venerdì 17 agosto 2007

Noi, cinquanta anni fa

Il problema dei giochi Mattel riporta in evidenza la Cina. Da un lato sottoscrivo quanto detto da Steve, anzi il problema è che là di regole non ce ne sono proprio e qui ormai regolamentiamo anche quante volte si può andare in bagno (i bagni nelle fabbriche cinesi non esistono proprio).

Qualche sera fa in una delle mie rare presenze davanti alla TV ho visto un pezzo di un documentario strano, patitola per la storia del socialismo, arriva alla masturbazione (messaggi subliminali?) torna alla storia industriale.

E ho visto i film delle barche cariche di emigranti, dell'esodo dalla campagna alle città per fornire mano d'opera alle grandi aziende (non a caso Torino è sempre stata la seconda città del Sud come popolazione dopo Napoli).
E l'ambiente che trovavano in fabbrica, i diritti, gli orari ecc ecc credo fossero non molto dissimili da quello che trovano oggi in Cina gli agricoltori attirati nelle città per lavorare in fabbrica.

Insomma, come sempre accade la storia non è che un ripetersi delle cose già successe.
Noi 50 anni fa, i cinesi oggi, l'Africa dopodomani (forse)

Peccato che questa volta siamo noi quelli che vengono colpiti dalla concorrenza cinese, che ne subiamo le conseguenze.

Da un lato vorrei che anche loro dovessero rispettare le regole che noi abbiamo, così è facile farci concorrenza, in un paese dove se fai attività sindacale si arriva alla pena di morte certamente è più facile fare impresa sfruttando la mano d'opera (e qui avrei molto da dire sull'atteggiamento dei nostri sempre presenti sindacati).
Dall'altro però voler imbrigliare nelle 100.000 assurde regolette che noi ci ritroviamo per colpa di una politica e una burocrazia autoalimentante sarebbe allo stesso modo concorrenza sleale verso chi, in fondo, in molti casi nella piramide di Maslow è ancora alla base: mangiare tutti i giorni.

Questa credo sia oggi la grande sfida della globalizzazione.
Il buon senso direbbe di fare "un po' per uno", qualche regola in più per loro, qualcuna in meno per noi. Ma dubito la nostra burocrazia possa rinunciare a quello che gli permette di sopravvivere.
Tornerò sul tema parlando di multinazionali.

2 commenti:

Alberto Claudio Tremolada ha detto...

E' inutile parlare di leggi, norme, regole quando esistono personaggi come quello descritto in un mio post precedente.
Sono i primi ad invocarle salvo poi fare il contrario per mero interesse personale.
Grave soprattutto quando si utilizzano risorse pubbliche ( pagate da Noi ) o con costi sociali riversati sulla comunità.
Se cinquanta anni fa le condizioni erano uguali ( o peggio ) almeno vi era il sogno di partecipare alla crescita economica, ora il sogno è massimizzare nel breve periodo fregandosene del rispetto di leggi - norme e regole magari imposte ad altri.
Si parla tanto della qualità ( in arrivo nel 2008/2009 le revisioni delle attuali Iso ) richiesta da molte aziende ai propri partner e poi si scivola su non conformità di prodotto in beffa alla norme per esempio come le Weee e Rhos?
Siamo alle solite il prezzo è il parametro per derogare in molti casi ( come macchine segatrici provenienti da paesi low cost che non si potrebbe commercializzare se prodotte da costruttore Nazionale per esempio )
Di casi che non hanno la cassa di risonanza dei media quanti ce ne sono?

Jakala ha detto...

Un conto sono le regole burocratiche un conto sono le regole sulla sicurezza.
Si può capire/comprendere uno stato che per sviluppare l'industria accetti che i suoi cittadini vengano costretti a produrre in condizioni di insicurezza e malpagati, meno uno stato che non effettui i controlli sulla sicurezza dei beni importati.