sabato 19 novembre 2011

Sfruttamento giovanile

In mio tweet di ieri ha avuto qualche successo e causato qualche polemica.

Premesso che di studenti universitari ne ho due in casa, pur essendo possibile l'idea  che siano i miei ignoranti e tutti gli altri eruditi, ho anche una lunga frequentazione di studenti.
Prima direttamente, in tempi caldi, nei quali il rischio era prendersi una pallottola, dove ho frequentato gente e riunioni di tutto l'arco costituzionale e ben oltre e poi frequentando le scuole per fare relazioni ed orientamento.

E confermo quanto detto, troppo spesso l'esuberanza giovanile, la voglia di cambiare il mondo e di fare casino vengono sfruttati da altri con ben altri scopi.

I dati delle manifestazioni di ieri parlavano di qualche migliaio (2/3) di studenti per città. A Milano quanti studenti universitari ci sono? 20/30.000?
Quindi il 10% era in piazza (ammesso fossero tutti studenti) e il 90% era a fare lo studente, cioè a studiare.
Dalle facce viste nelle foto molti o erano parecchio fuori corso o non erano studenti ma Cobas, gli altri organizzatori.

Gli studenti sono comodi, basta una miccia e scendono in piazza a rimpolpare le manifestazioni di tutti. Uno sciopero e un giorno di scuola saltato sono da sempre una facile attrattiva. Poi il grosso si perde nei bar strada facendo e non sa neppure le ragioni dello sciopero ma il risultato per andare sui giornali è ottenuto.

Anche in nelle territoriali di Confindustria o altre organizzazioni quando certe manifestazioni o incontri mostrano dubbi sulla partecipazione sfruttano gli studenti per avere poi una sala piena. (ho qualche dubbio che poi la maggior parte stia a sentire, ma fa parte delle cose).

Ma veniamo a nocciolo della questione, sulla strumentalizzazione.
Partendo dal lavoro.

Con il mestiere che faccio, e visto che ho una azienda che è sempre stata in crescita e non se la sta cavando male anche nella crisi, il discorso di assunzioni, per fortuna, è da noi abituale.
E quindi so bene il meccanismo che si avvia. Tenete presente che con oltre 50 persone per noi le regole per i licenziamenti sono quelle dei grandi.

Il problema principale che abbiamo è quello della instabilità dei mercati. E' difficile prevedere cosa succederà tra due mesi con alti e bassi molto forti e una serie di fermi e improvvisi riavvii difficili da governare.
Giusto ieri, neppure a farlo apposta, in viaggio con mio padre parlavamo di due ragazzi che sono da noi come interinali che sono molto in gamba.

Ma so già, come è accaduto tante altre volte il meccanismo che partirà.
Sono bravi, sono così rari quelli bravi e che si impegnano (di questo riparlerò ma ho già parlato) che vale la pena di offrirgli un lavoro fisso.
Nel modo ideale licenzierei quei due lavativi che abbiamo (in tutte le aziende ce ne sono) e li sostituirei, applicando la meritocrazia, con due giovani in gamba.
Nella realtà siccome non posso licenziare i due lavativi comincerà il balletto su che prospettive di lavoro abbiamo per i prossimi mesi, sull'organico ideale, su come fare fronte ai picchi (interinali o straordinari) e tutta una serie di cose di gestione.
Alla fine so già che, se va bene, otterranno probabilmente un contratto a tempo determinato di un anno, in attesa di vedere come va il lavoro.

Ecco questi sono i giovani che scendono in piazza a difendere l'articolo 18? Uno dei più grossi limiti alla meritocrazia che tutti dicono di volere in Italia?
Ah se non ci fossero gli interinali, non assumeremmo, faremmo molti più straordinari come mille altri o sposteremmo fuori alcuni lavori. Tanto per sgombrare il campo dall'idea che siano il male. E quei due non avrebbero neppure i 6 mesi di lavoro.

Pensioni: Per mantenere l'equilibrio delle pensioni i contributi dei giovani sono sempre più alti andando a tagliare fortemente i loro redditi netti.
L'idea è che quei contributi servano per la loro pensione.
No, quelli INPS servono per pagare la pensione del loro papà, mamma, nonno, zio magari andati in pensione a 50 anni con le vecchie regole e che stanno prendendo una pensione commisurata agli ultimi stipendi gonfiati a fronte di contributi molto bassi versati.
Mentre i giovani difficilmente potranno godere di regole anche lontanamente comparabili.

Insomma un paio di casi dove i giovani scendono in piazza a difendere i privilegi di chi li chiama in piazza mentre il mondo è cambiato e quei privilegi loro non li avranno mai.
E certo non possono ottenerli scendendo in piazza.

