martedì 8 novembre 2005

Basilea 2

Si fa un gran parlare (spesso purtroppo a sproposito) di Basilea 2.
Per varie ragioni un pò l'ho seguito e per varie ragioni mi trovo spesso a fare il "bancario" ed analizzare operazioni di finanziamento.

La gente non si rende neppure conto che è già in ritardo, entrando in vigore nel 2007 l'ultimo bilancio approvato è quello del 2005 e quello ormai è quasi fatto!

Il post sarà lungo, spero sia anche interessante.

Alcuni punti fermi me li sono formati nella mente:
- non è vero che ci sarà razionamento del credito, per alcuni cambierà il "prezzo" del prodotto denaro, ma allo stesso tempo il prezzo sarà in parte più trasparente (dipendendo dal rating)
- i miei colleghi imprenditori nella maggior parte dei casi non sono pronti, non hanno capito, non sanno a cosa andranno incontro e come sempre piangono in modo preventivo o contro le banche
- all'interno del sistema bancario ci saranno grosse differenze di applicazione e le imprese dovranno abituarsi a scegliere le banche più adatte all'impresa
- se si vuole sfruttare B2 (ogni cambiamento porta rischi e opportunità) non si potrà più lavorare con 10 banche e non si potrà più delegare al commercialista la gestione finanziaria.

Qualche spiegazione di come la penso.
Le banche useranno diversi sistemi: indici brutali di bilancio (piccole o piccolissime aziende), analisi più approfondite (piccole e medie) di rating interno, utilizzo dei rating esterni (grandi aziende).
A loro volta le banche piccole non potranno costruire metodi di rating interno perchè troppo costosi. Tali metodi infatti devono essere "validati" sia internamente che da Banca D'Italia.
Con rating migliore il patrimonio della banca avrà un moltiplicatore maggiore per la concessione di fidi, oggi la cosa è fissa, ecco perchè molte banche potranno concedere più credito.
Al rating sarà poi legato il "prezzo" (in parte avviene anche oggi per le PMI molto indebitate ed è prassi per le corporation) ovvero gli interessi sui prestiti.

Allora eccoci ai miei colleghi che fanno i bilanci per pagare poche tasse e prelevano la cassa sfruttando pesantemente la leva. Se sono piccoli e quindi ci sarà un puro uso di indici il bilancio con un sacco di interessi passivi e l'utile di 5000 euro (fatto dal commercialista partendo dall'utile e ricostruendo il bilancio a salire) non è proprio il massimo della vita.
Visto che poi quando analizzo le possibilità di fallimento il nodo cruciale sono margine operativo, flussi ed elasticità di cassa.
Non solo, spesso i bilanci sono fatti in modo abbreviato e con una trasparenza discutibile (vecchio metodo, meno si capisce meglio è).
Consiglio: andare dalle piccole banche dove la discrezionalità del direttore ci sarà ancora ma comunque il rating, non si scappa, ve lo danno, cercate di migliorare gli indici. E di fare un minimo di pianificazione finanziaria e di controllo di gestione.

Per le medie aziende veniamo a quello che è il problema topico, a mio parere di B2: la comunicazione finanziaria.
Vale anche per le piccolissime aziende ma soprattutto per le medie occorrerà imparare a fare comunicazione finanziaria. Non è più possibile delegare tutto al commercialista e trasmettere in banca il bilancio inviando il fax del fax che ci ha fatto il commercialista.
Occorre che il bilancio contenga i dati necessari e in modo trasparente, occorre che l'imprenditore o chi per lui a domanda sappia rispondere e non che dica "aspetti che chiedo al commercialista". Altrimenti cosa pensate che faccia il bancario che lo mette a sistema se non gli spiegate cosa c'è nella voce "debiti"? Esatto, li considera tutti al più alto livello di rischio.
L'analisi poi sarà con un buon peso anche qualitativa e quindi anche la qualità dell'informazione finanziaria, la capacità di rispondere alle domande, la capacità di governare i flussi di cassa e le strategie aziendali saranno basilari.
Anche la capacità di reazione e di andamento confronto al settore di appartenenza (uno dei fattori inseriti) verrà misurato.

Allora è inutile cominciare a piangere che le banche sono sempre le stesse e B2 è la solita fregatura. Cerchiamo di capire come le banche ragioneranno e a sfruttare questa opportunità. Basta pochissimo, personalmente da anni considero le banche un fornitore della materia prima denaro, cerco di capire come ragionano e di sfruttare le opportunità. I soldi ci sono, anche senza garanzie, ma la collaborazione e trasparenza che si chiedono devono essere reciproche.
Non posso chiedere di deliberare una operazione con dati di 8 mesi prima o peggio, senza specificare perchè i soldi mi servono e con un bilancio che fa schifo dicendo che io di garanzie non ne metto e che le banche sono sempre le stesse.
Devo coltivare il rapporto con il responsabile della banca, non vecchio metodo del direttore "amico", ma per informarlo, per fargli capire che so cosa sto facendo e che ho una strategia per l'azienda. Allora i soldi a buon mercato non mancano.

Ma se prendi gli imprenditori gli dici di fare dei corsi e di prepararsi ti dicono che non hanno tempo, che la colpa è delle banche e che loro hanno da lavorare, mica possono perdersi dietro queste cose, tanto c'è il commercialista (dove il bilancio magari lo fa uno stagista senza esperienza).

Peccato che l'incapacità di gestire questo processo porta ad un rating basso, e anche se i soldi non mancano, ad esempio in soldoni il mio spread rispetto all'euribor sarà del 3%. Il mio concorrente, più bravo in queste cose ha rating migliore e ottiene spread 1%.
Se ambedue siamo indebitati al 50% del fatturato (e in moltissimi casi la situazione è peggio) vuole dire 1% sul fatturato di maggiori costi.
Se il mio margine è del 5% parliamo del 20% del margine........ ma mica posso perdere tempo a fare formazione io!

1 commento:

Michele Davalli ha detto...

Sono un dottore commercialista e hai dipinto la nostra categoria come avvezza a poca serietà ("tanto il bilancio lo fa uno stagista senza esperienza").
Non so chi tu sia e quale esperienza tu abbbia per esprimere questi giudizi, ma forse faresti bene a a documentarti meglio.
Il resto del post? Banale.
Anche se ti confermo che la cultura della classe imprenditoriale italiana con cui ho a che fare quotidianamente è quella che hai raccontato.