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venerdì 23 marzo 2012

La vittoria di Porro

Ieri la Giunta di Confindustria ha indicato Giorgio Squinzi come nuovo Presidente.

Squinzi è stato eletto con molti meno voti di quanto si attendeva e di quanto la stampa velinava.

Ci sono due problemi principali:
  1. non ha raggiunto (sia pure di un voto) la maggioranza della Giunta
  2. in giunta si vota per testa, non vengono pesati. Sia pure a voto segreto è abbastanza risaputo che Squinzi è passato con molti voti del sud. In assemblea i voti si "pesano" e in caso di scontro duro duro (al quale non credo) ci potrebbero essere delle sorprese. Visto che alcune aree che hanno appoggiato Bombassei sono molto più "pesanti"
Certamente nel prossimo periodo si cercherà un accordo, le squadre sono già all'opera.
Poi spero Confindustria saprà rigenerarsi e marciare compatta dietro al Presidente, come è sempre successo.

Io mi immaginavo una cosa di questo genere, è il grande difetto dell'attuale Presidente quello di non fare squadra e non costruire la successione.

E visto chi ha fatto la campagna elettorale e si era reso garante dei numeri in Giunta, chi sa un po' di cose Confindustriali capisce che quello nel titolo non è un errore di battitura ma una battuta.

mercoledì 19 ottobre 2011

Backoffice

Si è fatta molta polemica su Confindustria e i suoi costi, ultimamente. E l'uscita di Fiat ha permesso ai giornali prima cauti di liberare gli editorialisti. Due o tre in cerca di notorietà si sono accodati.

Oggi la Marcegaglia risponde al Corriere, io che non sono mai stato tenero con lei e la struttura vorrei però fare qualche considerazione.

Intanto il costo totale è vero che è probabilmente intorno ai 500 milioni, ma di tutto il sistema, fatto di 265 associazioni, che hanno quindi una media di meno di 2 milioni l'una. Mentre molti sembrano addebitarlo al "palazzo romano".
E se dividiamo sugli associati (circa 148.000) il costo per associato è di 3.300 euro circa. Meno di un mese di stipendio di una persona appena qualificata.

Detto questo la verità è che l'ideale di Confindustria è che non si veda e non si senta.
E' una lobby, e una lobby interviene a difendere gli interessi degli associati dove può, prima che escano le leggi, facendone approvare altre, insomma, facendo il suo lavoro in silenzio.

Il secondo grande tema, che fa mantenere un grande numero di associati, sono i servizi.
Locali e di settore.
Ad esempio, sui PGT dei comuni, un conto è che un singolo si muova e cerchi di portare le sue rimostranze, un conto è che l'organizzazione faccia un quadro generale delle richieste dell'industria e vada in Comune a cercare di farle approvare.
Allo stesso tempo per un piccolo imprenditore di una città medio grande non è facile avere accesso agli amministratori e ai responsabili di settore, tra questi e i funzionari dell'associazione c'è un rapporto quasi quotidiano.
Per non parlare poi delle consulenze su temi come sicurezza o ambiente dove la conoscenza delle abitudini e orientamenti delle ASL locali (sembra strano ma a parità di legge ognuno la interpreta a modo suo) è importantissimo per i piccoli. Poi i notiziari su fisco, sindacale, scadenziari ecc.
Per una piccola azienda acquistare queste consulenze sul mercato costerebbe probabilmente di più della quota associativa.

Per non parlare poi delle categorie, che offrono consulenza per orientarsi nelle regole tecniche europee e magari in altri paesi (anche qui facendo lobby al momento dei draft) e spesso organizza(va)no fiere e programmi promozionali con l'ICE.

Tutta roba che certo non serve a Fiat, e che a volte nelle medie aziende neppure chi è al vertice vede. Ma che sono spesso di grande aiuto nel quotidiano delle nostre aziende.

Un po' di cose fatte (cito per esempio la moratoria) le ha ricordate nella sua lettera Marcegaglia e moltissime ne vengono fatte senza che quasi nessuno se ne accorga.

Certo poi di lavoro da fare per ottimizzare, snellire, migliorare ecc ce n'è da fare molto, e mi batto per quello, ma anche in azienda da me, come in qualsiasi organizzazione.
Resta il contrasto privati-pubblici.
Molte cose non vengono fatte in modo adeguato, molte associazioni non funzionano.
Molti sono lì per poltrone e non per lavorare per il sistema.
Ma se così in tanti restano dentro, mentre altre organizzazioni perdono pezzi continuamente, un po' di utilità l'avrà.

E, se permettete, sul tema della legalità, al sud, si è fatto moltissimo.
E in tema di rinnovamento molti non lo conoscono ma segnalo questo. A quanto ne so molti sono stati poi assunti.

martedì 4 ottobre 2011

Attila

E così il gran giorno è arrivato, quello che molte PMI hanno sempre sperato si è avverato.
Fiat è fuori da Confindustria.


Devo dire che se avessi l'abitudine a scommettere avrei fatto i soldi su un Confindustria in cattive condizioni e divisa alla fine dell'attuale presidenza.

Emma Marcegaglia è brava ed intelligente ma a mio parere unfit (per citare l'Economist) per il ruolo.

Il suo maggiore, grandissimo, difetto è l'assoluta incapacità di fare squadra. Non a caso se ci fate caso la comunicazione di Confindustria è affidata a lei.
In un momento come questo ci si aspetterebbe una azione corale da parte dei vice-presidenti che appoggino il documento preparato la scorsa settimana, ognuno per le sue deleghe, per spiegare e approfondire. Avete visto qualcosa?
No. La signora detesta non essere lei al centro della ribalta.
E per quello che è la mia esperienza non si fida molto delle persone che ha attorno e cercano di consigliarla.

In compenso poi si affida a personaggi come Arpisella, che da sempre fa il "lavoro sporco" e che in qualche caso ha comportato anche qualche problema.
Il personaggio è molto ingombrante dai metodi non sempre ortodossi.

E poi non c'è  solo Fiat, pare Marcegaglia abbia rotto con un furioso litigio qualsiasi rapporto con Tremonti.

Recentemente Confindustria ha perso importanti dirigenti storici, le voci dicono per dissidi. E altre persone di valore se ne sono andate.
Diversi vice-presidente sono, per usare un eufemismo, defilati e le commissioni interne non lavorano (salvo pochi casi).


