giovedì 19 maggio 2011

Scavare buche riempire buche

A volte ho l'impressione che la profonda ignoranza economica che abbiano in Italia (che non lo dico io che ignorante sono, avendo la terza media, ma lo dicono i maggiori siti economici) sia particolarmente evidente sul discorso lavoro.

Spesso sentiamo che bisogna dare "un lavoro" e delle prospettive ai giovani.
Si proprio così "un lavoro", generico, perché abbiano "uno stipendio" e possano farsi una famiglia.

Ci vedo due problemi principali.
Il primo è che lavoro, visto che poi molti lavori i giovani non li vogliono fare.
E che ognuno di noi ha giustamente delle aspirazioni e vorrebbe, credo, un lavoro che gli piaccia almeno un po' perché andare a lavorare non sia una condanna al carcere a vita.

La seconda, legata appunto alla ignoranza economica, è il come si forma il reddito.
Sarebbe bello se tutto potesse funzionare alla Keynes per cui basta pagare due squadre una che scava le buche e l'altra che le riempie per dare un lavoro a tutti.
Nel breve periodo può funzionare (e l'aumento di spesa pubblica è sempre un buon salvagente) ma alla fine chi paga?

Come ben capite se pagare le persone anche tassando i due gruppi al 50% non ce la farei a pagarli, ogni mese dovrei finanziare lo stipendio netto.
Si perché è vero che i dipendenti pubblici pagano le tasse, ma è un formalismo per correttezza generale, il loro stipendio per lo stato è un costo (il netto).

Ci vuole qualcuno che paghi le tasse e sia fuori dal giro della pubblica amministrazione.
I pirla come me (vale anche per i professionisti) che creano un prodotto o un servizio, danno lavoro e magari lo vendono nel mondo facendo arrivare in Italia anche un bel po' di soldi dall'estero.
E alla fine le mie tasse le paga un americano o un tedesco acquistando i prodotti. Come io pago pro quota le sue acquistando una automobile o un elettrodomestico ecc.

Ma pago le tasse se riesco a mantenere in equilibrio e competitiva la mia azienda.
Quindi non è che se mi servono 10 persone ne posso avere 15, non pagherei tasse e alla fine probabilmente fallirei. (mentre se sono una bella conglomerata pubblica tipo municipalizzata posso anche avere persone in più, tanto pagano i (tar)tassati).

Non solo, ma ho bisogno gente in gamba, motivata, capace di fare il suo lavoro, quindi offro quel lavoro e non "un lavoro".
Quindi, facendo il mio lavoro, io la mia parte la faccio.

Se la spesa pubblica è un palliativo di breve durata, certi lavori non si vogliono fare e non si può pretendere dagli altri più di quello che già fanno, esiste la quarta via.

Muovere le sante chiappette e crearsi il lavoro.


E non ditemi che:
  1. vi mancano i soldi: per le buone idee di soldi in giro ce ne sono in abbondanza (rinunciando al controllo naturalmente)
  2. è rischioso (a me lo dite? perché io non rischio?)
  3. è difficile ed impegnativo: certo, ma allora smettete di sputare su chi non crea abbastanza lavoro
Suvvia se ci riesce uno come me, con la terza media non sarà difficile no?

2 commenti:

Jakala ha detto...

Parzialmente d'accordo con il tuo post: Muovere le sante chiappette e crearsi il lavoro. io lo modificherei in Muovere le sante chiappette e cercarsi il proprio lavoro. .

Tuttavia permettimi una riflessione ulteriore, l'Italia è il paese che esporta più laureati, questa è manodopera qualificata o potenzialmente qualificata che gli imprenditori italiani non riescono a sfruttare.

L'imprenditore ha detto...

@Jakala

Vero.

E vero che esportiamo laureati.

compito della politica dovrebbe essere creare le condizioni perché chi ha voglia di fare impresa sia messo in condizioni di farlo, e chi vuole fare ricerca trovi delle strutture dove farlo.

Non lo facciamo ormai da anni, quindi, giustamente chi ha voglia di fare va dove si può.