
Molti si sono stupiti del fatto che (
come avevo scritto tempo fa) siano gli industriali i primi a mettere davvero in un posto di potere delle donne.
Capisco che la nostra è considerata, come dice
Angela Padrone, una categoria reietta, che molti pensino sia formata da ignoranti e da intrallazzatori.
Ma dimenticano una cosa.
Sfrondata di quelle che sono le inevitabili presenze (nella nostra categoria come in tutte le altre) di poco di buono non va confusa l'impresa rappresentata da Confindustria con gli oligopolisti.
A fronte di qualche decina di aziende semi-statali, protette, monopoliste, politiche ecc ci sono decine di migliaia di aziende che si muovono nel mercato libero.
E per farlo impari velocemente a tue spese che quello che conta sono le capacità.
Non si compete nel mercato libero e globale con i sotterfugi, si compete premiando il merito, nonostante quello che migliaia di scansafatiche o "vittime" vi raccontano. Ne ho incontrati molti di "nessuno mi capisce, non apprezzano le mie capacità". Peccato che anche col lanternino le capacità non le trovavi, probabilmente erano nascoste sotto i lamenti.
Lo stesso Berlusconi, che si dice sia così amante dei leccaculo, quando si parla di business si circonda di gente in gamba, fregandosene di "piacergli" e guardando i risultati. O davvero qualcuno crede che aziende come Mondadori sia di successo perché lui è in politica? Guardano il business, e infatti pubblicano anche i libri di Bocca se vendono.
Allora se questa è la situazione, perché stupirsi se c'è una donna a capo di Confindustria?
Semplicemente si pensa che in questo momento storico possa essere la persona giusta, donna, uomo o omosessuale che sia.
Due cose ha di buono Confindustria: la rotazione delle cariche e la capacità (anche se gli sbagli si fanno anche lì, ci mancherebbe) buona di selezionare i suoi rappresentanti.