Il direttore Galli è certamente un ottimo economista ma l'impressione è che non sia esattamente l'ideale per guidare la struttura. Kraus ne fa le veci ma avere due galli (!) nello stesso pollaio non aiuta.

La scelta di Riotta e la relativa strategia sono state disastrose per la principale partecipata: il Sole 24 Ore che è importantissimo con i suoi dividendi per l'equilibrio economico.

Il direttivo è cresciuto a dismisura diventando quasi una giunta e notoriamente se un organismo è di 70/80 persone diventa consultivo e non certo l'organo decisionale.
Non si capisce chi decide e i malumori interni viaggiano nei corridoi.

Certo, sono stati migliorati i costi e sono stati introdotti parecchi giovani (finalmente) a buon potenziale. Ma i metodi di lavoro sono ancora un po' poco incentrati sulla produttività e l'informatica.

Adesso abbiamo davanti la sfida finale, quella che risolverà per sempre l'annoso problema serve più Fiat a Confindustria o Confindustria a Fiat?
Cosa succederà in Federmeccanica dove abbiamo sempre dovuto sperare che il contratto si rinnovasse in periodi di crisi del settore auto, se no calavamo le braghe su tutto senza problemi per evitare scioperi?

Molte associazioni Territoriali dove Fiat era molto importante (anche economicamente, come contributi) avrano finalmente il coraggio, con l'acqua alla gola, di fondersi?
A livello nazionale l'1% di contributi cambierà poco o nulla economicamente.

Quale sarà il peso politico di una Confindustria che parlerà per le aziende italiane, ma non per la principale azienda privata. Manterrà la sua credibilità?
E tra Fiat e Confindustria si scatenerà una guerra globale o una pace negoziata?
Le territoriali quando si troveranno a discutere con le autorità locali di problemi di industria se la Fiat è presente e importante la boicotteranno o saranno neutrali?

Fiat continuerà a influenzare Confindustria anche attraverso i sub-fornitori come ha sempre fatto?

L'uscita di Fiat aprirà definitivamente lo spazio alle partecipazioni statali (che per me non dovrebbero neppure essere associate) che già da tempo si muovevano per piazzare loro persone in punti chiave (vedi Meomartini a Milano)?

Tutte cose da verificare. Abbiamo davanti un periodo difficile.
Sta a noi avviare la distruzione creativa e non subire la distruzione.

mercoledì 21 settembre 2011

Poteri fortissimi

Confindustria è un sistema complesso, oltretutto formato da primedonne abituate a fare e disfare a casa propria (imprenditori e capi azienda) con caratteri, nella maggior parte dei casi, a partire dal sottoscritto, non esattamente accomodanti.
(spoiler, se conoscete bene la struttura saltate alle ultime righe al [landing point])

A questo va unita la complessità della rappresentanza basata su due direttrici: territorio e settore.
Una azienda di mobili della Brianza è quindi tipicamente associata a Monza e a Federlegno.
Al territorio spetta occuparsi dei problemi locali con Comuni e Provincie (che so, PGT, strade, ecc)  a quella di settore dei problemi del settore in ambito nazionale e internazionale (normative, andamento del settore, leggi che lo riguardano).
Esistono poi altri due livelli che si rapportano con i livelli istituzionali: Regionale (al quale sono associate le territoriali) e Nazionale (al quale sono associate territoriali e settoriali) che è il più conosciuto.
Quindi ai livelli elevati sono rappresentate le varie associazioni e non direttamente le aziende, anche se poi ci vanno i rappresentanti delle aziende, normalmente quelle più rappresentative.

Vi siete persi? Certo. Lo so, è complesso.
Se poi aggiungiamo che in ogni territoriale esistono comitati (o delegati) per la PMI e Giovani Imprenditori che a loro volta hanno tutti i livelli e che sono poi rappresentati a tutti i livelli vi complicherò ancora più l'idea.

In quel cesso di sito che ci ritroviamo qui trovate un po' di numeri e qui potete sorridere su quanto possiamo diventare lobbisti particolareggiati; sinceramente certe categorie tipo "Associazione delle Organizzazioni di Ingegneria e Consulenza Tecnico Economica" mi erano sconosciute.

A questo unite il fatto che sono rappresentate da aziende piccolissime a multinazionali (anche straniere se hanno strutture in Italia) e che ultimamente (anche se molti, come il sottoscritto, non sono d'accordo) sono entrate molte aziende pubbliche tipo FS, Poste e anche alcune banche.

Ci sono poi interessi contrastanti secondo voi la associazione dei produttori e distributori "Associazione Nazionale Industriali Gas" ha gli stessi interessi dei consumatori della "Federazione Imprese Siderurgiche Italiane"?
E gli interessi del 90% delle PMI contrastano fortemente e spessissimo con quelli delle grandi aziende.

Vista la complessità e gli enormi interessi qui rappresentati come potete immaginare quale fatica e quale lavoro di mediazione ci sia dietro alla gestione di un baraccone del genere.
E perché a volte su certi passaggi le posizioni siano quantomeno "sfumate".

Tra l'altro, come ulteriore fattore, è una lobby che per mandato è filo-governativa e a-partitica (politica la facciamo tutti, ogni giorno). Dovendo cercare di intervenire sulle leggi mentre sono ancora in commissione deve avere un rapporto con tutti e un filo diretto con chi è al governo.
E' poi in "concorrenza" nella rappresentatività con Rete Imprese Italia (quando ancora c'era qualcosa da spartire) e le controparti sindacali


Tutta questa menata per fare capire che la signora Marcegaglia, seduta sulla prestigiosa ma scomoda poltrona ha una giacchetta antistrappo tirata da mille parti.
Le persone sedute ai vertici oltretutto sono, nella maggior parte, dotate di lobby autonoma e in grado di parlare direttamente con chiunque. Marchionne, Scaroni, Tronchetti, Confalonieri non hanno certo bisogno di Confindustria per parlare con Berlusconi.

Ed ecco perché c'è l'accusa, vera, che troppo spesso Confindustria è attenta agli interessi di bottega e quindi molto filo-governativa.
Oltretutto, grazie ad un efficiente e capace ufficio studi, è molto ascoltata anche a livello internazionale (il Presidente incontra in modo regolare i maggiori leader) e quindi le parole vanno dosate.

Ho, capito (se siete arrivati qui), non vengo al dunque.
Volevo spiegare, a chi non la conoscesse, la struttura e le sue problematiche. E poi arrivare al dunque.

