venerdì 13 aprile 2007

Preconcetti

Che la donna più pagata della borsa italiana (Jonella Ligresti) sia di origine siciliana e abbia solo 39 anni non sbatte contro qualche preconcetto?
Oltre alla di lei mamma altre non ne vedo tra i primi 100.
Astenersi da commenti tipo "figlia di" e "padre costretto a ", tutto vero, ma carta canta, altre donne non ce n'è. Neppure la cotonata Marina.

6 commenti:

Marco Giusti ha detto...

Quando pochi mesi fa Murdoch era in procinto di nominare suo figlio a capo della filiale inglese, le società che gestiscono i fondi di investimento hanno sollevate molte voci di forte dissenso.

Il motivo è che in una società quotata (public company) non ci sono solo i soldi dell'azionista di maggioranza (Murdoch) ma anche i soldi di tanti altri. Il padrone della ferriera può nominare la propria figliolanza liberamente nella propria ferriera ma quando la roba è anche di altri bisogna essere più attenti.

A meno di vivere in Italia. Ovvio.

Ebbene si. LA LIGRESTI E' LA FIGLIA DI. Suo padre ha subito tali condanne da far "venire meno i requisiti di «onorabilità» necessari per guidare le compagnie d’assicurazione; per questo il pregiudicato Ligresti ha dovuto lasciare tutte le cariche sociali. A sostituirlo, almeno per la legge, sono i figli: Jonella, 35 anni, è presidente della Sai, vicepresidente di Premafin e unica donna a sedere nel consiglio d’amministrazione di Mediobanca; Giulia, 34 anni, siede nei consigli di Sai, Premafin e Telecom, ma è più interessata alle sue borse e accessori in pelle, che disegna di persona e commercializza con il marchio Gilli. Paolo, 33 anni, è presidente di Sai International e vicepresidente di Atahotel, la società che controlla gli alberghi del gruppo."

La parte virgolettata è tratta da qui http://www.diario.it/home_diario.php?page=cn03051065

Gli stipendi pagati a Ligresti figlia sono decisi da chi, tanto meritocraticamente, l'ha cooptata al vertice.

In questo gioco truccato che è l'economia italiana, cosa importa che la Ligresti figlia guadagni più della Berlusconi figlia ?

L'imprenditore ha detto...

Il messaggio qual'è?

Che se vogliamo vedere un pò di donne al potere dobbiamo affidarci alla mafia?

O che, come dico io, fondi e piccoli azionisti non vigilano?

E comunque Fondiaria Sai fa 272 milioni di utile, può darne 3 di incentivi al vice-presidente (che prenderebbe 1.351.626.
Che un minimo operativo sarà se siede in RCS e Mediobanca (o nei CdA esce e telefona a papi per chiedere?) e quindi guadagna, appunto più di 5 milioni.
qui la mappa dei ligresti
http://www.casaleggioassociati.it/oracolo/index.php?mapid=2627

O li prende senza fare nulla solo perché è donna?

E ci sarebbero ben altri stipendi da contestare.

Marco Giusti ha detto...

Che sia donna, uomo o marsupiale non mi interessa in alcun modo e credo che questo valga per la maggior parte delle persone.
Quello che chiedo è qual è il senso di evidenziare il successo di una donna che, se non fosse nata da quel Ligresti, oggi non sarebbe lì.

Poi mi rendo conto che si possono contestare tanti altri stipendi (quello dei politici, dei vari boiardi, dell'impiegato nullafacente).

Ma, caro imprenditore, questa volta mi permetto di dissentire con te visto che quasi sempre concordo.
Dire che ci sono ben altri stipendi da contestare non è altro che "benaltrismo".

Viviamo in una nazione profondamente corrotta e già siamo tanto pecore da tollerarlo, ma da qui a metterci in fila e dire che la Ligresti è anche bella buona e brava... se permetti ci vuole ancora un pò.

