giovedì 29 ottobre 2009

Quale è il mio business?


In un commento al post precedente giustamente Ivan Crema dice "non credo che concentrarsi sul core-business sia l'unica chiave, questo mi fa pensare ai maniscalchi di fine '800".
Concordo al  100%.
Ma nella mia mente semplice fare il proprio "core business" è fare quello che si sa fare, senza voli pindarici fatti senza strategia.

Ad esempio se io oggi facessi materiale con motori elettrici da grande serie lo considererei un business finito e in mano ai cinesi. Analizzerei bene quali sono le competenze (il mio core business) e se il prodotto che faccio, come penso, è "cotto" cercherei di applicare le competenze ad altri prodotti, possibilmente vendibili nella rete di vendita che ho già.
Se possibile cercherei l'innovazione spinta nel settore (il prodotto raffigurato ne è un ottimo esempio).So fare la  plastica, gli stampi, il motore elettrico? Sono forte nella progettazione, produzione o commercializzazione.
Se so progettare perché non diventare progettazione pura togliendo la produzione?

Se il mio punto di forza è il marchio con la commercializzazione e la rete di vendita potrei anche smettere di produrre e commercializzare e basta (come hanno fatto molti). Su questa cosa ho dubbi sul medio lungo termine ma non voglio dilungarmi.

A volte disinvestire è funzionale alla sopravvivenza aziendale.

Spesso invece si passa al prodotto che "si vende" senza considerare se è coerente alla conoscenza e struttura produttiva aziendale. Normalmente con effetti pessimi.

L'estrema conseguenza è dover riconvertire le proprie competenze. Ma quello è un processo lento e se lo fai sotto la pressione della crisi, in u momento come questo, senza averci pensato anni fa... probabilmente soccombi prima di riuscirci.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Se si produce in un paese che ha costi alti, bisogna che il prezzo sia sufficientemente alto da coprire i costi ma anche sufficientemente basso da essere competitivo.

Questo é un problema normalmente, ma diventa ancora più serio in periodi di crisi. (Questa crisi lascierà lunghi e profondi strascichi, quindi il problema che si pone ora non é di tirare a campare per un po´, ma di costruirsi una base solida per il futuro.)

Ci sono diversi approcci per superare il problema dei costi. In ciascun caso bisognerà valutare quale sia quello più appropriato. Ne cito alcuni.

Il focus su un segmento di mercato é un approccio che si può considerare. Un altro approccio é quello di puntare sulla differenziazione, magari in base alla qualitá percepita del prodotto. Oppure con un metodo di distribuzione differente. Oppure puntando sui volumi... ecc.

In alcuni casi il business ha fatto il suo corso e non vale la pena di investirci altro denaro. A quel punto si può spremere l´ultimo reddito prodotto e poi chiudere o cedere ad altri quello che rimane--magari ad un concorrente.

Non c´é una soluzione standard. Con creativitá si potrebbe trovare una soluzione redditizia anche quando tutto sembra perduto. Ma non sempre.

Saluti,
Anton

pollodimare ha detto...

Mi sono rimasti impressi 2 casi studiati all'ISTUD nel lontano 1982.
Il primo riguardava la Svizzera, la produzione di orologi classici di cui era leader era stata "mazzolata" ben bene dai giapponesi (Seiko ed altri); non potevano più competere sul prezzo, cosa fare? si inventarono l'orologio SWATCH, colorato,a basso costo, molto trendy, un successo travolgente.
Altro caso i produttori di "regoli calcolatori" (ammesso che qualcuno ricordi ancora cosa fossero) oggetti molto tecnici di grande precisione che richiedevano una base di legno molto stabile in tutte le condizioni atmosferiche, stritolati dall'avvento delle calcolatrici elettroniche. Due i produttori, uno si dedicò a fare anche lui calcolatrici pensando che quella fosse la sua "competenza distintiva" ed ovviamente fallì miseramente perchè l'elettronica era tutto un altro film; l'altro, uno svedese mi pare, si mise a produrre canoe in legno sfruttando la sua vera competenza che era quella della lavorazione del legno ed ebbe successo (oggi non so perchè sono passati 30 anni ed anche le canoe in legno non si vendono più tanto bene!!!).
Morale: non si può vivere con la testa volta all'indietro, i mercati evolvono e ciò che funzionava smette di funzionare, spesso all'improvviso. Serve sempre un occhio al di fuori dell'azienda, essere curiosi, guardarsi attorno, farsi "contaminare" da altre esperienze e conoscenze. Direi quasi dobbiamo riscoprire la capacità di essere uomini del Rinascimento; certo nessuno è Leonardo ma è la conoscenza quello che da imprenditori dobbiamo praticare. E per farlo, tassativo, guardare oltre i confini dell'azienda.

Anonimo ha detto...

Facciamo conto di avere una ditta molto redditizia, in un campo in cui il nostro dominio é difficilmente attaccabile per lungo tempo.

La situazione é ideale, no?

Ma c´é un MA.

Abbiamo uno stabilimento solo e questo stabilimento é situato in cima al Vesuvio.

Questo non costituisce alcuno svantaggio. Siamo andati molto bene da anni. Nessun problema!

...almeno fino al giorno in cui il vulcano erutta.

A quel punto, la nostra leadership di mercato e la nostra strategia... vanno in fumo!

Dal punto di vista economico e sociale, l´Italia secondo me é un vulcano che potrebbe eruttare da un momento all´altro.

Speriamo che non succeda.

web company in ncr ha detto...

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