[landing point]

Perché oggi improvvisamente da mediatrice Confindustria è passata all'attacco?
Perché anche i grandi, i cosiddetti poteri forti, si sono rotti le scatole.
Perché ormai anche loro sanno che di soldi da distribuire non ce ne sono più.
Perché tutti hanno capito che qui rischia di saltare il banco, non i singoli giocatori.

Perché anche i grandi sono oggi disposti a rinunciare alle prebende di un tempo in cambio di serie riforme e una modernizzazione dello Stato unita a una revisione del sistema fiscale che favorisca anche i dipendenti/consumatori oltre alle aziende.

E questa, vista da dentro, vi garantisco che è la vera notizia e un cambiamento epocale.

mercoledì 1 giugno 2011

Lobby

A volte le lobby servono, un paio di risultati Confindustria in questi giorni li ha ottenuti:
Il Sistri, prima attraverso la sperimentazione (che ha dimostrato che non funzionava) e poi con le pressioni per il rinvio

lo ius variandi che è in gran parte rientrato.

Molto spesso queste cose vengono dimenticate o passano sotto silenzio.
E quindi può essere utile ricordarlo.

lunedì 23 maggio 2011

Giusto mezzo, modo sbagliato

Uno come me si lamenta sempre poi dice: fico, una territoriale di Confindustria che ha imparato a usare i social media.

poi segue il link
#fail

Non cambieremo proprio mai, e in Confindustria non capiranno mai la differenza tra internet e intranet.

Non ha caso il 90% di quello che trovate in home page del sito Confindustria richiede una password per essere letto.

Re-edit. Chi di fail colpisce di fail perisce. E mette h di troppo. Cancellata ma non eliminata :-)

martedì 10 maggio 2011

Social network rischi e opportunità

Come promesso vorrei ritornare sull'uso e l'abuso dei SN, mille altri certamente più qualificati ne hanno parlato, ma vorrei raccontare le mie idee sull'uso dei SN in occasioni come i convegni Confindustria, visto il quello che ho suscitato.

L'uso di twitter wall o dei social network non è certo una novità nella convegnistica, nei *camp o in eventi legati all'argomento.

Lo sarebbe in eventi più strutturati e, mi si permetta di dirlo spero senza offendere nessuno, di rilevanza molto elevata.
Da sempre Confindustria (ma vale per i sindacati e altre associazioni) investe nella convegnistica, attraverso gli sponsor, cifre molto elevate.

Chi ha mai provato ad organizzare un evento immagina i costi dell'organizzare un evento per 6000 persone, con una sala plenaria, altre 7 sale separate, una sala stampa attrezzata per, credo, centinaia di giornalisti, il pranzo per tutti con grossi problemi di sicurezza (fisica, c'è parecchia gente che gira con scorta lì dentro) ecc ecc

Per inciso uno dei risultati di Bergamo è "meno convegni" ma di questo magari riparleremo.

A fronte di una "macchina" tanto complessa naturalmente si cercano di ottenere dei risultati di comunicazione il più possibile vicini all'obiettivo che ci si dà. A Bergamo era anche "siamo tanti".

E qui si innesta il problema social network.

Come detto non è la prima volta che comunico live da un convegno, ma qui c'è un tweet che dice "la maggior parte degli interventi confusi e noiosi. Meglio che non ci siano giornalisti a sentire questa roba. Proposte poche".
Non pare vero a Repubblica.it, che lo mette in prima pagina, di potere sparare nel titolo "poche proposte". Ne ho già parlato di quello che era il significato quindi non mi ripeto.

Da quel punto è una specie di fiume in piena, visto che la cosa finisce nelle agenzie (mi scuso ma non sono risalito alla primogenitura) e quindi praticamente sulla buona parte della informazione italiana, che in alcuni casi va a riprendere altri tweet tra lo scherzoso e il satirico e un po' dissacratori (quello è il mio stile, spesso anche verso me stesso). Ma praticamente in nessun caso approfondisce contattando l'autore.

Notare che il Sole 24 ore aveva organizzato un account twitter specifico per le assise che mi ha citato, ma aveva anche meno followers dei miei pochi. E altri hanno twittato dalle assise.

Non so se ho fatto un favore a Confindustria (in fondo vale l'assunto "purché se ne parli") o le ho dato un dispiacere, non ho notizie di particolare agitazione sulla cosa al settimo piano.

Se però in un evento come questo l'uso dei SN fosse "spinto" avremmo più problemi.

Già l'altro giorno ad un certo punto spunta questo tweet
Peccato che Laterza non avesse ancora iniziato a parlare! La sua risposta è "conoscevo già il contenuto dell'intervento" e visto che fa il consulente l'idea che l'abbia scritto (in tutto o in parte) non è strana.

Siccome i partecipanti in queste cose (Gente come Della Valle, Moretti, Colaninno & Co.) hanno spesso schiere di addetti stampa e consulenti è inutile che racconti come può andare.
Basta fare un giro su certe pagine facebook e si nota come ci siano persone che non hanno nulla di meglio da fare che mettere dei like a post di aziende e a pagine.

Immaginatevi un Moretti, per fare un nome, e una bella quantità di tweet che partono e ne esaltano l'intervento.
Il rumore diventa molto elevato, e potremmo perdere la spontaneità e immediatezza del corretto uso dello strumento.

Un altro problema, nel caso Confindustriale, è che siamo a elevato rischio di intrusione da parte di gruppi più o meno organizzati. Gli stessi che si radunano davanti alle associazioni e lanciano uova sulle facciate o che le occupano e via dicendo.

In pochi secondi un eventuale wall sarebbe probabilmente coperto di insulti ed epiteti poco carini verso la signora che presiede l'associazione e i partecipanti.

Ecco che allora, vale per Confindustria ma per gli eventi in genere, può diventare pericoloso e poco producente l'utilizzo dei social network in modo troppo spinto.
Eppure il mezzo sarebbe ideale per un confronto aperto e leale.
Ma ci vuole la trasparenza.

E' vero che le "agenzie" e i vari "fan" dopo un poco chi conosce il mezzo li individua, e che chi insulta e cerca di sabotare fa lui stesso una brutta figura (salvo con i suoi solidali magari convinti di "avergliela fatta vedere") un po' come certi commentatori qui che periodicamente spuntano e mi hanno costretto malvolentieri a lasciare commentare solo chi si registra.

Ma il rumore e la contrapposizione come troppo spesso accade non permettono l'emersione delle idee e di chi vuole portare il proprio contributo (anche non allineato) in modo educato e pacato.

