lunedì 4 aprile 2011

Sognando le nuvole

Giornalmente in azienda riceviamo offerte.
Se uno legge on line e le riviste è certamente il trend del momento.
Tutti ne parlano.

Cloud computing.

Servizi in ASP, server e memorizzazione dati remoti.
Bellissimo.

C'è il solito ma: avere i dati in remoto nella cloud è bellissimo. Ma dovrei avere una bella linea internet veloce e affidabile.

Invece qui da noi, visti gli scarsi investimenti fatti sulla rete ultimamente, avere una linea internet veloce e stabile è una specie di sogno.
Ammesso e non concesso di essere in località coperta almeno da ADSL (e in certi posti è già un sogno) una linea veloce ed affitabile in grado di supportare la memorizzazione remota costa ben più di un buon server.
No cloud computer ma le solite nuvole nere all'orizzonte.

giovedì 24 marzo 2011

Studiare la storia

Studiare la storia è una di quelle cose da vecchi barbosi quale io sto diventando.
Cose inutili, in questa gnù economy, dove basta cercare su wikipedia per sapere tutto.

Eppure la storia è fondamentale.
Perché la storia si ripete, perché, mentre l'esperienza è quella che ci dovrebbe aiutare a decidere, come falene impazzite siamo destinati a ripetere gli errori dei padri, nonni, bisnonni ecc.

Ho detto varie volte che la guerra moderna si gioca in campo economico.
Oggi, purtroppo, la guerra vera l'abbiamo anche a due passi da casa.
Tralascio la mia impressione sulla cosa, sarebbe molto impopolare.

Ma ripensando alla storia del nostro paese di fronte al discorso allargato, già fatto da Andrea Panato, della guerra (che va a colpire il nostro vero Ministero degli Esteri, l'Eni) con la parte finanziaria su Generali, Parmalat e altre operazioni sparse piccole o grandi.
Molti paesi avevano puntato tutto sui servizi; ma come la Gran Bretagna, improvvisamente si accorgono che senza industria, senza produzione, è difficile mantenere l'occupazione, creare lavoro, dare un mercato al settore servizi.
Noi imprenditori di campagna l'abbiamo sempre pensato, ma noi siamo "storia", vecchi, fuori mercato, incapaci di adeguarci ai tempi moderni.

Allora, se il mandato è "impadroniamoci della energia" (Guerra BP-Total contro Eni) e della produzione (Parmalat) ecco che i mai sopiti istinti imperialistici degli umilissimi francesi rinascono.

E cosa ci insegna la storia?
Che l'Italia è da sempre terra di conquista, che il nostro odio e disincanto nei confronti dell'autorità costituita, il nostro arrangiarsi, nasce proprio dalla abitudine ad essere invasi.

E perché è sempre stato facile invaderci?
Perché siamo il paese dei comuni, un paese dove ancora oggi si tifa per lo straniero se conquista il comune vicino, nemico da sempre.
Perché per noi la parola alleanza è il preludio alla parola tradimento, o quantomeno approfittarsene e cercare di fregare il socio.

Trasportiamo questi nostri vizi nell'industria ed eccoci ad avere una industria frammentata, dove si preferisce fallire che allearsi o perdere il proprio moderno titolo nobiliare di Amministratore Delegato.
Dove con un certo godimento vediamo sparire il concorrente italiano favorendo un tedesco, un francese, un americano.

Eccoci qui a ripetere la storia, a ripetere vizi ed errori dei nostri avi, che ci hanno lasciato la grande tradizione dell'artigianato, dell'arte della creatività.
E questa maledetta abitudine a far da soli.

giovedì 10 marzo 2011

Responsabilità sociale (ma dove conviene)

Nelle grandi corporation negli ultimi anni ci si dà molta aria alla bocca parlando di Responsabilità Sociale con bilanci, documenti pubblicità ecc.
Al di là del fatto che quando lo vedo fatto dai petrolieri e dalle banche mi viene personalmente da sorridere (ma sono un dissacratore) nei fatti poi ci si riempie la bocca quando conviene.
Faccio un esempio concreto: HP.

E' sicuramente uno dei market leader nelle periferiche, e se andate sul loro sito trovate pagine e pagine sulla responsabilità sociale.

