sabato 3 maggio 2008

Volevo solo lavorare - Luigi Furini

A tratti ho quasi avuto l'impressione che si tratti di un "instant book" buttato giù velocemente per sfruttare l'onda del successo di "Volevo solo vendere la pizza".
Sempre a cavallo (a mio parere irrisolto) tra il racconto della propria esperienza e l'inchiesta giornalistica sul mobbing mi ha dato l'impressione di essere stato un po' buttato giù velocemente.

Al di là del fatto che non si capisce mai bene quanto ci sia di vita vissuta e quanto di romanzato, a partire dal fatto che non dice mai in che giornale lavorava, che essendo in fondo un segreto di pulcinella (basta andare sul suo blog per vederli) secondo era più trasparente e credibile dirlo.
Il libro narra il dramma del mobbing.

Un paio solo di considerazioni: come si evince chiaramente dal libro il mobbing in molti casi è un risultato della inamovibilità dei dipendenti in Italia, che a sua volta è la causa della difficoltà di trovare lavoro per certe figure professionali costose.
In altri casi ci sono capi stronzi che se la pigliano con il sottoposto, come al bar ci sono quelli che se la prendono con i più deboli.
L'imprenditore che cerca di trasformare in prostitute le dipendenti o è completamente scemo lui (e allora lo denuncino) o è talmente assurda che ti viene da pensare che sia esagerata.
Probabilmente spesso il mobbing è un insieme di fattori e il torto, come spesso accade, non è da una parte sola.

Sul discorso dei micro-contratti mi pare assurdo che ci si lamenti. Se si lavora due ore per quanto devono pagarti? E se non sempre lavori come fanno a farti il contratto?
Invece di lamentarsi sempre perché non ringraziano il ristorante che fa regolari contratti invece di far lavorare, in questi casi (come fanno il 90%), in nero?

Un giorno mi piacerebbe che si scrivesse un libro sul mobbing di sindacati e dipendenti verso le aziende. Ma è contro il politically correct.
Invece vi assicuro che c'è gente che fa di tutto per farti saltare i nervi, e il doverlo pagare a fine mese non aiuta.

Posso divorziare se non vado d'accordo con mia moglie, abbandonare un amico se la vita ci ha portato su strade diverse, addirittura disconoscere un figlio.
Ma non licenziare un dipendente.
E se non è più in grado di fare il lavoro per le mutate condizioni è mobbing.

E poi Furini non è quello che ha fatto i soldi raccontando della sua dipendente in maternità che gli ha aperto la pizzeria davanti? E lui non aveva fatto di tutto (mobbing?) per licenziarla? Mentre era soggetto debole per di più.
Al solito le cose sono sbagliate quando le fanno gli altri?

1 commento:

prime ha detto...

Furini è una mente precaria, non ci sono dubbi ...

:-)