Io purtroppo la soluzione non la vedo, se non quella di avere a che fare con persone corrette.
Nei social network come nella vita.

lunedì 9 maggio 2011

The day after

Oggi rassegna stampa, cartacea e online, per vedere un po' i risultati dei 15 minuti di celebrità di ieri.

Ringrazio quanti hanno postato come Alessandra Farabegoli (troppo buona, sono peggio di come mi descrive), PierLuca Santoro, Gino Tocchetti.
E le decine che mi hanno citato e scritto su Twitter.

Questa vicenda mi ha fatto capire lo stato abbastanza comatoso della stampa in Italia. E in questo mi trovo d'accordo con quanto scritto da Andrea Panato.
Dopo il polverone di Bergamo sinceramente mi aspettavo qualche mail, non è difficile, sul twitter c'è il link al blog e lì in alto a destra, da sempre, c'è un indirizzo mail.
Secondo voi qualche giornalista mi ha scritto? No.
Ho avuto contatti con Dario Di Vico ma ci seguiamo vicendevolmente da tempo su Twitter e credo di non violare segreti dicendo che ieri mi ha detto, con un dm in twitter, di raccontare qualcosa (e avevo comunque già intenzione di farlo).

La "rassegna stampa" poi, evidenzia come in molti casi ci si sia limitati a riportare il contenuto delle agenzie di stampa senza indagare oltre (come appunto dice Andrea Panato).

Non che mi aspettassi chissà che, ma non un giornalista in Italia che ha fatto un tentativo?
Probabilmente è colpa di una informazione "usa e getta", domattina le assise saranno dimenticate e con esse l'animale (talpa, passerotto ecc) che ha detto "poche idee" che, ribadisco, non vuole dire nessuna. O che a ha fatto battute su persone che, in qualche caso (e non dirò quale, leggete indietro) stima e ha sempre apprezzato ai convegni.

Insomma strillo e non contenuti, superficie e non approfondimenti.
Così come avviene per la politica o le discussioni che ci sono ogni giorno.
Slogan, senza approfondimenti.

E quindi naturalmente vince una politica che urla e che non approfondisce, ma la colpa è anche di chi ha abituato le persone a quello.

reedit - avevo fatto un po' di errori (ivi compresa la a senza H)

domenica 8 maggio 2011

Assise Confindustria - Star for one day

Andy Warhol diceva che ognuno sarà famoso per un quarto d'ora. Oggi era il mio turno.

Credo che tutto sia nato da Repubblica che ha colto l'occasione di un mio tweet un po' deluso che diceva " la maggior parte degli interventi confusi e noiosi. Meglio che non ci siano giornalisti a sentire questa roba. Proposte poche".

Sgombero subito il campo, stamattina ci sono stati 54 interventi, io frequento queste cose da qualche anno, e non è certo la prima volta che twitto da un convegno.
Difficile avere nuove idee, perché se Abete può leggere l'introduzione delle assise 1992 e i problemi sono ancora quelli, il problema non sono le nostre idee sempre uguali, ma che in questo paese le cose non cambiano mai.

Giustamente Stefano Epifani ha detto "ma la vera notizia è ciò che ha detto @ o il fatto che i giornali l'abbiano ripreso? O entrambe le cose? ".
Ne riparlerò ma credo che la voglia di estrarre la mia voglia di dissacrare un po' certi riti abbia reso popolare la cosa anche e purtroppo insieme a quel sentimento anti industriale così chiaramente evidenziato da tutti alle assise di oggi.

Io non vengo a casa deluso dalle assise, ci sono cose che mi hanno sorpreso nei sondaggi. Il nostro mondo si è rivelato molto più variegato di quanto pensassi.
Non mi aspettavo certo la soluzione dei problemi da chi interveniva.
Se una cosa mi ha deluso nel pomeriggio è forse la passerella dei soliti noti, che piace tanto dire di aver visto ai nostri partecipanti  ma che hanno mille occasioni per dire a tutti i livelli (ed essere ascoltati) cosa pensano sia della economia che della politica che di Confindustria.
Non mi pare che molti degli intervenuti abbiano problemi a rilasciare interviste.

Per contro durante la "deludente" mattina sono intervenuti moltissimi colleghi più "normali".
E un piccolo e medio imprenditore non può che chiedere le solite cose, qualche sprazzo c'è stato ma poi sentirne 54 è lungo e pesante e la sensazione globale è quella del tweet incriminato.
Avete mai provato a parlare su un palco davanti a 1000 persone con tempo dato di 3 minuti? Non è facile, e se non sei abituato gestire tempo, ragionamento, respirazione ecc vai in confusione.
Forse proprio la scarsa capacità comunicativa di chi dovrebbe farlo ogni giorno con clienti, stakeholders e collaboratori è la cosa che mi ha un po' lasciato perplesso.

Poi io ho le mie idee e magari non sempre sono d'accordo con la maggioranza, sull'ICE, ad esempio, o su alcune cose di Confindustria (e non da oggi, chi ha voglia si faccia un giro qui dentro). Ma, ripeto, se i problemi sono i soliti da 20 anni e le risposte sono cose come il decreto dell'altro giorno difficile tirare fuori cose nuove. Quelli sono i problemi e ci piacerebbe venissero risolti.

E poi le Assise erano un momento per fare vedere che ci siamo, che siamo compatti, che vogliamo salvare le nostre aziende e tenerle in Italia (per inciso il cantare l'Inno d'Italia alla fine con i miei colleghi mi abbastanza commosso).
Perché, purtroppo, la politica ragiona per numeri, e se non fai vedere che c'è un movimento non ti ascoltano.

Magari sarò stato con alcuni un po' irriverente, con altri irrispettoso (come da tradizione del mio blog) e questo piace tanto tanto ai giornalisti che ci possono costruire i titoli.
Ma alla fine ho visto una Confindustria compatta dietro al suo Presidente, determinata a chiedere ancora non soldi o aiuti (è stato ribadito più volte) ma di creare le condizioni perché le aziende possano operare nella legalità in un ambiente che almeno non le freni (favorirle mi pare velleitario se la cultura è ancora così anti industriale).

Ho sentito parlare molte volte di "fare cultura" per i giovani, per capire meglio economia e mercato, per creare una cultura della sicurezza, dell'ambiente della crescita sostenibile.
Io ci sono dentro, sono i miei valori e probabilmente do' il tutto molto più per scontato di quanto faccia chi è fuori da questo ambiente.