Però poi se avete una stampante, che magari usate saltuariamente e quindi ancora perfettamente funzionante, che ha qualche anno (mica tanti, bastano 3 o 4) e avete la pretesa di trovare i driver per un sistema operativo aggiornato tipo Win7 (non parliamo poi della 64-bit), beh i driver non ci sono.
Se li chiedete Vi dicono che è una vecchia stampante non più supportata e vi fanno cortesemente capire che è ora di cambiarla. Anche se va.
Ma questo, naturalmente, non fa parte della responsabilità ambientale di HP, la colpa è vostra che la usate poco e quindi è vecchia e nuova.

Io sono ormai un vecchio trombone romantico e mi piacerebbero, invece di tante parole su responsabilità sociale e riciclabilità,  più fatti, non solo da HP ma da tutte le grandi corporation, come durata adeguata dei prodotti, supporto a lungo termine, disponibilità ricambi.


Costruire un prodotto nuovo ha sempre costi ambientali enormemente più elevati di ripararne uno vecchio.
E anche se magari quello vecchio è meno efficiente dal punto di vista energetico, ci vogliono anni per ammortizzarne l'impatto.

Invece, naturalmente, si punta a vendere il più spesso possibile un nuovo prodotto, alla faccia della CSR.

sabato 26 febbraio 2011

la vostra ignoranza vi fregherà

Personalmente traggo una lezione da quanto sta succedendo in Nord Africa.
Ed è quanto (come dico da tempo) i governanti siano lontani dal popolo, circondati da paraculi che non fanno che osannarli e rassicurarli.

A questo si aggiunge, oggi, la profonda incapacità di moltissimi di capire nel profondo i Social Networks e la loro potenza. Che in questi casi sta nella polverizzazione e impossibilità di avere una visione di insieme.
Chi può oggi veramente fare una analisi del "sentiment" sui social network?
Dove e chi (forse a parte Google) ha la potenza di calcolo di fare analisi serie su ciò che passa sui SN?
Davvero qualcuno pensa che basti tenere d'occhio un po' Facebook e un po' Twitter?

Mi dicono persone che ci sono state che mesi e mesi fa i giovani dicevano che il nord Africa era una polveriera pronta ad esplodere.
Proprio mentre i governanti venivano a promuovere gli insediamenti produttivi e gli accordi commerciali, mentre i governanti rubavano sempre e sempre più, comportandosi come se tutto non dovesse finire mai.

Chi aveva il "sentiment" della situazione? Probabilmente i giovani che frequentavano i SN e altri giovani, non chi viveva nella sua torre d'avorio.

E spegnere internet dopo non è molto utile.

Non a caso i cinesi, ben più smart e abituati a reprimere il dissenso (fanno ogni anno ben più morti della Libia, ma la realpolitik verso chi ci sta comperando ed è fabbrica del mondo ci fa turare il naso) internet lo tengono mezzo aperto e molto controllato.

Per estensione, care decine di migliaia di colleghi che pensate che quelle siano robe da ragazzini e io non ho mica tempo da perdere e tanto nel nostro settore... siete sicuri che la next revolution non renderà di sabbia le fondamenta proprio del vostro business?

mercoledì 23 febbraio 2011

Sciatteria

Uno che fa il mio mestiere di sicuro un po' rompiscatole lo è.
E vaglio attentamente i Cv che ricevo, essendo convinto davvero che la forza dell'azienda sono le persone.

Resto quindi notevolmente deluso quando vedo quanta sciatteria c'è tra chi invia CV e richieste di lavoro.
Questo è solo l'ultimo esempio di modulo compilato on-line (tenete conto che non c'era neppure un CV allegato):

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Titolo di studio: liceo linguistico
Altra formazione: 1 anno facoltà psicologia Boccono Milano 1 anno facoltà lettere moderne Statale Milano stege linguistici in UK
Inglese: ottimo
Tedesco: buono
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Voi capite che di fronte a queste cose uno qualche dubbio sulle lingue e sulla preparazione se lo fa venire.
Per carità, poi sono il primo a fare errori di ortografia, ma se devo fare una lettera di presentazione importante la leggo 10 volte.

giovedì 17 febbraio 2011

Cecità



Mi perdonerà Roberta Milano (che sul turismo è più brava di me ed un punto di riferimento) se invado il suo campo.