D'altronde viviamo in una nazione dove, manco fossimo nell'antica Assiria, il figlio dell'imprenditore è sempre imprenditore.
Tempo fa lessi una statistica sull'associazione dei giovani imprenditori: QUALCOSA COME IL 95% DEI GIOVANI IMPRENDITORI ERANO FIGLI DI ASSOCIATI DELLA CONFINDUSTRIA.

Dirai: e che importa ? Siamo nel libero mercato e se non sono bravi, cadranno presto ?
Figuriamoci, qui in italia (minuscolo) ? Proprio nella nazione dove la borsa, i consiglieri, i sindaci sono sempre un'affare di pochi e sempre quelli ?
Valga la mappa delle società quotate che hai pubblicato.

L'imprenditore ha detto...

Caro Marco
la mia nota era partita come "costume", mi faceva ridere che fosse un siciliano l'unico ad aver messo una donna a capo di un'azienda quotata. Fosse anche la figlia.
Merloni e Marcegaglia le hanno mandate a presidiare l'area "politica" per fare un esempio.

Conosco bene i Giovani Imprenditori, per come erano strutturati fino a qualche anno fa (soprattutto palestra di "formazione") per evidenti ragioni c'erano soprattutto "figli di" compreso il sottoscritto.
Già è raro che in Italia uno prima dei 40 anni abbia fondato un'azienda industriale, figurati poi quanto è impegnato se lo ha fatto e se quindi ha tempo per seguire le attività dei GI.
Ultimamente ho letto che gli imprenditori di prima generazione sono molto aumentati (tra il 30 e il 40% se ricordo bene) ma è frutto dell'allargamento della Confindustria ai servizi e dal fatto che molti nei GI vedono nell'organizzazione un buon portafoglio clienti.

Poi posso assicurarti che fior fiore di quelli che ho conosciuto sono nel frattempo saltati in aria. Altri invece sono cresciuti e hanno sviluppato l'azienda.
Parliamo di Presidenti:
Patrucco è sparito
Fioruzzi è sparito
Fumagalli e la sua Sol si stanno comportando bene
D'Amato credo vada bene (non ho notizie da tempo)
Riello, Marcegaglia e Artoni sempre nel giro.
Abete, essendo di Roma ;-) (lo so sono razzista), è saltato come azienda o giù di lì e si è trovato un comodo posticino al caldo delle banche.



Tralascio la polemica sulla Ligresti, non la conosco e mi piace dare giudizi a ragion veduta. Quello che so è che l'azienda di cui è Presidente guadagna quindi non mi scandalizza paghi bene chi la dirige.

Marco Giusti ha detto...

Grazie per la risposta articolata. Ho compreso il tuo punto.
Non lo avevo compreso perchè non mi stupisce più, ormai, che un siciliano metta a capo della propria azienda la figlia. Al sud, in questo senso, le cose sono molto cambiate.

Se le cose sono un pò cambiate anche nell'organizzazione dei GI non può essere che un bene. Mica è una colpa quella di ereditare l'azienda paterna, non sono mica un rifondarolo...
Quello che non sopporto è vedere persone che, privilegiate dalla nascita, si esibiscano in convegni, tv e giornali proponendosi come modelli da seguire. E gli esempi non mancherebbero.

In merito ad Abete, come anche a Giorgio Fossa, mi sono sempre chiesto quale senso avesse per un "imprenditore" diventare supermanager di azienda publiche o parapubbliche.
Il senso in effetti c'è... privatizzare i profitti e socializzare le perdite.

L'imprenditore ha detto...

Sta diventando una chat :-)

Anch'io non amo quelli che si ergono a modelli. E chi mi segue lo sa.
Cerco di nutrirmi di dubbi.

Ti rispondo solo sull'ultima frase.
"imprenditore" non è la parola esatta per definire le due persone in questione.
Dietro di azienda non ce n'è.
E si cerca di trovare qualcosa da fare.
Va anche detto che una volta assaggiate le luci della ribalta è difficile rinunciarci. Ho visto amici soffrire perché non erano più al centro dell'attenzione.
E ti assicuro che erano persone in gamba ed equilibrate, ma è una specie di droga.