domenica 14 settembre 2008

Grandi e piccoli

Parliamo di lavoro e di crisi industriali.
Una delle cose che si notano di più per chi fa il mio mestiere è lo squilibrio tra grandi e piccoli e tra settori coperti dai media e non.

Lungi da me il pensare che la crisi di un'azienda artigiana da dieci persone possa avere la copertura giornalistica di Alitalia.
Ma ci sono settori che sono di gran moda per i media, spesso perché settori ad alta intensità di "raccomandazione" (come il giornalismo) e quindi siccome poi alla fine gli amici degli amici sono sempre quelli finisce che parlando sempre tra di loro certe situazioni hanno maggiore evidenza che altre.

Ecco allora le tirate sulla situazione della Rai fatte dai TG, piuttosto che Alitalia (da sempre, non solo oggi), scuola poste o ferrovie.
Intanto centinaia o migliaia di aziende falliscono magari non per colpa loro ma perché il governo è un pessimo pagatore, ma di quelle persone non interessa a nessuno.
Così come nessuno è interessato alle migliaia di bancari dopo le fusioni o degli informatori scientifici dopo la sostanziale distruzione per via legislativa del sistema distributivo dell'industria farmaceutica.
L'azienda da 50 persone che chiude suscita qualche clamore sul giornaletto locale.

Nessuno che si occupi del fatto che avere una pubblica amministrazione inefficiente uccide ogni anno (o non fa arrivare) migliaia e migliaia di posti di lavoro.
Che leggi e regolamenti assurdi non permettono l'emersione di lavoro nero.
Che l'articolo diciotto è il più grosso amico del precariato (so già la risposta, ma non è vero, che senza l'art.18 saremmo tutti precari).

Tutti a parlare dei "poveri lavoratori" mai nessuno che parli dei poveri artigiani o negozianti che non ce la fanno. Tanto quelli sono degli evasori. E se il mercato li ha puniti è perché erano incapaci.

Vero ma anche i lavoratori potrebbero aver contribuito al fallimento dell'azienda in cui lavorano. E Alitalia ne è un esempio.
Non a caso spessissimo appena un'azienda comincia ad andare male le persone capaci la abbandonano. E quelli che restano spesso sono i più deboli come capacità o i fannulloni.

9 commenti:

Fabrizio ha detto...

Questa "Così come nessuno è interessato alle migliaia di bancari dopo le fusioni o degli informatori scientifici dopo la sostanziale distruzione per via legislativa del sistema distributivo dell'industria farmaceutica." me la devi proprio spiegare!
I bancari sono ipertutelati sindacalmente, è forse l'unica categoria ad esserlo ancora (te lo dico per breve esperienza diretta), forse ti riferisci a chi lavora nei CED e nei centri servizi che però non è assunto con il contratto da bancario.
Gli informatori continuano a fare il loro solito lavoro di "marchettaggio" a spese dei consumatori, la pseudo riforma Bersani ha solo scalfito i fatturati dei farmacisti, ma ha sicuramente avuto qualche esito visto che "ci stanno già pensando" http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Troppa_concorrenza_fa_male_alla_salute.

Baldo ha detto...

parole sante... e poi chi mai si sognerebbe di paragonare in fase di discussione contrattuale il proprio stipendio a quelli di Inghilterra e Francia, dove tuttii gli stipendi sono più alti, ma anche la vita non è che costi due lire?

Dottorecommercialista.eu ha detto...

in effetti...concordo con il post, ma l'esempio è davvero poco calzante..

entrambi i settori sono iperproteti e creano costi molto forti al sistema.

L'imprenditore ha detto...

Col mestiere che faccio....

lungi da me proteggere i bancari.

ciò non toglie che mentre per Alitalia e altre cose sentiamo strombazzamenti, fiumi d'inchiostro e continue prime pagine di giornali, di quei settori (iperprotetti come le cameriere volanti & co) nessuno parla mai.

come poco interessa la piccola azienda che chiude per colpe non sue.

E' la comunicazione dei media che è così.

Dottorecommercialista.eu ha detto...

si, la comunicazione e le associazioni di categoria ancora un pò "primitive"....

il lato positivo è che ci sono talmente tanti cambiamenti in atto che paradossalmente possono diventare opportunità.

rino ha detto...

D’accordo sull’art.18 prova ne è il boom dei contratti con la legge 30, un po’ selvaggi, forse è il caso di levarli tutti e due. Aggiungerei la cassa integrazione prevista solo per una parte dei lavoratori su benestare dei sindacati.

Michele ha detto...

Per il discorso sulla legge 30, ovviamente con i co.co.pro. si ha un contratto su cui si pagano meno tasse sia rispetto al lavoro dipendente che con la partita iva, si può scendere al di sotto dei minimi sindacali con la possibilità di scaricare il lavoratore con estrema facilità o di non rispettare il contratto.

Del resto se si tratta di un problema di flessibilità esiste il contratto di lavoro dipendente a tempo determinato o stagionale, così come il periodo di prova.

Per la copertura dei giornali, la cosa strana è che la crisi anche di aziende non piccole va sotto silenzio spesso ma oggi come oggi l'operaio, quello che fa non fa più notizia, salvo quando muore bruciato dall'olio.

Anonimo ha detto...

Non diamo sempre parte della responsabilità di chiusure o fallimenti ai dipendenti.
Ci sono esempi di imprenditori e manager irresponsabili che hanno affossato Aziende.
E comunque se non hai la pistola puntata alla tempia di chi è la responsabilità di aver scelto male ed assunto un fannullone?
Tralascio che in questo sono responsabili le società di selezione che spesso sponsorizzano le persone sbagliate e quello che gli fanno comodo.
Attenzione che gli annunci possono essere "civetta" oppure è già stato deciso di far assumere l'amico o quello che potrai ricollocare.

L'imprenditore ha detto...

Io parlavo di comunicazione.
Comunque quello che dici è vero, ma la grande differenza tra chi fa il mio mestiere e i megamanager è che se io fallisco perdo (salvo se sono un disonesto ma quello è un altro discorso) tutto.

quindi oneri e onori.

Sul discorso assunzioni ci sono tanti post in questo blog...
ho sempre detto che il mio mestiere è scegliere le persone