Leggo nella newsletter mattutina del Sole 24 Ore che Bocca, presidente di Confturismo, dà la colpa (anche) alla tassa di soggiorno per il calo delle presenze in Italia (purtroppo non c'è online al momento).
Mi viene voglia di proporre una nuova teoria economica, quella della sindrome "Jake Blues", "non è stata colpa mia".

Ma Bocca ha fatto un giro nelle strutture turistiche in Italia e magari fatto un po' di comparazioni con l'estero?
Certo, qui ci sono vincoli enormi anche "esterni" alle strutture turistiche, che vanno dai trasporti pubblici alla pulizia, agli orari dei musei ecc.
Ma sarebbe utile prima di tutto guardarsi in casa.

Il "value for money" (se non si usa un po' di inglese in economia non si è credibili) delle strutture turistiche italiane è spessissimo molto basso. Alberghi e ristoranti cari, carenti di servizi e spesso anche di ciò che non costa nulla: un po' di gentilezza.
Raramente mi capitano strutture che mi fanno venire voglia di tornarci.
Più spesso mi capita di vedere quelle piccole e grandi disattenzioni, e non sono il solo, che mi fanno capire che siamo mille miglia lontani da un concetto di servizio alla persona adeguato ai tempi.

Non mi interessa pagare, con quello che costano gli hotel in Italia, qualche euro di tassa di soggiorno (che esiste tra l'altro in moltissimi paesi e sperando che venga usata per migliorare la città), mi interesserebbe invece avere servizio e trattamento adeguati a quanto (spesso tanto) pago.

Non vorrei  Bocca avesse su un paio di occhiali scuri, li tolga, magari vedrà più chiaramente la situazione.

mercoledì 9 febbraio 2011

Genialate

Chi frequenta Confindustria sa che la mitica "base" ha un mantra:
bisogna fare qualcosa
chi la frequenta da molto sa anche che se gli rispondi "ok, dai vediamo cosa fare, tu cosa faresti" la risposta è uguale "bisogna fare qualcosa", inutile cercare di approfondire cosa, quella è la risposta che si riceve.

Se a questa situazione innestiamo un qualche genio il risultato è questo.
Non sono di quella categoria, se no mi cascherebbero le braccia (devo imparare ad essere fine).

Già il testimonial Gerry Scotti (e sui testimonial ci sarebbe da aprire un libro) è super inflazionato.
Ma pensare, con la pubblicità TV (altra genialata) di "creare nuove motivazioni di acquisto oltre a quelle già fortemente consolidate" in un momento di crisi dell'edilizia ed economica (e l'ultimo pensiero credo sia ristrutturare casa) è veramente una cosa che mi lascia allibito.
A meno che non abbiano trovato innovativi usi tipo la ceramica commestibile.

Ah, certo, dimenticavo, però "abbiamo fatto qualcosa".

mercoledì 2 febbraio 2011

Questa è l'Italia

Dice di essere intelligente (confondendo l'intelligenza con la memoria, vabbé).
Ha un milione.
Ha un sogno.

Ma cerca il posto fisso, anche da receptionist, ad aprire una sua azienda non ci pensa proprio.

lunedì 31 gennaio 2011

Liberisti stà cippa

Strano eh, il governo dei liberisti che vuole aiutare la ripresa:
  1. alza le multe per tutte le comunicazioni del cavolo che stanno studiando (cioè fanno una selva di nuove comunicazioni + forti multe=nuova tassazione mascherata) tipo black list ecc
  2. con le nuove imposte (IMU) penalizza le imprese, toglie l'ici e mette una nuova tassa più alta, in più indeducibile così il 7,6 permille aumenta del 30% circa portandosi intorno all'1%
E poi si lamentano che la gente fa di tutto per evadere?
Devo dire che poco è odioso come le tasse indeducibili, che vuol dire pagare le tasse sulle tasse.

Ogni giorno che passa aumenta la voglia di andarsene!

venerdì 21 gennaio 2011

Il tempo aggiusta tutto

Anche se la mia esperienza attuale a dire la verità non dice la stessa cosa (il tempo aggiusta tutto quello che affronti).

Ricordo la "battaglia di civiltà" per lavorare 35 ore, portata avanti con duri scontri.

Oggi chi ha fatto quella scelta torna indietro, perché, purtroppo, il salario non è una variabile indipendente.
E senza imprese competitive non c'è lavoro.

