lunedì 19 settembre 2011

Familismo

Si parla molto spesso del difetto di molti di noi imprenditori che portiamo i figli alla direzione delle aziende. Spesso, per chi accusa, senza meritocrazia.

Se non altro lo facciamo con i nostri soldi e se la scelta va su un incapace chi ci perde è la famiglia.

Qualcuno mi spiega perché dobbiamo invece avere il Trota, il figlio di Di Pietro ecc. in politica?
Perché i "figli di", che strano, spessissimo trovano un posto pubblico o semi pubblico?

E per chi sa come funziona il mercato dei voti sentire Di Pietro che dice "si ma mio figlio deve trovare i voti per essere eletto" appare più una presa per il culo che una giustificazione.

4 commenti:

Nime ha detto...

Salve Imprenditore,
ti seguo da tempo in silenzio. Spesso sono d'accordo con te, a volte no ma accetto il punto di vista.
Però, da neo-mini-imprenditrice figlia di artigiani che per trovare la sua strada di capi ne ha avuti tanti, stavolta un appunto te lo devo fare.

E' vero che noi imprenditori ci mettiamo i nostri soldi e se sbagliamo la responsabilità è nostra. Ma se ci sono dei dipendenti (anche solo uno) saranno loro a pagare più salato e per primi.
E poi non c'è solo il nostro piccolo orto, ma anche l'indotto: magari la tua azienda non chiuderà, ma preferire i familiari a lavoratori competenti non aiuterà l'azienda ad innovarsi (conosco mogli di negozianti che dopo 25 anni ancora chiedono al marito dov'è ogni singolo articolo chiesto dal cliente, o qual'è il prezzo) e di conseguenza ci sarà meno indotto/economia/mercato anche per gli altri.

Perfino a chi serve i caffè è richiesta esperienza, e sì che il caffè va servito in un certo modo... i posti di lavoro dovrebbero andare secondo merito, e smettiamola di guardare ai politici perchè il cambiamento e l'esempio lo facciamo noi, non loro.
Cordialmente.

L'imprenditore ha detto...

Hai perfettamente ragione.

Però nella mia esperienza se c'è una direzione inadeguata (è capitato anche qui con qualcuno che non credeva nelle mie capacità) diventa tipo la nave che affonda e i topi scappano.
Le persone in gamba se ne vanno e restano i poco meritevoli.
I dipendenti possono andarsene da un giorno all'altro. Siamo noi che non possiamo licenziarli.

Così come per i fornitori, se vedi che una azienda non è ben guidata è tuo compito prendere le dovute contromisure.

Poi sul fatto che ci voglia meritocrazia sfondi una porta aperta. Spesso però l'alternativa ad una cattiva successione purtroppo è affondare col fondatore.

E sul fatto che per primi tocchi a noi se mi segui da tempo non credo ci siano dubbi.

In questo caso volevo solo evidenziare che comunque una differenza c'è.

Alessandro ha detto...

Salve Imprenditore, anch'io sono un figlio di imprenditore che collabora con la propria azienda di famiglia (un mobilificio che produce arredamenti in stile e su misura).
I miei mi hanno sempre tenuto fuori dall'azienda, sia perché volevano evitarmi la vita che facevano senza orari e troppe angosce, sia perché tecnicamente non avevo quel che le 3 generazioni precedenti hanno avuto: non sapevo disegnare di conseguenza non sapevo intagliare, progettare un mobile. Ho fatto tutt'altro. Ho studiato scienze bancarie e terminata l'università ho trovato lavoro in banca, dove ho anche avuto ruoli direttivi di un certo rilievo (sono stato vice coordinatore della rete di filiali dell'Emilia Romagna).
Nel 2005 i "soci-parenti strettissimi" dell'azienda mi chiedono una mano per risolvere una crisi ben presto spazzati via, nonostante fossero carichi di lavoro. Ho iniziato a collaborare con loro, apportando quello che sapevo fare. Beh, a distanza di tanti anni, siamo ancora vivi, abbiamo ridotto le banche da 7 a 2 e il rating assegnatoci dalla principale banca con cui lavoriamo anche per quest'anno è AA. Siamo stati fornitori di Harrod's, abbiamo assunto.
Ah, continuo a non saper disegnare, intagliare, progettare un mobile. Ma questa figura la cerchiamo nel mercato.

L'imprenditore ha detto...

@alessandro
hai portato in azienda le competenze che mancavano.
Bravo.