Domani tornerò nel mio comodo angolino, ci si dimenticherà di me. E scriverò un post sull'impatto dei social network su incontri di questo genere e sui relativi problemi.

PS questo post è stato volutamente scritto prima di vedere bene le cose dette e scritte oggi sui miei tweet, per non farmi influenzare.

mercoledì 9 febbraio 2011

Genialate

Chi frequenta Confindustria sa che la mitica "base" ha un mantra:
bisogna fare qualcosa
chi la frequenta da molto sa anche che se gli rispondi "ok, dai vediamo cosa fare, tu cosa faresti" la risposta è uguale "bisogna fare qualcosa", inutile cercare di approfondire cosa, quella è la risposta che si riceve.

Se a questa situazione innestiamo un qualche genio il risultato è questo.
Non sono di quella categoria, se no mi cascherebbero le braccia (devo imparare ad essere fine).

Già il testimonial Gerry Scotti (e sui testimonial ci sarebbe da aprire un libro) è super inflazionato.
Ma pensare, con la pubblicità TV (altra genialata) di "creare nuove motivazioni di acquisto oltre a quelle già fortemente consolidate" in un momento di crisi dell'edilizia ed economica (e l'ultimo pensiero credo sia ristrutturare casa) è veramente una cosa che mi lascia allibito.
A meno che non abbiano trovato innovativi usi tipo la ceramica commestibile.

Ah, certo, dimenticavo, però "abbiamo fatto qualcosa".

giovedì 20 gennaio 2011

Ben venga Marchionne

Premessa: è una cosa scritta diversi giorni fa, in gestazione da lungo tempo. Non la "limo" e lascio la scrittura di getto o mi metto anch'io ad autocensurarmi.

La querrelle Marchionne/FIOM occupa ormai da tempo le prime pagine dei giornali.
Sono stati versati fiumi d'inchiostro da commentatori molto più autorevoli di me.

Volevo però soffermarmi (da tempo a dire il vero) da "insider" su ciò che la cosa sta scatenando.

A scanso di equivoci chiarisco subito che sto dalla parte di Marchionne.
Perché sta sollevando un problema che non è (solo) quello sindacale, ma che sono Federmeccanica e Confindustria.
E' indubbio che negli anni le organizzazioni si stratificano, che i funzionari che dovrebbero difendere le parti alla fine sviluppano una certa contiguità e familiarità.
Detto fuori dai denti, Federmeccanica per come è stata negli ultimi anni non serve a molto e men che meno alla competitività del paese.
E' vero che gli accordi e la politica sono l'arte del compromesso, ma questo non deve fare perdere di vista l'obiettivo principale.
Non so chi di voi ha mai letto il contratto dei metalmeccanici, fatelo, è una lettura istruttiva, se volete tornare indietro di 40 anni.
Tenete presente che siamo ormai a 240 (duecentoquaranta) pagine. L'orario di lavoro è regolato in 21 agili paginette.
Troverete delle descrizioni di mestieri ed inquadramenti che risalgono ormai alla prima industrializzazione, troverete tonnellate e tonnellate di cavilli, incrostazioni e stratificazioni formatesi in anni e anni di mitico "contratto nazionale". Per dire, voi che magari siete informatici, se fate la perforazione delle schede meccanografiche o il relativo controllo sappiate che siete in 2a categoria (ma se fate perforazione E verifica 3a).

E di fronte alle richieste di molti di modernizzare e rendere più attuale il contratto ho sentito le scuse più diverse.
La verità è che non c'era e non c'è la volontà di Federmeccanica di mettere le mani sulla struttura stessa del contratto.
Troppo difficile, troppo impegnativo, troppo lavoro.
E' vero che la Fiat l'ha sempre fatta da padrone in Federmeccanica, ma la Fiat del mitico Re d'Italia sabaudo Agnelli e del non rimpianto Romiti, quella che aveva in cambio sempre qualcosa.
Oggi che è guidata da una persona che se non altro non pensa che il mondo termini con i confini della provincia di Torino e che non si sente membro dell'esercito dei Savoia, si comincia a guardare in termini di costo/opportunità, a pensare in termini globali, a vedere i fattori che rallentano lo sviluppo.
Vero che la produttività deriva da scelte aziendali e che in Italia gli imprenditori non sono molto attenti sul tema. Ma è anche vero che è tempo di finirla con i "diritti" senza responsabilità. E' ora di finirla con un sistema dove questi fattori diventano lotta ideologica e politica, spesso sulla testa di imprese e lavoratori.
Non mi sono sentito tutelato da Federmeccanica come il grosso dei miei collaboratori non si è sentito tutelato dai sindacati.

E il problema non si ferma alla figlia.
Anche la grande mamma Confindustria non è ce se la passi meglio.
Cos'è la Confindustria oggi?
Ok abbiamo problemi di cassa, ma come posso sentirmi rappresentato da gente come Eni, Enel, Poste, Trenitalia, Telecom?
Come possiamo difendere gli imprenditori se poi concediamo potere di veto ai monopolisti? Se poi un vicepresidente parla di energia e pesta i piedi all'associato Enel per difendere le PMI e viene gentilmente accompagnato alla porta?
Certo la battaglia per la legalità è basilare, ma è comoda, non intacca gli interessi di associati forti.
Invece ci troviamo a tagliare articoli ed interventi negativi sui monopoli, a pagare l'energia più che negli altri paesi, con un sistema monopolistico ed oligarchico in utility e servizi.
E anche in Confindustria non vi dico i muri di gomma se qualcuno vuole fare qualcosa di _veramente_ incisivo e che vada al di là delle belle parole.

Ben venga allora Marchionne a parlare chiaro, a rompere il giocattolo. Certo, ricatta, certo, usa a volte toni un po' forti, ma le rivoluzioni non si fanno se si è troppo educati.

E' ora di finirla con un paese dove esiste il potere di veto di chi urla di più, dove la sconfitta in una votazione democratica prevede immediatamente i distinguo e le recriminazioni (vale per la Fiom e mille altri).
E' ora di finirla di lavorare contrattando continuamente sotto il ricatto del rinvio.
La questione straordinari ad esempio, con i tempi della economia attuale è credibile potere aspettare più di un mese l'autorizzazione a fare degli straordinai?
In quel tempo puoi passare dagli straordinari all'avere nulla da fare. E a chi mi dice "programmate meglio" se vuole offro uno stage a fare programmazione della produzione. Col cliente che ormai ti chiama quando ha già venduto la merce che ti ordina, e che chiama oggi per domani. E tu che lotti per migliorare la produttività e hai sbalzi del 50% sulle necessità settimanali.
Si accomodino. Se sanno programmare esattamente a 30 giorni senza ritardi, continue variazioni e scompensi produttivi lo stipendio offerto è ottimo.