Naturalmente va rilevato come negli altri paesi ci si muova per affrontare i problemi, mentre qui da noi il problema son le puttanelle.

giovedì 20 gennaio 2011

Ben venga Marchionne

Premessa: è una cosa scritta diversi giorni fa, in gestazione da lungo tempo. Non la "limo" e lascio la scrittura di getto o mi metto anch'io ad autocensurarmi.

La querrelle Marchionne/FIOM occupa ormai da tempo le prime pagine dei giornali.
Sono stati versati fiumi d'inchiostro da commentatori molto più autorevoli di me.

Volevo però soffermarmi (da tempo a dire il vero) da "insider" su ciò che la cosa sta scatenando.

A scanso di equivoci chiarisco subito che sto dalla parte di Marchionne.
Perché sta sollevando un problema che non è (solo) quello sindacale, ma che sono Federmeccanica e Confindustria.
E' indubbio che negli anni le organizzazioni si stratificano, che i funzionari che dovrebbero difendere le parti alla fine sviluppano una certa contiguità e familiarità.
Detto fuori dai denti, Federmeccanica per come è stata negli ultimi anni non serve a molto e men che meno alla competitività del paese.
E' vero che gli accordi e la politica sono l'arte del compromesso, ma questo non deve fare perdere di vista l'obiettivo principale.
Non so chi di voi ha mai letto il contratto dei metalmeccanici, fatelo, è una lettura istruttiva, se volete tornare indietro di 40 anni.
Tenete presente che siamo ormai a 240 (duecentoquaranta) pagine. L'orario di lavoro è regolato in 21 agili paginette.
Troverete delle descrizioni di mestieri ed inquadramenti che risalgono ormai alla prima industrializzazione, troverete tonnellate e tonnellate di cavilli, incrostazioni e stratificazioni formatesi in anni e anni di mitico "contratto nazionale". Per dire, voi che magari siete informatici, se fate la perforazione delle schede meccanografiche o il relativo controllo sappiate che siete in 2a categoria (ma se fate perforazione E verifica 3a).

E di fronte alle richieste di molti di modernizzare e rendere più attuale il contratto ho sentito le scuse più diverse.
La verità è che non c'era e non c'è la volontà di Federmeccanica di mettere le mani sulla struttura stessa del contratto.
Troppo difficile, troppo impegnativo, troppo lavoro.
E' vero che la Fiat l'ha sempre fatta da padrone in Federmeccanica, ma la Fiat del mitico Re d'Italia sabaudo Agnelli e del non rimpianto Romiti, quella che aveva in cambio sempre qualcosa.
Oggi che è guidata da una persona che se non altro non pensa che il mondo termini con i confini della provincia di Torino e che non si sente membro dell'esercito dei Savoia, si comincia a guardare in termini di costo/opportunità, a pensare in termini globali, a vedere i fattori che rallentano lo sviluppo.
Vero che la produttività deriva da scelte aziendali e che in Italia gli imprenditori non sono molto attenti sul tema. Ma è anche vero che è tempo di finirla con i "diritti" senza responsabilità. E' ora di finirla con un sistema dove questi fattori diventano lotta ideologica e politica, spesso sulla testa di imprese e lavoratori.
Non mi sono sentito tutelato da Federmeccanica come il grosso dei miei collaboratori non si è sentito tutelato dai sindacati.

E il problema non si ferma alla figlia.
Anche la grande mamma Confindustria non è ce se la passi meglio.
Cos'è la Confindustria oggi?
Ok abbiamo problemi di cassa, ma come posso sentirmi rappresentato da gente come Eni, Enel, Poste, Trenitalia, Telecom?
Come possiamo difendere gli imprenditori se poi concediamo potere di veto ai monopolisti? Se poi un vicepresidente parla di energia e pesta i piedi all'associato Enel per difendere le PMI e viene gentilmente accompagnato alla porta?
Certo la battaglia per la legalità è basilare, ma è comoda, non intacca gli interessi di associati forti.
Invece ci troviamo a tagliare articoli ed interventi negativi sui monopoli, a pagare l'energia più che negli altri paesi, con un sistema monopolistico ed oligarchico in utility e servizi.
E anche in Confindustria non vi dico i muri di gomma se qualcuno vuole fare qualcosa di _veramente_ incisivo e che vada al di là delle belle parole.

Ben venga allora Marchionne a parlare chiaro, a rompere il giocattolo. Certo, ricatta, certo, usa a volte toni un po' forti, ma le rivoluzioni non si fanno se si è troppo educati.

