mercoledì 19 ottobre 2011

Backoffice

Si è fatta molta polemica su Confindustria e i suoi costi, ultimamente. E l'uscita di Fiat ha permesso ai giornali prima cauti di liberare gli editorialisti. Due o tre in cerca di notorietà si sono accodati.

Oggi la Marcegaglia risponde al Corriere, io che non sono mai stato tenero con lei e la struttura vorrei però fare qualche considerazione.

Intanto il costo totale è vero che è probabilmente intorno ai 500 milioni, ma di tutto il sistema, fatto di 265 associazioni, che hanno quindi una media di meno di 2 milioni l'una. Mentre molti sembrano addebitarlo al "palazzo romano".
E se dividiamo sugli associati (circa 148.000) il costo per associato è di 3.300 euro circa. Meno di un mese di stipendio di una persona appena qualificata.

Detto questo la verità è che l'ideale di Confindustria è che non si veda e non si senta.
E' una lobby, e una lobby interviene a difendere gli interessi degli associati dove può, prima che escano le leggi, facendone approvare altre, insomma, facendo il suo lavoro in silenzio.

Il secondo grande tema, che fa mantenere un grande numero di associati, sono i servizi.
Locali e di settore.
Ad esempio, sui PGT dei comuni, un conto è che un singolo si muova e cerchi di portare le sue rimostranze, un conto è che l'organizzazione faccia un quadro generale delle richieste dell'industria e vada in Comune a cercare di farle approvare.
Allo stesso tempo per un piccolo imprenditore di una città medio grande non è facile avere accesso agli amministratori e ai responsabili di settore, tra questi e i funzionari dell'associazione c'è un rapporto quasi quotidiano.
Per non parlare poi delle consulenze su temi come sicurezza o ambiente dove la conoscenza delle abitudini e orientamenti delle ASL locali (sembra strano ma a parità di legge ognuno la interpreta a modo suo) è importantissimo per i piccoli. Poi i notiziari su fisco, sindacale, scadenziari ecc.
Per una piccola azienda acquistare queste consulenze sul mercato costerebbe probabilmente di più della quota associativa.

Per non parlare poi delle categorie, che offrono consulenza per orientarsi nelle regole tecniche europee e magari in altri paesi (anche qui facendo lobby al momento dei draft) e spesso organizza(va)no fiere e programmi promozionali con l'ICE.

Tutta roba che certo non serve a Fiat, e che a volte nelle medie aziende neppure chi è al vertice vede. Ma che sono spesso di grande aiuto nel quotidiano delle nostre aziende.

Un po' di cose fatte (cito per esempio la moratoria) le ha ricordate nella sua lettera Marcegaglia e moltissime ne vengono fatte senza che quasi nessuno se ne accorga.

Certo poi di lavoro da fare per ottimizzare, snellire, migliorare ecc ce n'è da fare molto, e mi batto per quello, ma anche in azienda da me, come in qualsiasi organizzazione.
Resta il contrasto privati-pubblici.
Molte cose non vengono fatte in modo adeguato, molte associazioni non funzionano.
Molti sono lì per poltrone e non per lavorare per il sistema.
Ma se così in tanti restano dentro, mentre altre organizzazioni perdono pezzi continuamente, un po' di utilità l'avrà.

E, se permettete, sul tema della legalità, al sud, si è fatto moltissimo.
E in tema di rinnovamento molti non lo conoscono ma segnalo questo. A quanto ne so molti sono stati poi assunti.

2 commenti:

Paola ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Paola ha detto...

Grazie della prospettiva. Vero al Sud sulla legalità bravi Lo Bello e tutti quelli che hanno preso una posizione forte. Per quanto riguarda il talent program, un mio giovane amico ci è passato e ora si occupa di early stage venture capital :-)