lunedì 28 novembre 2005

Licenziamento libero

Leggo con ritardo l'editoriale di Giavazzi di Venerdì scorso che chiede il licenziamento libero.

Quando si affronta il discorso licenziamento in Italia si parte da un presupposto sbagliato. Che noi imprenditori siamo tutti dei figli di buona donna.
Parlo dei piccoli, perchè i grandi licenziano come e quando vogliono.

Con i tempi che corrono se uno ha una persona capace e/o che ha almeno un pò di voglia di lavorare di solito gli dà degli aumenti di stipendio, non cerca certo di licenziarlo.
Quelli che (forse) verrebbero licenziati sono le mele marce e probabilmente i più felici del fatto, credetemi, spesso sarebbero i colleghi. La mela marcia rovina il cestino di mele buone.

Da tempo ho una teoria: invece di fare la battaglia per il licenziamento libero (che in un paese catto-comunista non passerebbe mai) facciamo la battaglia perché sia possibile fare 1 (uno!) licenziamento con indennizzo all'anno.
Funzionerebbe l'effetto deterrente, per non essere quell'uno molti dimostrerebbero un pò più di impegno.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

scusate se mi intrometto in questo blog. Io uso un altro deterrente per chi non ha voglia di lavorare, quello cioè di sospenderlo per alcuni giorni e alla terza sospensione .....

L'imprenditore ha detto...

Personalmente preferisco la collaborazione allo scontro.
E' capitato anche da noi di sospendere, ma per motivi gravie. E comunque il discorso di sospendere e alla terza licenziare funziona ma sottopone spesso al reintegro per il discorso "giusta causa" che non sempre è convalidato dal giudice per i motivi della sospesione.
E non ti "intrometti" i commenti ci sono proprio per esprimere il proprio parere. (che può essere diverso dal mio naturalmente)