E' ora di finirla con un paese dove esiste il potere di veto di chi urla di più, dove la sconfitta in una votazione democratica prevede immediatamente i distinguo e le recriminazioni (vale per la Fiom e mille altri).
E' ora di finirla di lavorare contrattando continuamente sotto il ricatto del rinvio.
La questione straordinari ad esempio, con i tempi della economia attuale è credibile potere aspettare più di un mese l'autorizzazione a fare degli straordinai?
In quel tempo puoi passare dagli straordinari all'avere nulla da fare. E a chi mi dice "programmate meglio" se vuole offro uno stage a fare programmazione della produzione. Col cliente che ormai ti chiama quando ha già venduto la merce che ti ordina, e che chiama oggi per domani. E tu che lotti per migliorare la produttività e hai sbalzi del 50% sulle necessità settimanali.
Si accomodino. Se sanno programmare esattamente a 30 giorni senza ritardi, continue variazioni e scompensi produttivi lo stipendio offerto è ottimo.

Sta diventando un romanzo (forse per quello non mi mettevo a scriverlo).

Troppe cose grigie per non dire buie si vedono anche da dentro, troppa flemma.
Purtroppo frequentando certi ambienti uno si rende conto che anche dove si aspetterebbe il contrario c'è una grande mancanza di persone con carattere e coraggio (essendoci molte donne parlar di senza palle mi pare indelicato, ma il concetto è quello).
E ci sono schiere di galleggiatori e navigatori della poltrona, bravi a parlare, gentili, educati, di gran classe e savoir faire ma incapaci di prendere una decisione che vada contro qualcuno.

E mi piacerebbe far leggere certe robe da burocratese e attenzione alla forma e ai regolarmenti che ogni tanto escono dai nostri palazzi confindustriali degni della peggiore burocrazia ministeriale.
In fondo di quello vivono, e a frequentare certi ambienti, si sa, ci si adegua.
E a sentire certe voci sulle forniture al nostro palazzone romano vengono i brividi

Ben venga allora Marchionne che porta la Fiat fuori da Confindustria e che rompe gli equilibri, anche interni e anche estetici (maglione di chi lavora, contro grisaglia)
Magari con la prospettiva di una Confindustria che perdendo i pezzi fatica a pagare gli stipendi qualcuno capirà che forse dovrebbero difendere gli interessi delle aziende.
Oppure associeranno anche i ministeri così non avranno più problemi di budget.
E faranno Berlusconi anche presidente di Confindustria, che andrà molto d'accordo con il presidente del consiglio.


PS il tutto scritto in treno di fronte a uno che lavora (a mannina) su un documento CGIL :-)

venerdì 7 gennaio 2011

Lezioni di management

Sono solo a metà ma sto leggendo un libro di management molto interessante.
Si chiama Life ed è l'autobiografia di Keith Richards, chitarrista e fondatore dei Rolling Stones.

Intanto va detto che è vero che "it's only rock'n'roll" ma vorrei farla io una azienda che ha il giro d'affari di questi signori.
E poi il fatto che si tratti di artisti è un punto di forza e non certo di debolezza del libro.

L'idea comune è che l'artista sia una artista e abbia un "dono" e spesso anche in azienda molti pensano che basti il talento.

Invece il libro è una lezione di management perché racconta, prima del raggiungimento del grande successo, alcuni punti che valgono per qualsiasi attività.