Sta diventando un romanzo (forse per quello non mi mettevo a scriverlo).

Troppe cose grigie per non dire buie si vedono anche da dentro, troppa flemma.
Purtroppo frequentando certi ambienti uno si rende conto che anche dove si aspetterebbe il contrario c'è una grande mancanza di persone con carattere e coraggio (essendoci molte donne parlar di senza palle mi pare indelicato, ma il concetto è quello).
E ci sono schiere di galleggiatori e navigatori della poltrona, bravi a parlare, gentili, educati, di gran classe e savoir faire ma incapaci di prendere una decisione che vada contro qualcuno.

E mi piacerebbe far leggere certe robe da burocratese e attenzione alla forma e ai regolarmenti che ogni tanto escono dai nostri palazzi confindustriali degni della peggiore burocrazia ministeriale.
In fondo di quello vivono, e a frequentare certi ambienti, si sa, ci si adegua.
E a sentire certe voci sulle forniture al nostro palazzone romano vengono i brividi

Ben venga allora Marchionne che porta la Fiat fuori da Confindustria e che rompe gli equilibri, anche interni e anche estetici (maglione di chi lavora, contro grisaglia)
Magari con la prospettiva di una Confindustria che perdendo i pezzi fatica a pagare gli stipendi qualcuno capirà che forse dovrebbero difendere gli interessi delle aziende.
Oppure associeranno anche i ministeri così non avranno più problemi di budget.
E faranno Berlusconi anche presidente di Confindustria, che andrà molto d'accordo con il presidente del consiglio.


PS il tutto scritto in treno di fronte a uno che lavora (a mannina) su un documento CGIL :-)

mercoledì 28 luglio 2010

La solitudine dei numeri uno

A volte i numeri uno sono soli perché così deve essere. C'è sempre un momento nel quale ti trovi a dovere decidere, se sei il numero uno.
E in quel momento sei solo.

A volte i numeri uno sono soli per scelta, vai a capire perché, perché non ti fidi? Perché non vuoi nessuno che ti faccia ombra?
E a volte questo difetto è chiaro e ripetitivo.

E pensare che a mio parere chi governa una organizzazione (a maggiore ragione se pro-tempore e con un mandato relativamente breve) dovrebbe avere tra i suoi principali obiettivi quello della successione, del lasciare una organizzazione più forte di prima.
E invece, a volte l'impressione che viene è che l'idea sia "dopo di me il disastro" (come già successo anni fa quando si era giovani).
Ma forse è perché uno dei consiglieri più ascoltati è uno portato al Macchiavellismo, all'intrigo, alla non fiducia, al divide et impera. Certo i risultati (personali) magari vengono a casa. Ma a che prezzo per il sistema?

Non bastava la crisi, non bastava un governo "amico" che fa tutto il contrario di quello che servirebbe. Ci mancava un manager internazionale a guidare Fiat. Uno che delle tradizioni se ne frega, e che cerca di fare business da multinazionale. A volte è bello averlo da sventolare in giro, quando rompe certi equilibri è meno bello.

E dire, che con la salita del giovane erede tra le infinite vice-presidenze, all'interno di una strategia "una poltrona per tutti" che ci ha dotati di un direttivo che fra un po' replica i numeri del governo (credo siamo ormai a 80 persone) doveva dare prestigio (fa sempre fico nelle foto di circostanza essere di fianco ad uno di quella famiglia, vedi assemblea) e coprire le spalle dal Piemonte. Che di posti ne ha parecchi, vedi anche SGR, Cda della mucca da mungere ecc.
E invece cosa ti va a combinare sto svizzero?

Scombina le carte, alza il bubbone su una Federmeccanica ormai più sindacato dei sindacati, governata dagli amici degli amici. Incapace di darsi una strategia.
Non per la piccola impresa (sarebbe troppo) ma ormai anche incapace di tutelare il suo più grosso socio.
Certo sempre di poltrone parliamo, ma non basta scegliere uno a pochi km da casa per garantire i risultati (quando oltretutto la struttura è una pallido ricordo di chi non c'è più).
Se poi il precedente è diventato deputato del Pd è chiaro anche ai sassi che qualcosa non funziona.

Certo potrebbe essere il momento della verità per i millemila della base incazzati con Fiat, da sempre uno dei parafulmini italiani, che smoccolano contro i troppo potenti Torinesi.
Ma domani, se il settore auto è fuori (Fiat si tirerebbe dietro quasi per certo tutta la catena) chi cavolo me lo fa fare di restare lì con regole peggiori di quelle di altri. Oltretutto con una decrescente capacità di incidere sul contratto quando dalla nostra parte del tavolo ci si trova con funzionari forti (ma inetti) e rappresentanza inesistente.

E tutti gli stipendi nelle decine e decine di territoriali dove il settore auto è fondamentale chi li paga? E tutti i direttori?
Non è che poi a tutti i nemici di Fiat (come spesso accade in queste cose) gli tocca ricredersi?

Ma è così, divide et impera, organismi elefantiaci permettono di fare, al numero uno, quello che vuole.
Ma il numero uno a quel punto deve decidere.
Non puoi trovarti con due posizioni chiave inadatte (internamente e nella tua principale fonte di sostentamento) e non volerle cambiare perché le hai scelte tu e faresti la figura di avere sbagliato.
Ho capito che internamente Mr K fa il facente funzioni, ma mi sembra comunque una cazzata.
E il non volere organizzare successione e rappresentanza adeguata non fa che aprire la strada (a maggiore ragione se l'unico privato grande se ne va) al progetto dei nuovi entrati, grandi ma pubblici, di (eufemismo) contare di più.
Qualche passo di quelli fondamentali e importanti è già stato fatto, MI pare che il progetto sia chiaro.

E allora sarebbero certamente macerie, un monopolista di nomina politica che va a tirare la giacchetta al governo? Ma veramente c'è qualcuno che ci crede?

