venerdì 4 luglio 2008

Le due età

Avvicinandosi ormai ai cinquanta sempre più mi ritrovo a usare un'espressione che mi faceva ridere quando la sentivo usare dai miei genitori: quel ragazzo lì, detto di persone di quaranta e passa anni.
Ma la nonna, ormai ultracentenaria, la usa regolarmente per indicare il figlio, ormai più vicino agli 80 che ai 70.. quindi...

Sempre più in questo periodo mi rendo conto come, con l'avanzare degli anni, si crei una strana divergenza tra l'età che uno sente e quella effettiva che ha.
Da un lato certo non mi sento più un ragazzo, ma se devo essere sincero non mi sento neppure un (quasi) cinquantenne e spesso esce la mia vena goliardica certo poco adatta al mio aspetto fisico.
Da un certo punto di vista quindi ecco che mi ritrovo a cercare un continuo compromesso tra l'età anagrafica e quella "percepita". Pur senza essere un maniaco di queste cose continuo a progettare la mia vita come fossi un ragazzo di vent'anni.
Vedo poi persone poco più vecchie di me (e a volte più giovani) che vivono per la pensione, quello è il loro obiettivo, poter finalmente "far niente".

Questa premessa, visto il tema del blog, è il successivo collegamento all'azienda.

Anche l'azienda deve tenersi giovane ed attiva, a maggior ragione se ha una storia ed è "anziana".
La cosa peggiore che possa capitare ad una azienda è cominciare ad invecchiare, perdere la curiosità e la voglia di progettare il futuro.
Sentirsi pronta per la "pensione" sfruttando quei prodotti cash cow che hanno da tanti anni successo e garantiscono una sopravvivenza dignitosa.

Anche le aziende hanno quindi un problema di due età, quella reale e quella percepita.
Non sono un maniaco dei giovani in azienda, credo che l'esperienza che possono portare persone di una certa età sia impagabile, ma credo che ancora una volta il trucco sia utilizzare correttamente le risorse.
Le persone di esperienza non devono essere un freno per l'innovazione e le nuove idee, i giovani non devono sottovalutare il peso dell'esperienza, visto che la storia si ripete.

E l'azienda nel suo insieme deve sempre tenere conto della necessità di gestire correttamente l'essere giovane "dentro" con l'anzianità della sua storia.

4 commenti:

Dottorecommercialista.eu ha detto...

ciao imprenditore.
questo post e quello sui demoni sono particolarmente ispirati.

complimenti davvero!
andrea

L'imprenditore ha detto...

ho trascurato (per l'azienda) il blog ultimamente...
lo dovevo alla sua storia di cercare di fare articoli decenti.

E poi visto che ultimamente mi si diceva che mi lamento e basta, e non avevano proprio tutti i torti, forse meglio tornare a parlare di business ;-)

Anonimo ha detto...

I miei amici mi dicono che sono il bimbo del gruppo un eterno adolescente, eppure sanno quante responsabilita' ho nel lavoro... non dico che sono spensierato, pero' riesco ad essere giovane nella vita e "adulto" nel lavoro, finche' dura finche' non si spegne l'entusiasmo.
Vivo con una persona anziana ed anche se questo un po' logora, ha i suoi pregi...

La cosa che spero e' quella di non entrare mai in routine, di rimanere flessibile mentalmente e che mi rimanga la buona volonta'.

ciao
Buddy

antoine ha detto...

Molto piu' semplicemente la testa resta giovane..ahime' il corpo invecchia.