Libri - Precari e contenti
L'argomento è d'attualità (di moda?) e ne ho parlato diverse volte anch'io (suscitando a volte reazioni contrastanti).
Il libro mi è piaciuto moltissimo, non nasconde le difficoltà o i problemi, intendiamoci, ma spiega semplicemente la realtà.
E se la prende (a mio parere giustamente) con scuola e genitori, responsabilizza i mitici precari e le loro scelte di vita. Dice quello che si dice da tempo che esiste un problema di struttura del welfare studiata negli anni '70 che non aiuta chi si trova nel mondo del lavoro della globalizzazione.
Racconta la verità, che la vita è dura. Che è stata dura anche per quelli della mia generazione (nati intorno al '60). Che il precariato, come ho detto anch'io qui qualche volta, è il costo dell'inamovibilità dei lavoratori a tempo indeterminato.
Il contrario di quello che cercano di trasmettere molti genitori oggi, proteggendo i loro "bambini".
Insomma, finalmente qualcuno non allineato al piagnisteo dei poveri ragazzi senza prospettive. Non a caso nella maggior parte dei casi i "precari" vivono nel sottobosco della pubblica amministrazione (università e simili). Nessun minatore, nessun operaio, no muratori idraulici & co.
Ho trovato molto interessante (magari più per i giovani che per chi ha un minimo di storia) la parte finale con una breve storia del lavoro.
Insomma, più che consigliato a tutti i giovani che si lasciano andare a lamenti e depressione.
Ho tra l'altro scoperto che la giornalista che l'ha scritto ha un blog, vero, non di supporto al libro
dove ha i commenti e risponde, per intenderci, e dove non parla ossessivamente del suo libro. Che è entrato nel mio blogroll.


5 commenti:
Grazie. E' una grande soddisfazione rivedere quello su cui si è sudato, ma con gli occhi degli altri. Grande quando poi si ha l'impressione di essere riusciti a trasmettere un senso. Voglio aggiungere solo una cosa: oltre ad avere opinioni e una tesi, questo è un libro di storie: attraverso le vicende delle persone ognuno può trovare qualcosa per sé. Questo è stato, soprattutto, il mio tentativo. E continuo a farlo, perché credo che raccontare, raccogliere racconti, faccia parte del mio lavoro. Tutto ciò per dire che se qualcuno di qui vuole raccontare la sua storia di lavoro, e se mi sembrerà interessante, la pubblicherei volentieri sul blog.
@ anonimo
C'era il comico che diceva "son tutti finocchi col culo degli altri".
Se è così semplice muoversi verso mercati/prodotti a maggiore valore aggiunto si accomodi. Spazio ce n'è per tutti.
Valore aggiunto? l'Ipod ha del valore aggiunto, ma lo fanno pure lui in Cina.
Non sarà che si fa fatica a trovare persone in gamba che ci aiutano a trovare prodotti/mercati a maggiore valore aggiunto? O tocca sempre solo tutto all'imprenditore?
@ Prime
Il libro parla di gente che si impegna. Leggilo, lo consiglio davvero.
I nostri padri avevano fame. Adesso il 70/80% preferisce essere mantenuto dai genitori o fare il lavoretto in nero che impegnarsi o sporcarsi le mani.
E i pochi che hanno voglia di fare ce l'avranno più facile nella desolazione generale.
Ci troveremo con gli immigrati ricchi perché fanno gli idraulici e i nostri giovani con le pezze al culo ma senza sporcarsi le mani.
saluto andrea...!
poi vorrei aggiungere che anche gli immigrati...non crediate che continueranno a fare sempre i lavoro che non ci piacciono. Sta arrivando un'ondata da India e Cina di immigrati laureati in materie scientifiche, motivati come noi non ce lo sogniamo più da 60 anni! Ancora l'Italia è un po' al riparo per via della lingua, ma arriverano anche qui e saranno dolori per i laureati italiani...altro che lavoretti da immigrati
scusate i refusi, la fretta!
Certo che tocca all'imprenditore rischiare, chi ha mai detto il contrario.
Ma sempre ricordarsi che il guadagno è legato al rischio.
E lo scarso guadagno è legato, in parte, alla sicurezza del posto di lavoro.
Se ti riferisci al mio "tocca sempre tutto all'imprenditore" era per dire che con la complessità odierna le one man company sono finite. O c'è un team forte o non funziona.
E si fa fatica a trovare persone capaci (e sono pagate bene, ti assicuro) di aiutare l'azienda a trovare prodotti e mercati redditizi.
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