lunedì 21 maggio 2007

Sirene, castelli, miopia, brioches

Post originariamente scritto per "Formiche" sul numero di Maggio attualmente in Libreria.


Ne ho visti tanti, sparire nel buco nero della politica attirati dalle sirene.

Incontri gli amici di un tempo, trascinati nel gorgo della politica e li trovi persi, presi da argomenti e ragionamenti distanti.

Credo sia qualcosa che fa parte dell'animo umano, che si lega intimamente ai nostri istinti animali più profondi. Quelli che non cambiano al variare della cultura, del luogo di nascita, della propria storia.
E' qualcosa che è legato al potere, al comando. Presente infatti anche nei gruppi di animali.

Molti miei colleghi sono i primi a soffrirne, chi non conosce industriali di provincia boriosi e pieni di se? Ma se vivi in provincia sei riconosciuto, omaggiato, vai in giro e ti senti "qualcuno" e non "uno". Poi bisognerebbe rendersi conto che ti sposti nel paese di fianco e probabilmente nessuno ti conosce ma questa è un'altra storia.

Quando una persona, anche di successo, intelligente e con buona cultura entra in politica viene inserito nel meccanismo.

Il meccanismo prevede che uno cominci ad assumere degli incarichi.
E più sali più hai incarichi, più hai incarichi più il meccanismo ti trascina nell’ingranaggio.

Sempre più la tua vita si riempie di politica. Cominci a incontrare prevalentemente persone a causa della politica, ad avere incontri con i colleghi. Entri nel gruppo dei “politici”.
Ogni gruppo tende a proteggere i suoi componenti, a diventare autoreferenziale, dagli amici che si trovano per una partita di carte al bar alle grandi organizzazioni.
La politica è naturalmente l’apoteosi dei circoli chiusi.

Ti danno le chiavi e cominci ad avere accesso al castello, là dove entrano solo le persone di potere.
E più sali di livello e più puoi salire ai piani alti del castello.

Inizi la durissima vita del politico ad alto livello. La gente non si rende conto di quanto questa vita sia dura, che il 90% delle persone probabilmente schianterebbero al suolo stremate, anche considerando di avere tutte le facilitazioni di viaggio e organizzative di cui si gode. Sembra una cosa semplice, invece è complessa, difficile, estenuante e ha due grandi controindicazioni: la prima è che ti trovi sempre più circondato da tuoi simili e quando esci dal castello il popolo, ammesso che superi la cerchia di chi ti protegge, è adulante.
La seconda è che questa durissima vita rende miopi.

E allora quando ti trovi nella torre del castello a parlare con i tuoi simili e a decidere sul destino del popolo, lo stesso popolo, il paesaggio tutto quello che circonda il castello diventa un paesaggio sfumato ed indistinto.

L’ho detto, ogni ambiente a poco a poco si trasforma in un circolo “chiuso” dalla bocciofila alla compagnia di ragazzi, al paesello.
Il problema è che la politica decide e regola la vita di tutto quel mondo che cerca di andare avanti fuori dal castello. E lo fa senza più vederlo e capirlo.
Non a caso i miei collaboratori normalmente commentano: ma ci provano mai a pensare cosa comporta cercare di rispettare le leggi che emanano?

Per questo non c’è da stupirsi se da centinaia di anni per il popolo il governante è qualcuno che alla affermazione “manca il pane il popolo ha fame” dà come risposta “dategli le brioches”.

9 commenti:

Zener1992 ha detto...

Bel post (articolo)..spiega al meglio la situazione.
Complimenti Impre.
zener

duca ha detto...

E' proprio così. Per questo bisognerebbe mettere dei limiti massimi per la rieleggibilità. Che so......due legislature, poi a casa (non ad un'altro incarico.....proprio a casa)anche a costo di pagarrgli pensioni d'oro......ma a casa farebbero meno danni.
Ditemi un nome di un politico (di quelli che contano) che sia lì da meno di 20 anni......ormai non sa più cosa è la vita del popolo comune.

Michele ha detto...

La visione feudale della politica non solo è realistica e drammaticamente radicata, ma ciò che è più devastante è che la stragrande maggioranza delle grandi imprese italiane si ispira a questo modello.

giuliano ha detto...

Bella riflessione... molto realistica .Quello che però è ancora peggiore è che questi signori al di fuori della "torre" abbiano un popolo plaudente, che comunque li osanna (o li giustifica) qualsivoglia cosa facciano.
Giuliano

Marco ha detto...

saranno miopi, ma l'odore del sangue e del denaro, del pane e del circo quelli bravi lo san fiutare bene. gli incapaci credono sia il lezzo che emana il popolo bue, ma quei politici dal naso fino san ben distinguere cosa porta il vento ed al vento san dare quel che vuole e lo san seguire che il vento muta come l'umore del popolo o forse è l'umore del popolo che si fa portare dal vento.
non a caso il popolo plaude quando il politico ciecuziente si affaccia dalla torre e racconta quel che le molte orecchie vogliono sentire. ascoltano e plaudono mentre i piedi affondano nella mota.

tutto si tiene, simul stabant simul cadent dicevano i latini
and we will all go down together.

pollodimare ha detto...

Splendido post, fotografa molto bene la realtà, aggiungerei il nepotismo che non può mancare in un sistema chiuso e autoreferenziale.

laureato91 ha detto...

Sì, ciò che scrivi (così efficacemente, tra l'altro) è vero. Ma.... "il meccanismo" è un insieme di norme, convenzioni, comportamenti, etiche individuali e di gruppo. E quello che risulta dall'interagire di diversi interessi e delle persone che hanno come compito quello di contemperarli.
Così, sicuramente l'invasione della politica nell'amministrazione è male, ma l'inserimento di taluni elementi di fiducia è necessario; l'accumulo di esperienze è desiderabile, ma la chiusura "a riccio" dell'"insieme politici" su basi di autoreferenzialità e antimeritocrazia è male.
Eppure... entrare nel "meccanismo" è il modo di poter dare il proprio contributo per (si spera!) il bene comune.
Intendiamoci, io dal "meccanismo" ne sono fuori; ma, anche per questo, ogni giorno, nel mio lavoro, mi è difficile dare il contributo, anche esclusivamente tecnico. che sarei in grado di fornire.
E l'autoreferenzialità degli "old boys" non è solo un male della politica italiana, ma anche di settori distanti dalla politica e di aree geografiche diverse dal nostro Paese.

rino ha detto...

ottimo affresco ... Stella direbbe una casta

L'imprenditore ha detto...

@ Laureato 91
Sono d'accordo.
Se la politica è piena di mezze calzette è (anche) perché i capaci si dedicano ad altro.

Come dici occorre ricordarci che ciascuno di noi ogni giorno fa "politica" lavorando tra gli altri.

Purtroppo la mia impressione è che da una lato la visione di una politica "sporca" tenga lontani molti e dall'altro i sistemi di selezione della classe dirigente siano pessimi.
Vale anche per molte associazioni e sindacati, intendiamoci.