martedì 1 luglio 2008

Hardware & Software


Allora non c'erano i blog, e forse partecipavo a qualche mailing list.
Ma ricordo che quando Tiscali (e fece molto scalpore) superò, come capitalizzazione di borsa, Fiat, ebbi l'impressione che ci fosse qualcosa che non funzionava.

Non era possibile che una start up, pur di grande potenziale, valesse più di una azienda centenaria, che ha in pancia comunque degli immobili, un know how, dei marchi conosciuti a livello mondiale; qualcosa non funzionava.

Era il boom dell'economia di carta, che ancora oggi si trascina.
Quanti miei "colleghi" hanno sostenuto la crescita finanziaria personale con pegni su pegni?
Ad un certo punto pareva che solo gli stupidi continuassero a produrre, a cercare di guadagnare vendendo hardware, sviluppando prodotti, usando la finanza come mezzo per lo sviluppo aziendale e non come fine.
Per non parlare di chi ha cominciato a inserirsi nel vortice immobiliare, debiti su debiti per finanziare acquisizioni di immobili, con la costruzione di castelli di carta basati sul debito.

E quattro stupidi sempre lì con in mano la lima e il cacciavite a cercare di produrre.

Sembrava che gente come Gnutti & la combriccola dei bresciani dovessero diventare i padroni d'Italia. Grandi paginate sui nuovi capitalisti coraggiosi.

E intanto Mediobanca, che perdeva il suo padre padrone, restava in disparte.
E uno intelligente come Colaninno investiva i suoi soldini in una azienda di hardware, con marchio forte.

Quel castello sta miseramente crollando: qualcuno è in galera, altri sulle pagine dei giornali ci finiscono per i guai giudiziari, altri hanno perso molti dei soldi "facili" investiti, altri disperatamente cercano di vendere qualcosa per salvarsi, siamo al punto che in crisi di liquidità, grazie ai castelli che hanno creato, ci sono le banche. Il che se mi permettete è una contraddizione di business.

E noi metalmeccanici di provincia siamo sempre qui, con la nostra lima e il nostro cacciavite a tirar sera cercando di vendere nel mondo i nostri prodotti.
Senza troppi debiti, ricchi un poco di più del 2000, lontani dalle copertine dei giornali, dai giri "giusti" ma padroni delle nostre aziende e con sonni tutto sommato tranquilli (nei canoni di chi fa il nostro mestiere).

In compenso il castello che sta crollando sta uccidendo il mercato interno.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Si chiamano bolle e speculazioni, lo so che tu sei imprenditore e che vedi le cose con un altro occhio;-)))
In modi diversi, ma le cose sono andate sempre cosi'.
Oggi stiamo tornando alla normalita', il debito non e' piu' una virtu', ma sta ritornando ad essere un difetto.
Il Petrolio che cresce ci apre le porte ad un mondo migliore.
E' logico che prima di vedere un paradiso si passa per il purgatorio.
Certo le cose potrebbero deteriorarsi a tal punto da diventare molto problematiche... per non dire peggio.
Ma perche' pensare sempre male?!

L'anno scorso ero pessimista, ora sono di nuovo ottimista verso il futuro.

ciao
buddy

Dottorecommercialista.eu ha detto...

forse si pensa male semplicemente perchè sono stati commessi dei reati ed il sistema non è riuscito ad impedirlo.

Spesso si criticano gli imprenditori, ma sono loro i primi a rimetterci se si lasciano i furbetti fare concorrenza sleale.

ricordo ancora Pirelli che in confindustria parlava in maniera preoccupata dell'abolizione del falso in bilancio voluta da berlusconi.

L'imprenditore lavora per far crescere la sua impresa. è giustamente preoccupato quando qualcuno gioca e turba il mercato.

Anonimo ha detto...

D'accordissimo! Ed e' giusto ad essere preoccupato.
La mia era solo una rappresentazione della situazione senza l'ambizione di voler trovare nessun colpevole.
L'economia da anni e' troppo finanziarizzata, ripeto, ora stiamo semplicemente cercando di tornare ad un normale equilibrio.

Di solito io tendo a vedere negativo quando c'e' troppo ottimismo e contrario... sara' una questione di deformazione professionale.

ps. ma sei tu quello della foto?!;-)

Buddy

Suarez (dal blog) ha detto...

Nel 1996 creammo con altri 4 amici una cooperativa di produzione e lavoro. Settore IT (software produzione e rivendita, hardware rivendita consulenza informatica).

L'intento iniziale era semplicemente quello di avere un ombrello fiscale per le nostre singole attività professionali. Con il tempo siamo riusciti a far crescere questa *cosa*.

Oggi nel 2008 siamo sempre una coop (con 9 soci e 15 dipendenti), chiuderemo l'anno con un fatturato che supera di poco i 5 milioni di euro. Abbiamo acquistato una sede dove ci trasferiremo in gennaio. Abbiamo avuto tenacia, culo, pazienza ed audacia.

Nel 2000 quando iniziavamo a spiccare il volo un professore amico nostro ci fece conoscere alcuni suoi tesisti che avevano sviluppato come tesi di dottorato un software per il controllo delle reti.

Il suo intento era di creare uno spin off dal dipartimento universitario dove lavoravano
i ragazzi con il dottorato.

Fatte le nostre valutazioni gli dicemmo che non ci interessava e visti i rapporti d'amicizia gli consigliammo anche di lasciar perdere, nel settore c'erano diversi big operanti (con prodotti che andavano dal discreto all'eccellente) e gia' si profilavano diversi progetti open source che sicuramente i vari professionisti free lance avrebbero preferito al posto di pur discreti prodotti *closed*.

I tre ricercatori cmq formarono una srl e si proposero come start up a diversi investitori, mentre noi *spalabit di gestionali* faticavamo ad ottenere fidi di 25k euro (e da 5 anni avevamo bilanci sempre a posto ed un livello di fatturazione crescente) in banca, loro ottennero un finanziamento da un notissimo fondo d'investimento di circa 250k euro.

L'anno scorso abbiamo rilevato quella srl ed uno dei soci originari ora lavora per noi,l'abbiamo rilevata (al netto de suoi debiti, al lordo dei suoi clienti) per circa 50k euro.

La nostra officina e forse un ambiente piu' salubre della tua ciononostante non abbiamo mai perso di vista chi eravamo e cosa facciamo. Io stesso non mi sono mai definito un informatico. Io sono un esperto di contabilità e so far quadrare i conti. Il caso ha voluto che essendo nato alla fine del 19 secolo debba operare con pc, application server, web app e compagnia cantando per far quadrare il mastrino di cassa dei miei clienti, ma tant'è. Da conoscere questi strumenti a definirmi un informatico di vaglia credetemi ce ne passa.

prime ha detto...

Distinguiamo bene gli imprenditori dai finanzieri - è una cosa importante da fare.

Ci sono anche molti che stanno nel mezzo purtroppo ed è difficile collocarli, oppure quelli che sono entrambi, o che si riconfigurano ...

It's life.

:-)