mercoledì 15 febbraio 2012

Produttività e collaboratori

A furia di dirmi "domani lo scrivo" non sono più andato avanti sul discorso produttività. Pigro.

In questi giorni sto, come sempre, ma in questo periodo di più, lavorando su organizzazione interna e miglioramento dei processi aziendali.

E mi stupisco di come a volte cose che a me appaiono evidenti non vengano segnalate dai miei collaboratori: colli di bottiglia, attività ripetitive non ottimizzate, perdite di tempo.
D'accordo, io ho un occhio maggiore per queste cose, ho un maggiore interesse.
Ma mi comincio a chiedere se non ci siano altre ragioni.

Maggiore produttività vuole dire metterci meno a fare le cose.
Metterci meno a fare le cose significa che fatto 100 il livello produttivo con 50 persone, se risparmio il 2% del tempo tendenzialmente ho bisogno solo 49 persone (o portare la produzione a 102%).

Non è che la poca produttività fa comodo alle persone perché giustifica la loro presenza?

Anche se poi, come spesso accade, una azienda meno competitiva alla fine può portare alla chiusura.

8 commenti:

Leon ha detto...

Non credo ci sia dietro un pensiero tanto profondo. Ho avuto a che fare con produzione snella, tps etc. La mia esperienza dice che semplicemente un lavoratore fa il suo e solo il suo e non guarda mai il processo nel suo insieme. La bestia del "si è sempre fatto così" è il vero nemico. Senza un forte impegno dei responsabili (dai GM in giù) non si fa vero efficientamento.
Eviterei in azienda il ragionamento dei 49 dipendenti anzichè 50

Unknown ha detto...

Per la mia esperienza, relativa a organizzazione medio grandi pubbliche e private, il maggiore ostacolo al cambiamento viene dal cd. middle management che, spesso, teme di perdere potere e quasi sempre applica il principio che chi non fa non sbaglia per cui preferisce agire solo se sollecitato dall'alto anche quando sa esattamente come e dove potrebbe migliorare il processo.
In particolare nei momenti in cui ci sono cambiamenti al vertice.

rodluc2001 ha detto...

qualcuno diceva che un uomo, per fare un lavoro, tende ad impiegare il tempo che ha a disposizione... se un lavoratore ha poco da fare quel poco lo farà in 8 ore...

Stefano ha detto...

Hai mai provato a istituire un premio per chi ti segnala delle aree nelle quali attuare dei risparmi? Anni fa una compagnia telefonica per la quale lavoravo come consulente premiò con 20.000€ un dipendente che vinse un concorso interno per chi segnalava come realizzare un risparmio di almeno un milione di euro.

Luigi Rosa ha detto...

Credo sia l'indole di molti di non voler cambiare nulla unita al timore di dover lavorare "di più".

. ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Leonardo Leiva ha detto...

Anch'io la penso come Leon, e ci sono realtà in cui, effettivamente, fare meno per qualcuno fa comodo.

C'è da dire anche che produttività non significa solo questo: significa anche produrre di più, aumentare le vendite. La "vera" produttività crea sviluppo, fatturato e posti lavoro.

L'obiettivo finale deve essere sempre la crescita, altrimenti non è produttività, è solo un modo elegante per fare dei tagli.

gufoimpiccione ha detto...

beh credo che tu debba chiederti se hai espressamente chiesto a qualcuno "fai un lavoro di ottimizzazione individua colli di bottiglia perdite di tempo sprechi, l'obbiettivo è di aumentare la produttività del 5 % senza aumentare significativamente i costi."
senza questo imput da parte tua quello deputato a questo genere di cose (ad esmepio il caporeparto)temo abbia paura di spaventare la "truppa" (sono momenti questi in cui "taglio" dei costi e "ottimizzazione" fanno rima con "licenziamenti" in troppe ditte).
ma più terra terra : che ci avrebbe guadagnato un operaio o un tecnico o un 'impiegato se ti avesse segnalato un modo per ottimizzare il lavoro?
soldi?
aumento?
promozione?

l'idea del premio pe rl amigliore idea non è male-
una compartecipazione degli utili anche meglio...