Ma purtroppo mi rimane poca speranza. Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire. E qui non si tratta di "conversazione", di quello, nonostante la giovane età credo non ci sia proprio neppure lontanamente idea (basta vedere le strategie di comunicazione).
E con il buon A in giro capisco che si gestisce concedendo visibilità (poca eh) e poltrone. Ma mettere persone già super impegnate e non operative a gestire i progetti non aiuta a che siano utili alle aziende, alla fine li gestisce la struttura, che di come funziona una azienda capisce pochino.
E non a caso l'unica commissione decente degli infiniti vice-presidenti mi si dice che era quella gestita da un capace medio-piccolo bergamasco, nostro ex-giovane amico.
Giustamente segato al giro successivo, non è che poi a qualcuno viene in mente di fare benchmarching?
In compenso ci inventiamo la tassa sulla scuola per le  associazioni. Per tenere in piedi una struttura col solito ex-giovane amico a gestirla.

Io continuo a credere di potere spostare granellino dopo granellino per rendere la spiaggia migliore. Ma ogni giorno è più difficile.

E non serve usare la nostra fonte di sostentamento (sempre più arida) per sparare tranquillizanti titoli in prima pagina.
Ci conosciamo da tanti anni e sai che noi piccoli di provincia magari non siamo bravi negli intrighi di corridoio ma non siamo scemi.

PS scritto di getto e non corretto che se mi metto a correggerlo ne taglio metà

sabato 19 dicembre 2009

Grandi quanto?


Si fa un gran parlare, ultimamente di fusioni, aggregazioni della necessità di crescere e di diventare più grandi.
Vero per molti (soprattutto per le micro imprese). Ma siamo sicuri che grande sia sempre bello?

Faccio l'esempio dei Confidi. (parlo di quelli di estrazione Confindustriale che conosco)
Anni fa la maggior parte dei Confidi era gestito all'interno della Associazione Industriali locale, da un funzionario part-time, con un Presidente (imprenditore) non retribuito, un comitato tecnico formato da imprenditori (non retribuiti) e una o due segretarie dell'Associazione. Costo della struttura: bassissima. Funzionamento: agile e snello. Il finanziamento arrivava da quote della Regione e della Camera di Commercio che versavano importi che andavano a patrimonio e permettevano (attraverso i moltiplicatori) di operare. Le basse commissioni coprivano le basse spese.
Perdite sui crediti: bassissime.

Poi è arrivata Basilea 2 e le nuove regole sulle garanzie. Per essere valide per le banche devono venire da intermediari finanziari sottoposti alla 107 Tub, in pratica sotto il cappello di Banca D'Italia, che è abituata ad avere a che fare con le banche.
Primo problema: crescere (ci vogliono 75 milioni di volume).
Aggregazioni aggregazioni aggregazioni.

Secondo problema: diventare 107 e sottoporsi a Banca D'Italia.
Basta la snella struttura di un tempo, anche alla luce dei nuovi volumi? No di certo.
Ecco allora che si comincia con direttori generali, amministratori delegati, competenze di firma, comitato fidi per l'istruzione della pratica, sistemi di rating e un sacco di belle strutture:segretarie, informatica, sedi ecc.
Costose.
Contemporaneamente la Camera di Commercio che versava i soldi mica li va più a buttare in un calderone, la Regione non versa più poco a molti (a pioggia accontentando tutti come piace ai politici) ma molto ad uno (e allora vuole anche metterci il naso dentro o peggio qualcuno si fa venire strani appetiti) magari inferiore al totale di prima.
Oltre a quello  (quest'anno complice anche la crisi) le perdite aumentano a causa della ricerca dei volumi (con promoter vari che girano) e per la maggiore distanza dal territorio.
La struttura costa.
Secondo voi chi paga?
Indovinato, il cliente, le imprese, che si trovano nuovi balzelli sui finanziamenti.

Quindi l'agile struttura nata come solidarietà tra aziende che forniva quasi gratis un ottimo servizio è diventata un costoso bisonte. Alla fine quasi una banca.
Ne vale la pena?

Siamo sicuri che a volte non sia meglio un agile e veloce topolino di un elefante lento e con grandi necessità di risorse per la sola sopravvivenza?

martedì 23 giugno 2009

Soldi e conflitti di interessi

Non ricordo esattamente in che fase era della mia storia confindustriale quando iniziò il dibattito sull'allargamento della base associativa.
A memoria (ma la mia memoria è tarocca) era presidente dei giovani l'allora signorina Marcegaglia.
E il discorso riguardava, allora, l'ingresso di FS.

Partecipai come molti altri al dibattito, e resto ancora dell'opinione di allora.

Capisco benissimo le due principali esigenze di Confindustria: soldi e rappresentatività.

Sui soldi, da imprenditore, chi non vorrebbe fare più fatturato? Le strutture e i servizi costano (non è il momento per un dibattito sulla resa, magari ci torneremo). E il progressivo calo del manifatturiero, incassando Confindustria in base ai dipendenti, poneva seri problemi di budget.

Sulla rappresentatività è evidente a chiunque che più aziende rappresento e più posso cercare di influenzare e fare lobby. Non ho mai creduto a una associazione che rappresenta i piccoli. Che credibilità se si dice di rappresentare l'industria e non si rappresenta Fiat? E soprattutto se non si rappresentano i principali gruppi media?
Confapi e la sua storia sono lì a dimostrarlo. qualcuno sa chi è (non googolate) il Presidente di Confapi?

Il problema degli equilibri dobbiamo risolvercelo internamente, e proprio qui si innesta il pensiero sulle partecipazioni statali nella nostra organizzazione.
Da sempre Fiat ed altri grandi hanno una influenza sul sistema e sulle cariche sia per il loro peso specifico sia per la capacità di aggregazione sui subfornitori e sulle varie componenti del sistema.
Confindustria è infatti un sistema articolato a livello territoriale (provincie, regioni) e per settore (associazione di categoria) quindi avere molte sedi e diversi business importanti (vedi Fiat con anche trattori, veicoli industriali, componentistica ecc) ramifica ancora più il potere delle grandi aziende.

Questo discorso esplode quando parliamo di Poste, Trenitalia, Eni eccetera.
Trenitalia ha praticamente una sede in ogni provincia e spesso (anche se ai tempi pagava un forfait, non so ora) è tra le più importanti aziende della zona per le piccole associazioni.
Anche Eni con reti di distribuzione, raffinerie, sedi commerciali credo sia molto molto ramificata.

