venerdì 7 dicembre 2007

Maternità e lavoro

Chi scrive è a favore della nascita dei figli.
La cosa più bella in assoluto che ho fatto nella vita sono le mie ragazze...
Allo stesso tempo sono per l'occupazione femminile, visto che sono circondato (pur metalmeccanico) da donne e da noi anche a livello di retribuzioni fra i top ci sono delle donne.
Senza contare che ho conosciuto nella mia vita diverse donne molto più capaci dei maschi. Una magari l'anno prossimo potrebbe diventare Presidente di Confindustria.

Quando possiamo concediamo anche il part-time e cerchiamo di essere flessibili sulle esigenze delle madri. In qualche caso (dove possibile) abbiamo fatto operazioni di parziale telelavoro.
Insomma con i fatti e non a parole credo di essere per le pari opportunità.

Ciò non toglie che dal punto di vista aziendale il part-time così come l'essere mamma comporti una serie di problemi (non dipendenti dalla madre, certo) che inevitabilmente incidono sulle possibilità di carriera, visto che fare carriera significa avere più responsabilità.

Un paio di esempi.
Il Part-time.
Avere una persona che ha delle responsabilità che fa il part time è una limitazione, prima di tutto occorre sempre programmare le attività che prevedono la partecipazione della signora nel suo orario di lavoro. Poi può capitare che arrivi il contatto della signora in orario non di lavoro (certo, la colpa è sua che non ha appuntamento ma i clienti sono così) oppure occorre organizzare una riunione o dare una risposta in urgenza.
Tutti casi che limitano in parte la reattività dell'azienda agli accadimenti. Spesso nulla di trascendentale, ma sul medio periodo cose che incidono. Per quanto sopra spesso si prevede per chi fa il part-time già il "sostituto" nel momento dell'incarico.

L'assenteismo.
Già parliamo di una cosa (tralasciando i fannulloni che se ne approfittano) contro la quale si può fare poco, può capitare a tutti di ammalarsi.
In questo caso poi ci sono particolari periodi della vita nei quali i bambini sono molto soggetti alle malattie (quando iniziano ad andare all'asilo ad esempio) e quindi alle normali situazioni personali si aggiunge il rischio figli.
In questo tendenzialmente una soluzione sarebbe una alternanza padre e madre (se ambedue lavorano) ma in Italia è poco o nulla praticata.

Va poi considerato il periodo di assenza per la maternità e qui deriva molto da fortuna e attitudine della futura mamma. Ci sono i casi più disparati, da assenze di anni a assenze di mesi (quelle obbligatorie o poco più).
In periodi di cambiamenti continui e repentini a volte il rischio, se l'assenza è lunga, è che l'azienda che si trova al ritorno sia profondamente diversa da quella lasciata.
E l'azienda (ormai siamo tutti con il personale giusto giusto quando non meno di quello necessario) non riesce a tenere "fermo" il posto per chi se ne va, oppure se deve fare promozioni e spostamenti o cambiamenti organizzativi mentre uno è assente spesso si trova "costretta" a privilegiare chi è in azienda e può seguire il progetto. Non sempre è possibile aspettare.

Insomma pur con tutta la buona volontà unire maternità e lavoro è e resterà problematico.

Una discreta soluzione, ma occorre una famiglia già benestante e ottima professionalità, è cambiare proprio: licenziarsi e passare ad un lavoro fattibile da casa nel periodo di inizio maternità, ritornare a lavorare quando la situazione si è stabilizzata magari facendo un passo indietro per prendere la rincorsa e ricominciare.
Oppure fare i figli nel periodo universitario (credo sarebbe biologicamente anche più corretto) ma vedo che la tendenza è opposta.
Certo è che più si va avanti più può essere un bel macigno, maggiori sono le responsabilità, maggiore sarà l'impatto.

6 commenti:

Jakala ha detto...

"Oppure fare i figli nel periodo universitario (credo sarebbe biologicamente anche più corretto) ma vedo che la tendenza è opposta."

In quel caso manca la sicurezza economica.

prime ha detto...

per la donna alla Presidenza della Confindustria, credo tu possa già levare il tuo "magari".

:-)

L'imprenditore ha detto...

@ Jakala
Mi sa che purtroppo la sicurezza economica non ci sia più a tutte le età.
Vero è che è durissima fare dei figli senza guadagnare. E ammetto che non ci avevo pensato.

@ Prime
In Confindustria mai mettere fuori la testa per primi.
La corsa è ancora lunga...

Ladypiterpan ha detto...

Finchè i padri non riconosceranno il valore di "essere padri" e metteranno al primo posto sempre e solo la carriera, per noi donne non cambierà mai nulla...
E poi, credi davvero che la produttività di una persona si possa misurare soltanto in base a quante ore lavora?
Molto spesso uno rimane a lavoro per ore ed ore in più forse per mancanza di organizzazione e non per il lavoro....
Noi mamme invece, sì che conosciamo la programmazione produttiva della giornata!!!
Anna

MerciaioBlog ha detto...

[L'assenteismo.
... In questo caso poi ci sono particolari periodi della vita nei quali i bambini sono molto soggetti alle malattie (quando iniziano ad andare all'asilo ad esempio) e quindi alle normali situazioni personali si aggiunge il rischio figli.]

E spesso purtroppo le donne quando hanno finito coi figli iniziano coi genitori... che quando iniziano ad avere una certa età sono da accompagnare a fare l'esamino, la visitina, ecc...

La mia compagna fara' minimo 50 giorni l'anno di assenteismo causa padre malaticcio... per fortuna l'azienda e' sua e non deve rispondere a nessuno.

angela padrone ha detto...

Discorso problematico....la soluzione migliore sarebbe se donne e uomini condividessero esattamente a metà la responsabilità della famiglia. Gli imprenditori avrebbero gli stessi problemi alla pari con uomini e donne. Ma gli uomini di solito piace di più occuparsi della propria carriera e al massimo "dare una mano" alle loro donne