Sta diventando un poema ma voglio anche parlare del tema di questi giorni.

La discesa in piazza preventiva su un governo che non è neppure ancora insediato per me è appunto strumentalizzazione.
Si contesta qualcosa senza neppure sapere cosa. In amicizia, per spirito di contestazione del quale i giovani sono pieni.
D'altra parte scendono per difendere le università ispirati dai baroni che le università le hanno rovinate contro persone che hanno saputo creare una delle migliori università italiane dove, mi dicono, il merito (e non il censo) è fortemente applicato.

Ma vogliamo parlare di banche e debito?

Il debito l'abbiamo creato tutti, chi più chi meno.
Io ho avuto una nonna che per 30 anni ha preso una pensione di reversibilità senza avere mai versato una lira di contributi non avendo mai lavorato.
Tanti tanti anni fa, quando la situazione era completamente diversa, anche noi in azienda (come tutti, intendiamoci era la regola) avevamo sacche di nero sia nelle vendite sia con i collaboratori.
Anche a me è capitato di pagare in contanti per evitare l'IVA o in cambio di uno sconto (ed è evasione).
Molte aziende (non la nostra) hanno prosperato vendendo alla PA a prezzi enormemente gonfiati.
Molti dipendenti della PA hanno fatto ben poco di quello per cui erano pagati (e magari avevano altri lavori in nero).
Tutte cose che hanno contribuito a creare il debito.

L'altro lato della medaglia, cari studenti, è che la pensione del nonno contribuisce magari a pagarvi gli studi o a mantenervi a casa se siete tra quelli che non studiano e non cercano lavoro (troppi).
E' che magari papà è riuscito a comperare casa col lavoretto in nero o pagando parte della casa in nero per risparmiare.

Insomma abbiamo vissuto sopra alle nostre possibilità e una quota del debito si è trasferito (attraverso sovvenzioni o minori tasse) ai privati.

Allora cari studenti se volete rinnegare il debito dovreste anche rinunciare a ciò che vi verrà lasciato, da un certo punto di vista anche alle infrastrutture. E ripartire da zero.

Sulle banche poi, siccome gestiscono i soldi di tutti noi, stanno fallendo perché noi di soldi non ne abbiamo quasi più, e i titoli di stato gli investitori non li vogliono più quindi si sono svalutati e le banche ne sono piene per tenere in piedi in nostro malridotto stato.
Ma lì dentro ci sono i nostri soldi e se la banca salta noi potremmo non rivedere i nostri soldi. Chiedete a papà se gli sta bene e con che cosa vivrete poi.

La speculazione internazionale è un bella scusa, ma voi prestereste 1000 euro al vostro amico che chiede soldi sempre a tutti, va in giro con una bella macchina, spende e spande mentre sapete che guadagna 800 euro al mese?

L'impressione, visti da fuori, è che mentre i genitori e noi tutti (finanziando l'università, i treni a prezzo politico, le strade su cui marciate) vi mantengono voi scendete in piazza a fare casino.

Per appoggiare altri che hanno solo il fine di posizionarsi in una certa area politica. Ma non per voi, perché quello è lo spazio che occupano, poi sul da farsi lanciato qualche slogan in TV alla prima votazione sul tagliare le pensioni dei parlamentari o qualche privilegio votano compatti con tutti gli altri (magari a favore ma dopo aver controllato i numeri e di essere in forte minoranza).

13 commenti:

Stefano ha detto...

Concordo pienamente, chi se la prende con le banche e chiede di far pagare il debito a chi lo ha fatto ignora totalmente le cause di questo. Chi più chi meno abbiamo beneficiato tutti del debito ma ora siamo arrivati alla resa dei conti. Solo un appunto riguardo alla possibilità di licenziare liberamente: tu useresti questa facoltà per liberarti dei lavativi e assumere delle persone capaci, altri la userebbero per licenziare delle persone capaci e sostituirle con persone che costano meno, dando inizio a una valanga che porterebbe ad avere una massa di persone che lavora per la pura sussistenza. Questo già avviene con l'espulsione da certi settori (edilizia, trasporti, ristorazione, etc.) dei lavoratori italiani in favore dei meno costosi immigrati.

L'imprenditore ha detto...

Credo di averlo già detto diverse volte.

Stefano sono d'accordo con te.

Però se come tutti a parole diciamo ci vuole più merito, merito vuole anche dire potere premiare chi lo merita e "punire" chi no.
Io ad esempio sono convinto che non li licenzierei, quei due. Che oggi fanno i lavativi perché sanno che sono più o meno inamovibili, ma se non lo fossero almeno un po' si darebbero da fare per non essere licenziati (e quindi non avverrebbe).