Anche ai più distratti non è certo sfuggito che Assolombarda è oggi in mano (dopo non poche battaglie interne) ad una persona (assolutamente degna e capace, intendiamoci) che viene dalle partecipazioni statali.
Le polemiche su Venezia, rompendo una tradizione di riservatezza che mi è cara, sono debordate e finite ampiamente sui giornali e guarda caso rigurdavano un possibile Presidente proveniente dallo stesso gruppo.

Non è un segreto, credo, che il signore qui ritratto, Paolo Scaroni, coltiva ambizioni per la successione ad Emma Marcegaglia e che i movimenti sulle grandi associazioni siano (anche) funzionali a questo progetto.

I nodi quindi, come sempre accade, vengono al pettine. Ci si era illusi e si era raccontato che ai boiardi di stato (come venivano chiamati una volta) non interessava Confindustria, i loro canali politici consolidati non avevano certo bisogno di noi.
Mi si dirà che Eni è oggi un'azienda quotata. Certo, ma mi risulta che le cariche top vengano decise dalla politica e non dal mercato. E il cane lecca sempre la mano di chi gli dà da mangiare.

Questo amplifica i problemi che già Emma Marcegaglia ha citato nella assemblea privata di Confindustria: come fare convivere monopolisti (oligopolisti nella migliore delle ipotesi) che vivono in un ovattato mondo protetto e aziende che operano sul mercato?
Come far convivere Enel & Eni e i loro prezzi esosi con le piccole e medie aziende che invece vorrebbero energia a prezzi allineati a quelli internazionali?
Può Confindustria fare una battaglia per i prezzi dell'energia contro il suo associato Enel?
Oggi ci sta provando, magari con risultati alterni ma ci sta provando.
E domani? Se Scaroni sarà Presidente? Chi ci crede?

Il problema della rappresentatività è che le grandi aziende per progetti di questo tipo possono mettere in campo "risorse dedicate", lobbysti, creare un rapporto privilegiato con i funzionari (spesso le grandi aziende rompono meno dei piccoli perché i loro problemi se li risolvono con risorse interne) che hanno comunque sempre una forte influenza. Possono fare pressione sui subfornitori per ottenere i voti necessari.

E intanto i piccoli sono rinchiusi nel loro ufficio a lottare tutti i giorni con i mercati, le banche, i concorrenti e dicono "ho mica tempo per quelle robe lì".
Salvo poi trovarsi improvvisamente non rappresentati e lamentarsene.
Anche in considerazione del fatto che a Novembre il battagliero Morandini (Presidente della Piccola) scade.

La battaglia è iniziata da un po'.
Vedremo come andrà a finire. Ma se la base (mitico moloch che non ho mai capito se esiste) non si sveglia e lotta associazione per associazione, voto per voto, la vedo dura.

Come in politica: lasciamo fare "perché non è il nostro mestiere" e poi ci troviamo la classe politica che abbiamo e ci lamentiamo.

lunedì 15 giugno 2009

Pagliuzze e travi

Oggi Massimo Giannini attacca l'incontro in Confindustria con Gheddafi.
A parte il fatto che in Confindustria si incontra qualsiasi capo di stato che dia la propria disponibilità (avviene regolarmente) mi sfugge un po' cosa ci sia di male, oltre al fatto che il Libico ha parlato bene di Berlusconi.
Uno dei compiti di Confindustria rassicuro Giannini, è promuovere le aziende italiane all'estero. Il Vice all'uopo incaricato si chiama Zegna e la partecipazione è libera, non riservata ai soliti noti. Che, come dice lui nell'articolo non hanne certo bisogno di Confindustria per i loro incontri.

Tra l'altro sentirsi fare le lezioni di dignità dai giornalisti (categoria della quale ho più volte parlato) a me fa sorridere.
Ma forse andrebbe bene se gli accordi li facessimo con Cuba.

giovedì 19 febbraio 2009

Il corvo

Appena si dice qualcosa di sgradito istantaneamente la politica comincia a usare paroline gentili.
Peccato.
Peccato che i fatti sono lì a dimostrare che il Centro Studi Confindustria da anni è molto più affidabile (insieme a quello di Bankitalia) delle previsioni dei governi di qualsiasi colore essi siano.

E se il Centro Studi Confindustria dice -2,5% e il Governo meno crisi sarei ben felice avesse ragione il Governo nella persona del Ministro Scajola da sempre particolarmente attento al mondo del lavoro.
A volte certe storie sono difficili da dimenticare e annebbiano la visione delle cose.

giovedì 30 ottobre 2008

Iniziamo

Bologna, scontri tra polizia e studenti Ferita una giornalista del «Corriere» - Corriere della Sera: "Tensione a Bologna nel corteo degli studenti anti-Gelmini, che percorso il centro si è diretto verso la sede di Confindustria"

Ottimo, ci manca solo che si torni ad assaltare le sedi delle Associazioni Industriali per mettere di buonumore chi fa il mio mestiere e incentivarlo ad investire.

sabato 25 ottobre 2008

Live 10

Marcegaglia



La crisi finanziaria non diventi di mercato.
I soldi dati alle banche vengano usati per supportare le aziende.
Tavoli di monitoraggio per ogni area dell'andamento degli affidamenti alle imprese.

Chiediamo al governo decisioni a favore delle necessità di credito delle aziende.
Fondi di garanzia per i Confidi.
Che la pubblica amministrazione paghi le aziende a cui deve dei soldi.
Prepararci ad ulteriore credit crunch

Taglio dei tassi dell'1% da parte della Bce e Euribor si riallinei al tus.

Altri interventi:
Fiscale - riduzione Irap, non possiamo pagare tasse se perdiamo.
Detassazione utili reinvestiti.
Problema deducibilita fiscale interessi passivi

Innovazione - strumenti a favore e strumenti per incentivare il risparmio energetico
Faremo proposta sul discorso inquinamento con le altre confederazioni europee. Sappiamo che è opportunità

Investimenti in infrastrutture e facilità di far partire nuovi investimenti.

Relazioni sindacali - solo aumentando la produttività sarà possibile aumentare i salari.
Il governo si è impegnato a detassare gli straordinari anche per il 2009.
Ci sarà in momento nel quale la CGIL dirà di si a qualcuno e qualcosa?

Live 9

Standing ovation per Brunetta.
Che si è dimostrato spiritoso e comunicativo.
Mi è piaciuto molto.
Concreto

Tocca allla signora Presidente

Live 8

Brunetta

Da gennaio certificati di malattia elettronici immediati con controllo immediato delle statistiche per medico/dipendente.

Il deterrente del controllo farà molto anche nei confronti dei medici