venerdì 17 ottobre 2008

Più stato meno mercato

Per una volta non sono del tutto d'accordo con Steve, di Fuorimercato su Il gioco dell'Opa.

O meglio, sono d'accordo con lui in linea generale ma credo che il problema sia, al solito, la reciprocità.
Sarei d'accordo a non avere interventi "pesanti" dello stato se questa regola fosse valida per tutti.

Invece il grande rischio è che noi ci troviamo (come spesso è accaduto) ad essere corretti, a lasciar fare al mercato, a vedere cosa succede mentre Francesi e Tedeschi (che hanno regole sull'Opa, sfruttate in passato per fermare le nostre aziende) e che hanno grande consuetudine negli aiuti di stato ne approfittano.

Quindi il rischio è che mentre noi facciamo fare al mercato i tedeschi facciano le barricate, diano gli aiuti di stato e anzi qualcuno ne approfitti per fare acquisti.
Non a caso chi ha cominciato a fare acquisti è la Libia che non definirei esattamente economia di mercato.

Il problema che mi pongo è se una volta dentro lo stato si ritirerà in buon ordine finita la bufera. E qui si che ho grandi dubbi.

9 commenti:

Anonimo ha detto...

Verrebbe da dire:

perchè lo Stato dovrebbe ritirarsi una volta passata la tempesta....?

;-)

Checco Raggio

Ste ha detto...

Su quello che hai scritto non posso che essere d'accordo. E' vero: francesi e tedeschi da tempo non si fanno problemi a varare norme "frena-mercato". I francesi lo hanno fatto addirittura mentre una scalata straniera era già in corso, quella alla Danone. Dunque, appunto, giusto il tuo rilievo: non si può essere super liberali in un contesto di mercato continentale dove ci sono barriere di questo tipo. Tutto questo può rientrare in quel discorso che facevo sulla necessità che anche lo spirito liberale non sia "dogmatico": davanti a particolari situazioni di mercato per realismo si deve saper derogare, anche se idealmente si soffre (dura da mandare giù l'idea del ritorno di fatto delle partecipazioni statali!). Detto questo, credo che comunque non bisognerebbe esagerare nell'altro senso. Insomma, va bene un po' di neo-statalismo, visto che le condizioni lo impongono come necessaria cura, ma in modica quantità ;-) Proprio perchè si sa dove si inizia, ma non si sa dove si va a finire. Anche in passato stagioni di interventismo di Stato sono partite per nobili cause ma poi hanno portato ai disastri che sappiamo. Altri Paesi europei, come la stessa Francia, secondo me hanno in passato saputo controllare meglio il capitalismo di Stato. Da noi è andata molto peggio. Abbiamo saputo creare un mostro fatto di carrozzoni parastatali guidati da boiardi che di fatto ha contribuito a bloccare veri sviluppi del sistema economico. Se da noi ancora oggi si fa ancora a fatica a parlare di liberalizzazioni è anche per colpa della cultura del carrozzone assistito. Ecco ora la mia preoccupazione sta tutta qui: usiamo un po' di logica delle partecipazioni statali per curare il sistema malato, ma riusciremo poi a evitare che a questa cura non ci sia assuefazione?

Steve

L'imprenditore ha detto...

@ checco
già... perché?

@ Steve
alla fine siamo per l'ennesima volta d'accordo.
non a caso finisco con "Il problema che mi pongo è se una volta dentro lo stato si ritirerà in buon ordine finita la bufera. E qui si che ho grandi dubbi."

il rischio è quello che i nostri affamati politici scambino un intervento temporaneo di stabilizzazione del sistema con il solito "temporaneo" all'italiana per il quale paghiamo ancora le una tantum su cose accadute decenni fa.

prime ha detto...

Non si può che concordare in pieno.

Giorgio ha detto...

mi chiedo cosa dovrebbe fare lo stato.
perchè dovrebbe salvare le ns aziende?
da cosa?
le ns banche sono "al sicuro" e con qualche trasfusione tipo Libia>Unicredit si sistemano

le altre grandi aziende sono messe più o meno come le straniere e poche in questo momento sembrano aggressive

le piccole non se le caga nessuno e non è giusto che vengano discriminate rispetto alle grandi

sarei ben felice se gli stranieri contribuissero a far funzionare meglio le ns aziende (es. alitalia) e lo stato facesse decentemente la sua parte per far diventare l'italia un paese civile

Buddy Fox ha detto...