Sul fatto di eliminare le persone costose per sostituirle con persone basso costo è un suicidio per l'azienda. Se è vero che oggi valgono più i cervelli delle braccia per le aziende di successo eliminare i cervelli porta l'azienda al fallimento.

Quanti ristoranti a furia di abbassare il livello di servizio hanno chiuso per mancanza di clienti?
Quanti edili hanno chiuso perché poi in giro si diceva che "lavoravano male" e non trovavano più clienti se non disperati come loro che poi contestavano e non pagavano?

Che livello di servizio forniscono oggi le società di logistica che ti mandano autisti che non sanno neppure dove sono?
A noi è capitato di non caricare e segnalare alla polizia perché è arrivato l'autista completamente ubriaco.

L'imprenditore ha detto...

Ah però poi anche noi come consumatori se i costi aumentano non dobbiamo sempre pretendere da quelli a posto il prezzo che ci fanno i disperati eh

L'imprenditore ha detto...

oltretutto poi i licenziamenti comunque costerebbero quindi quelle operazioni non avrebbero moltissimo senso.

Stefano ha detto...

Tu, come me, ragioni sul medio lungo periodo. Ti assicuro la maggior parte degli imprenditori non lo fa; la stessa Wal Mart alcuni anni fa suscitò scalpore perchè voleva licenziare i dipendenti più esperti e assumerne di altri meno costosi. In Italia non prevalgono le aziende basate sulla conoscenza, altrimenti non avremmo caterve di ingegneri disoccupati. Quanto agli impatti sul consumatore, io pretendo di pagare di più per prodotti e servizi di qualità e socialmente sostenibili.
Se passasse la possibilità di licenziare, inizialmente ci sarebbero gli indennizi, poi piano piano si riuscirebbe ad eliminarli

andrea ha detto...

' In Italia non prevalgono le aziende basate sulla conoscenza, altrimenti non avremmo caterve di ingegneri disoccupati''

a volte anche gli ingegneri disoccupati, ma non sempre-sia chiaro-, meritano di restare disoccupati: andaldo-breda docet

Parola di ingegnere

Jakala ha detto...

Questione licenziamento, il vero problema in Italia è il welfare per chi perde il lavoro.

Modificare l'articolo 18 sic simpliciter senza modificare anche la rete di sostegno per chi è espulso dal lavoro.
Basterebbe prendere esempio dall'Inghilterra dove non esiste l'indeterminato come da noi.

Tuttavia il vero problema non è il licenziamento nel privato, che di sistemi ne trova, ma nel pubblico.

L'imprenditore ha detto...

@Stefano
se uno che fa il mio mestiere non guarda al futuro per lui non c'è futuro.

@Jakala
Ichino prevede una riforma globale di tutto il sistema di welfare.
Giusta la protezione per chi perde lavoro (commisurata al bonus ricevuto).
Per i pubblici... hai notizia di un dipendente pubblico licenziato? Neppure se sparano al loro capo, vanno in galera poi hanno il reintegro.

Massimiliano ha detto...

Buongiorno Imprenditore,
vedi, come immaginavo, dopo la polemica sui referendum che abbiamo avuto ora sono d'accordo con te.
Certo i timori di Stefano sono anche i miei, probabilmente perché lavoro nel privato ma con dei dirigenti non con dei "padroni", e la mentalitá spesso é a corto raggio, anche i soci (consorzio di imprenditori locali) sono piú impegnati nelle proprie aziende che non a guardare per bene da noi.
In una decina d'anni siamo passati da un direttore generale a una pletora di dirigenti, con raddoppio degli stipendi complessivi, e burocrazia ministeriale. Con il calo del bilancio (positivo) pareggiate, piú o meno, con una cassa-integrazione elargita per una crisi piú del settore di riferimento che nostra. Territorialmente lavoriamo praticamente in monopolio.
Nonostante le delusioni rimango tendenzialmente fiducioso, e auguro all'Italia e agli imprenditori come te un bell'«In bocca al lupo», e spero di continuare a lavorare con progetti che ancora mi affascinano come se fossi un ragazzino

Gerryino ha detto...

Imprenditore, il tuo è un bell'esempio ma solo uno dei tanti. Conosco persone, specie nelle grandi società e specie ragazze, che coprono il lavoro di 2/3 colleghi e fanno 3 ore di straordinario al giorno solo per avere la speranza di essere rinnovati altri tre mesi.
Se tutti avessero una coscienza come la tua sarebbe un bel mondo, ma come fai a distinguere tra chi non assume perché non ha i mezzi e chi non assume perché un precario sfruttato gli fa risparmiare un altro stipendio?

