venerdì 2 gennaio 2009

Atteggiamento

Chi mi segue sa che sono un po' monomaniacale sui discorsi di coerenza di parole e fatti (e a quel filone appartiene il post precedente, magari un po' provocatorio).

Appena prima di Natale è venuto un nostro fornitore, noto tra le mie collaboratrici perché pensa di essere un gran figo e per quanto se la tira.

Ho sentito i racconti perché è arrivato con la macchina nuova e ci ha messo 10 minuti a passare davanti agli uffici per farla vedere. Non so cosa fosse non avendo collaboratrici appassionate di auto, ma costosa (prima aveva una Porsche) di sicuro.
Parlando poi con altri ho scoperto che da Gennaio la sua azienda sarà in cassa integrazione e che denuncia un reddito da operaio e poco più.

Ecco una di quelle cose che capisco benissimo fanno girare le palle alla gente.
Son piccole cose (magari l'auto l'ha ordinata da mesi) ma indicative dell'atteggiamento.
In questo, probabilmente ha ragione chi dice che forse va cambiato uno stile di vita.
Se l'azienda non va bene non posso presentarmi con il macchinone nuovo.
Sarò all'antica.

Certo, questo comporta un aggravarsi della crisi, se consumiamo meno ha ragione Berlusconi a dire che peggioriamo la situazione.
Ma io non amo cose del genere.

12 commenti:

L'imprenditore ha detto...

Lo metto nei commenti così vi risparmio fatica.
La mia azienda va bene, ha liquidità in abbondanza.
Eppure quest'anno abbiamo spinto molto sugli investimenti produttivi (piano da 18% sul fatturato nel biennio) invece io anche se era il mio turno e il momento non ho cambiato macchina.
Preferisco un paio di stampi in più e andare in giro con la macchina vecchia.

Francesco Cuccuini ha detto...

Circa 15 anni fa un mio ex compagno di scuola, ritrovato dopo diversi anni, mi raccontava cosa stesse facendo "Ho fatto questo, sto facendo quest'altro... e questa é la mia BMW per far vedere che gli affari vanno bene."

Rimasi come un bischero!

Apprezzo anch'io un po' meno immagine e un po' più di coerenza.
Perlomeno prima la coerenza e poi l'immagine.

Anche se di fondo gradisco poco look e tanta sostanza.

eugenio ha detto...

Facili moralismi.

piccoloimprenditore ha detto...

Anche se può sembrare un "facile moralismo" a volte i collaboratori non hanno (o non vogliono avere) il polso di come va l'azienda... Perciò anche l'attenzione a questi particolari può aiutare, anzi é un messaggio che val più di tante chiacchere.

L'imprenditore ha detto...

Saranno anche facili moralismi.
Per carità, ognuno con i suoi soldi ci fa quello che vuole.

Ma ad esempio in periodi come questi si sta molto abbottonati con gli aumenti di stipendio.
E la cosa più facile da pensare per un collaboratore è "mi nega 100 euro di aumento e ne spende 50.000 nella macchina nuova".

Mai sottovalutare i piccoli segnali, spesso sono più importanti dei paroloni.
E poi questo è il blog di un medioman, e a noi medioman i facili moralismi piacciono più (se rispettati) dei megaproclami sui quali tutti sono certamente d'accordo.

Mike ha detto...

> Per carità, ognuno con i suoi soldi ci fa quello che vuole.

Trattandosi di un'impresa bisogna riuscire a capire se i soldi sono i propri o sono dell'azienda. Se un'azienda ha un buon flusso di cassa fare saltare fuori 100000 euro e comprarsi il macchinone si puo` fare, ma forse investirli in azienda nel medi periodo porta frutti migliori (ad esempio non ritrovarsi a dover subire la concorrenza cinese e rischiare di chiudere)

Jakala ha detto...

Mai sottovalutare i piccoli segnali, spesso sono più importanti dei paroloni.

Concordo, quando chiedi uno sforzo ai dipendenti sotto forma di più impegno e rinuncia ad aumenti o bonus, devi essere il primo a metterti in gioco, altrimenti non sei credibile

Dottorecommercialista.eu ha detto...

concordo assolutamente.
anche io vengo dalla vecchia scuola, se devo vantarmi, mi vanto dei successi professionali non dell'auto.
PS: ma soprattutto non dimentico mai di evidenziare quanta fatica c'è voluta per raggiungere alcuni obiettivi.

viviamo in un mondo strano...
ma mi rendo conto che su alcune persone conta di più l'auto che hai di quanto hai costruito.

comunque alla fine sta a te sceglierti il tuo pubblico.

il mio è sempre molto sensibile ai piccoli segnali..;-)

woman ha detto...

Ehhh l'apparenza. C'e' che da' piu' valore all'apparenza che alla realta'... Ma con l'apparenza non si costruisce un futuro...
Pensa che un mio ex-clinete che fece un botto notevole lasciando un buco notevole e molti fornitori in fallimento... dopo il suo fallimento, si presento' alla fiera di settore con un mega stand dando da mangiare a 200 persone alla volta... con i nostri soldi... bah.

NB. Stampi ? Acc... vuoi vedere che sei un mio cliente :)))))

Buon inizio.

L'imprenditore ha detto...

@ woman

no non sono un tuo cliente...

ce ne sono di famiglie che chiudono e riaprono rifacendo il buco

Francesco Cuccuini ha detto...

Lo confesso!

Diffido di chi indossa cravatte con nodi esagerati o scarpe con suole che sporgono di due-dita oppure di chi ha la barba larga come un filo per non parlare di quelli col telefonino sempre in mano...

Un po' più di sano, anzi sanissimo, understatement.

olipan ha detto...

concordo con lo spirito del post.
Vorrei lanciare un concetto nella discussione, anche se leggermente fuori focus.
Credo che il meccanismo della cassa integrazione guadagni straordinaria sia un po' da rivedere. Si rischia spesso, a mio modesto e profano avviso, che imprenditori poco "illuminati" ci marcino, chiedendo aiuto allo Stato nei momenti di loro difficoltà, anche se "presunta".

Così facendo si dimentica la responsabilità sociale del capitano d'impresa (verso i propri dipendenti e verso la collettività in generale) e si attua il famoso motto "socializzare le perdite, privatizzare i guadagni"...
Credo che non sia un meccanismo virtuoso che inneschi spinte a una maggiore responsabilità sociale d'impresa...

Vedrei meglio un sistema di sostegno al reddito fatto di sussidi di disoccupazione più universali, più consistenti, più accessibili.

saluti