiormente puntare alla ricerca di un nuovo e più produttivo assetto dei rapporti interni.

Si è allargata, talvolta anche al campo privato , la prassi "privatizzare i profitti e socializzare le perdite" come la definiva Ernesto Rossi.


Santa Margherita 1975 si intitola " Partecipazioni statali : efficienza e controllo democratico"

Intervistato da Walter Tobagi (poi vittima BR) nel 1975
Una visione ideologica nuova , per cui l'azienda non viene vista come un'entità fine a se stessa, ma come un fattore sociale, un momento di apertura alla società.

Relazione al comitato Nazionale dei Giovani Imprenditori - Aprile 1976
Pozzoli è il Presidente
Il "Progetto di formazione per i responsabili dei Gruppi giovani" partiva dal riconoscimento della quasi totale assenza della "cultura industriale" nel dibattito ideologico e politico italiano. Tale assenza è da ricondurre non solo all'estraneità del pensiero cattolico e di quello marxista ai valori della società liberale ma anche alla visione chiusa con cui gli imprenditori hanno vissuto nelle loro aziende, senza mai avviare un rapporto di interazione con le strutture sociali e politiche esterne.
Il ritrovato dibattito sulla «centralità» dell'impresa e il contestuale riconoscimento che essa non rappresenta un mero istituto economico, ma un organismo sociale a cui altre forze sociali sono interessate, comporta il rafforzamento dell'associazionismo imprenditoriale e della sua capacità di rappresentare all'esterno i valori e la cultura dell'impresa ed all'interno la reale volontà e presenza di tutti gli imprenditori.
Formare le nuove leve imprenditoriali ha quindi, per noi, un duplice significato. Innanzitutto si tratta di moltiplicare il numero di quegli industriali- imprenditori con mentalità aperta all'innovazione, capaci di conduzione collegiale, interessati ai problemi dello sviluppo, coscienti di svolgere un ruolo sociale prezioso ma non gerarchico, aperti al dialogo ed al confronto con le altre componenti sociali, che danno alla nostra categoria i propri valori. In secondo luogo. ma altrettanto importante, abbiamo l'obiettivo di fornire al maggior numero di associati gli strumenti per partecipare attivamente alle scelte dell'organizzazione, insieme alla capacità di capire, affrontare e risolvere i problemi.

Conto di pubblicare altre cose.
Capito perché lo considero un maestro spirituale?

1 commento:

Federico Fioretto ha detto...

Veramente un maestro; per me, giovane imprenditore idealista e un po' deluso, fu un amico e per un po' un mentore, anche se allora non capivo molte delle sue posizioni.
Ma era lui ad avere ragione; dopo Olivetti avremmo avuto un altro grande!
Scomparve troppo presto, troppo tradito e troppo amareggiato.
Ancora lascia un vuoto nel mio cuore e ogni suo ricordo è il benvenuto