@PA, io sono un dipendente pubblico e ti posso dire sì, ho visto gente licenziata. Hanno timbrato e se ne sono andate. Hanno fatto ricorso e lo hanno perso.
Licenziare nella PA si può. Se i superiori hanno la volontà di farlo...

Mauro R. ha detto...

Provo a dare i miei due cent a questa interessante discussione.

Ho sempre pensato che se le aziende non mettono su un sistema meritocratico al loro interno, il peggio è solo loro in termini di produttività e quindi di crescita. Lo possono fare solo quei ministeri travestiti da azienda...

@Stefano: molte grandi aziende licenziano persone capaci per mettere il figlio dell'amichetto loro al quale devono diversi favori.... a questo non ci avevi pensato? E' molto...moooolto frequente.

Comunque, come ogni discorso in generale, l'elenco dei casi "eccezionali" potrebbe essere infinito...rimane il fatto che le aziende DEVONO poter avere al loro interno tutti gli strumenti per premiare il merito. Statali e non.

Piccolo Esempio Reale: Ho preso da poco un ragazzo giovane con un contratto di tirocinio formativo x 6 mesi. Rimborso spese 500 euro x 5 ore di lavoro al giorno. E' in gamba e alla fine dei suoi 6 mesi farò di tutto per trattenerlo, passandolo full-time con un contratto dapprima a termine...e poi sperando che il lavoro si mantenga così (e lui si mantenga così volenteroso) non avrei problemi a fargli un contratto a tempo indeterminato.
Insomma, lo spirito di chi fa impresa (nel mio caso mooolto mooolto piccola) con passione e dedizione è questo. Tutto il resto è burocrazia.

ene ha detto...

Ciao a tutti.
Seguo da tempo il blog de L'Imprenditore e aggiungo anche io i miei two cents.

Premettendo che credo fortemente nella meritocrazia e che ogni giorno combatto con la PA e la gente che non lavora... Beh, vivendo nel sud questi pensieri mi vengono in mente praticamente ogni giorno...

Il problema (anzi, uno dei problemi) è che di gente "illuminata" come l'Imprenditore e Mauro R. ce n'è ben poca. Voi avete capito cosa significa fare impresa, avete passione per la qualità e sapete che lavoratori trattati bene producono di più. E probabilmente è questa stessa forma mentis che vi permette di avere aziende "sempre in crescita".

Il fatto è che però la stragrande maggioranza di "imprenditori" (con la i minuscola) non sono così illuminati.

Le città sono piene di commesse che lavorano full-time a 300 euro al mese, di gente che lavora in "grandi imprese" (dove con il termine "grande" si indica soltanto la quantità di dipendenti, non la qualità dei prodotti o delle teste pensanti) che fanno decine di ore di straordinari alla settimana senza che gli vengano riconosciuti, perché "soldi non ce n'è" (ma il "capo" va in giro col macchinone)... lavoratori che fanno finta di non sapere cosa sia la sicurezza sul lavoro, perché se parlano se ne vanno a casa, donne che lavorano senza contratto e che non possono programmare il proprio futuro (perché se ad esempio decidono di avere un figlio, questo significa essere licenziati).
Se non ci credete, chiedete ai vostri figli e chiedete di parlarvi dei loro amici.

Questi atteggiamenti insultano le persone.

Sotto questa ottica è vero che la possibilità di licenziare sarebbe cosa buona e giusta per poter licenziare (o quantomeno per far rendere di più) i due lavativi. Ma penso anche che la stessa possibilità servirebbe a potenziare le armi degli imprenditori "non illuminati" che ho citato (che penso siano la maggior parte, in un paese fatto soprattutto di PMI) e ad aumentare le problematiche dei lavoratori-tipo che ho citato.

Mauro R. ha detto...

@Ene ne prendo atto e del resto è la realtà dei fatti è così. E' per colpa di questi idioti, purtroppo, che esistono ancora dei sindacati, che esistono ancora dei rimasugli inutili e fastidiosi delle "lotte di classe"...roba da far accapponare la pelle nel 2011.
Non sempre la realtà "piccola", come nel mio caso, è una realtà sana. Quantomeno lavorare "a braccetto" col tuo dipendente aumenta anche le tue reponsabilità verso di lui e le sue verso di te. Insomma il fatto che non stai seduto traquillo nel tuo ufficio mentre un responsabile leccapiedi ti spala i quintali di merda che il cosiddetto imprenditore crea gli permette di fare tante cose indecenti.