Ciao!
I paesi scandinavi nei primi anni '90 affrontarono una crisi simile, lo stato intervenne e ci guadagnò, pochi lo ricordano, molti fanno solo propaganda, parlando della spesa di pantalone.
Questa volta grazie alla congiuntura che non credo sia così allo sfascio, potrebbe andare nello stesso modo.
Lo stato si, come il girello per un bambino, come le stampelle per un ammalato, poi, una volta guarito, si torna a correre ed a camminare con le proprie gambe, e noi, come cittadini potremmo anche fare un affare.
Non sono d'accordo sulla chiusura verso l'estero, la "chiusura" verso il mercato non ha mai fatto bene, Londra è apertissima, forse troppo, ma si rialzerà anche da questa batosta. Se le aziende vanno bene, gli azionisti non le mollano, se hanno valore i prezzi salgono ed è più difficile prendere il controllo.
Dal mio punto di vista è più importante scrivere le regole, chiare e certe, per tutti, ma non chiudere i cancelli, anzi forse a questo punto sarebbe meglio spalancare, altrimenti il mercato ci punirà, così sarà anche per Francia e Germania, ed a me il "mal comune e mezzo gaudio" non consola...
ciao
Buddy

Anonimo ha detto...

Gli aiuti di stato come la rottamazione di auto e frigoriferi sono una politica miope, servono solo a drogare il mercato, quando finiscono le vendite crollano sotto zero.
Dov'è finita la creatività italica? In Giappone lo chiamano "kaizen" (=miglioramento continuo): giorno dopo giorno il prodotto diventa più tecnologico, più piccolo, meno costoso. Pensate a Geox, che usa il tessuto delle tute spaziali per inventare la "scarpa che respira". Pensate a Meliconi, che inventa il telecomando che non si rompe se cade a terra.
Siamo gli unici in Europa che frigniamo per poter continuare a inquinare a tutto spiano, gli altri stati hanno puntato sul risparmio energetico e sono sempre meno soggetti ai capricci degli petrolieri.
Va bene prendersela coi sindacati stalinisti, con le tasse alte, con la burocrazia italiana ed europea, ma possibile che l'unico mezzo che ha l'azienda per rimanere a galla sia il lavoro nero, non dare le fatture, risparmiare sulla sicurezza, puntare sulla speculazione (il mattone o le aziende statali) quando non sulle tangenti?
Bisogna cominciare a investire sui giovani, sulle università, sugli istituti tecnici. Dare stage dove si istruisca il neoassunto, smetterla di usare il praticante come "tappabuchi". Guardate cosa avviene all'estero: comprano nuovi macchinari, rendono più efficiente la lavorazione. Noi continuiamo a dare stipendi megagalattici a manager sessantenni che come unico rimedio hanno quello di mettere qualche sfigato in cassa integrazione.
Le banche smettono di dare finanziamenti ad aziende che pagavano puntualmente e noi regaliamo loro miliardi, senza alcun vincolo? Ma siamo impazziti?

Anonimo ha detto...

Anomino ha ragione da vendere.
E' più facile lamentarsi che darsi da fare cambiando.
Imprenditore ti riconosci nel manager o in quello che vuole cambiare? A leggere quello che scrivi hai più del manager.

L'imprenditore ha detto...

Cari anonimi
Personalmente non faccio materiali che di solito va nelle rottamazioni. Lavoro nelle nicchie.
Esporto il 90% in decine e decine di paesi (ho anche i cinesi come concorrenti) e questo credo la dica lunga, con i fatti, non con le parole dell'atteggiamento e del tipo di competitività che perseguiamo.

Poi si può essere anche vendicativi e dire che Fiat siccome sono stronzi va fatta fallire (magari godiamo un po') però non ci si lamenti se poi in Italia non si trova lavoro e tutto un sistema salta.
Il che non vuol dire che bisogna sempre e comunque sostenerli, ma neppure dargli addosso mentre negli altri stati tutti aiutano.

Certo che è droga.
Anche l'aspirina quando avete il mal di testa, o l'antibiotico quando avete la bronchite.
allora i malati se la devono sempre cavare da soli?