Dedizione e studio: giorni, mesi, passati a studiare gli altri (la concorrenza) perché volevano essere "i migliori" nel loro campo. Il talento non è nulla senza studio ed esercizio (la formazione). E l'applicazione maniacale ed esclusiva al progetto, la vision di ciò che si voleva essere.
Non basta il talento, e la dedizione al progetto di una start-up deve essere globale e assoluto.
Segmentazione del mercato: esistevano i Beatles che coprivano una certa fascia (quella dei bravi ragazzi)  e loro per vocazione e per scelta hanno coperto una fascia di mercato differente. Ma con i Beatles parlavano e scambiavano idee (rete), non erigevano muri.
Inizio con materiale di altri: hanno iniziato facendo principalmente cover (copie?, terzisti?) poi hanno iniziato a scrivere le loro canzoni (sviluppo di un proprio prodotto) con dei tratti distintivi che le rendessero riconoscibili (brand & family feeling).
Espansione internazionale: hanno iniziato con l'obiettivo di diventare la miglior band di blues di Londra (locale per partire), poi espansione in UK (nazionale) poi USA (il più grande mercato estero) e alla fine espansione internazionale (globalizzazione). Gli inizi in USA sono stati difficili e i costi non erano neppure coperti dagli incassi, ma hanno tenuto duro, insistito e alla fine avuto successo.
E il rock ha certamente contribuito alla globalizzazione.
Pensiero laterale e analisi del mercato: in un momento in cui la musica aveva gli steccati (abbiamo sempre fatto così) bianchi e neri, pop e rock, barriere d'ingresso forti (BBC non trasmetteva il loro blues nero), hanno rivoluzionato tutto andando a toccare le esigenze dei potenziali clienti e più con il passaparola (il word of mouth è la cosa più vecchia del mondo) che con l'aiuto dei media.
PR e uso dei media: superata la barriera iniziale dietro c'era un prodotto vero, ma certe esagerazioni erano un modo per fare parlare di se. In fondo la differenziazione e l'essere contro era marketing non convenzionale per i tempi.
Risorse umane: pensavano che Charlie Watts fosse il batterista giusto per loro, già professionista non se lo potevano permettere, ma hanno fatto sacrifici per prenderlo e tenerlo.
Le funzioni e i talenti di ognuno erano valorizzate e inserite in un progetto globale, con differenti specializzazioni e funzioni.
Management: la grande svolta c'è stata quando hanno trovato un manager che si è occupato di PR, logistica, gestione della "macchina" lasciando i creativi liberi di creare e dando consigli sullo sviluppo del prodotto in relazione ai potenziali clienti. Ma la macchina non era una macchina creativa allo sbando ma ben gestita e con programmi e scadenze (un singolo ogni x mesi) definite e rispettate.
Investimenti: tutti i primi incassi erano dedicati a migliorare l'attrezzatura disponibile.

Insomma alla fine è diventata una delle maggiori macchine da soldi mondiali nel loro campo, ma è stata una start-up.

Potrei probabilmente andare avanti ancora, ma l'idea era quella di far capire che certe "regole" valgono in qualsiasi campo, e le scorciatoie non esistono.
Il talento non basta.

martedì 14 dicembre 2010

Non è un paese per me

Questo non è più un paese per me.

Non ho voglia di ritornare agli anni di piombo, agli scontri di piazza, all'odio per il quale chi non si allinea al pensiero "migliore" è qualcuno da eliminare fisicamente.
Dove la democrazia funziona se vince chi pensa di essere nel giusto e non se vince l'avversario.

Se queste sono le prospettive meglio chiudere tutto, fare cassa, andarsene da qualche altra parte.

E ai cinquanta che lavorano qui ci pensi la  Fiom, o Bersani, o l'Asl, o l'ufficio delle Entrate o qualcuno di tutti quei soloni che ogni giorno ci dicono cosa dovremmo fare senza fare nulla o peggio mettendoci i bastoni tra le ruote.

sabato 11 dicembre 2010

Ecologisti per finta

Tutti a dirsi ecologici.

Poi in una marea di posti è vietato lasciare biciclette (a partire dai cortili dei condomini).
Ma non sarebbe meglio incentivare l'uso della bici anche attraverso la facilità di parcheggio?

venerdì 10 dicembre 2010

Mercato del voto

Molti stanno urlando contro la "compravendita" di deputati.
A parte il fatto che a mio parere vale per ambedue il fatto che uno cambi idea.
Cosa che è del tutto legittima. (anche se capisco che cambiare idea pro Berlusconi è poco corretto secondo il pensiero comune).

Ma una cosa mi fa molto pensare.
Si parla più o meno esplicitamente di corruzione.

Ma allora questo vuole dire che alcuni partiti dell'opposizione, ed in particolare i moralizzatori e incorruttibili urlatori dell'IDV, idoli dei Grillini hanno portato in Parlamento gente corruttibile?
Che si vende così facilmente e pubblicamente?
Bel risultato.

Purtroppo ormai la politica non è più fondata su competenze e serietà.
Viene aggregato chi porta voti, a volte (troppo spesso) senza farsi troppi scrupoli su come ciò avviene.

E se non funziona per merito ma per intrallazzi più che intrallazzatori alla fine lì non ci troviamo.