domenica 28 gennaio 2007

Un passo avanti è meglio che stare fermi

Non ho ancora avuto tempo di leggere praticamente nulla sul discorso liberalizzazioni in modo approfondito.
Nella speranza che poi non si diluiscano ulteriormente in parlamento come l'altra volta, la mia prima impressione è moderatamente positiva.

Molte delle cose che sono spacciate come liberalizzazioni (ad esempio il costo di ricarica) sono più dirigismo che avrebbe dovuto essere materia di antitrust.
Se ci sono quattro competitors sul mercato e tutti, guarda caso mettono delle ricariche che hanno lo stesso prezzo/costo di ricarica secondo me è roba da antitrust, non stabilire per legge che non possono. Ma ben venga, anche se naturalmente le compagnie dovranno pur recuperare da qualche parte la commissione pagata a chi vende la ricarica. Quindi mi aspetterei un aumento delle tariffe.

Anche la commissione massimo scoperto è una cosa contrattuale, come le spese di gestione fido. In azienda, ad esempio, noi usando poco o nulla lo scoperto di conto barattiamo un tasso leggermente più alto con l'eliminazione della commissione massimo scoperto.
Resta il fatto che prima o poi, come accade in altri posti, le banche cominceranno a far pagare i fidi, che per loro sono un bene immobilizzato che se non utilizzato non rende.

Ottimo eliminare un pò di restrizioni alla concorrenza sul commercio. Io sarei partito dagli orari e dagli assortimenti, chi è stato a Londra conosce i negozietti gestiti dagli indiani che forniscono i beni di prima necessità (frutta, qualcosa da mangiare, snack, detersivi, saponi, aspirine) aperti 24 ore al giorno. Qui da noi è vietato.
Ma da qualche parte bisogna pur cominciare e allora vanno bene anche parrucchiere, estetiste e benzinai.
Semmai il problema oggi per certe attività tipo parrucchiera è il passaggio da regolare a irregolare per i costi burocratici ma è altro discorso.

Quindi un piccolo passo, meglio di nulla. Speriamo in futuro ci sia il coraggio di incidere su altri fattori più importanti e che si mecca davvero mano alle authority eliminandone un pò e dando loro veri poteri e che diventino veri custodi delle regole. Spero diventino meglio del carrozzone Consob, o meno assurde di quella della privacy per intenderci.

E per piacere Berlusconi, Fini e compagnia del centrodestra, inutile fare le polemiche come sempre, in cinque anni mi dite una (una) cosa che avete fatto per liberalizzare in modo decente questo paese?
Cercate invece di capire che probabilmente avete perso proprio per quello e per le tasse!

3 commenti:

Marco S. ha detto...

Un passo avanti è meglio che stare fermi?

Certo, specie quando sei sull'orlo di un burrone!

Scherzi a parte, ti segnalo questo articolo di - indovina? - Maurizio Blondet (per la serie "questo è fissato"...)

http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=1731¶metro=politica

Comunque, a commento del tuo post e della "lenzuolata" del signor Bersani, e senza voler offendere nessuno: ma chi c.... vogliono prendere per il c... ?!?

Ciao

spada ha detto...

Gentile imprenditore, è da parecchi mesi che seguo il tuo (mi permetto di darti del tu) blog con interesse condividendo in gran parte le tue considerazioni ed apprezzando il modo di porle e supportarle.
Non condivido però il tuo entusiasmo per le recenti "liberalizzazioni" che l'attuale governo sta tentando di portare avanti in alcuni mercati. ritengo che, più che un passo in avanti, si tratti al massimo di un passo laterale. Provo a spiegarmi:
1) Le vere liberalizzazioni partono da una logica di deregolamentazione dei mercati e di eliminazione delle barriere d'ingresso, che sinceramente non vedo all'interno dei provvedimenti proposti (es. vendita di farmaci sottoposta a minimi di superficie ed alla presenza di farmacisit).
I soggetti politici che compongono l'attuale maggioranza sono più ispirati da logiche di dirigismo che di libero mercato. I veri obiettivi di queste finte liberalizzazioni sono , per gran parte, l'ingresso nel mercato di "specifici" soggetti economici e, per il restante, la ricerca del consenso perduto.

2) Manca una vera logica della concorrenza sia nelle aziende (ovviamente non in tutti i settori), sia negli stessi utenti/consumatori, come è emerso dalle precedenti liberalizzazione nei settori dell'energia, dei carburanti e delle assicurazioni.
In mercati, come quelli suddetti, con domanda anaelastica, forti barriere d'ingresso ed economie di scala, le aziende hanno badato prevalentemente a non danneggiarsi vicendevolmente ed a matenere le proprie rendite di posizione.

3) Se si vuole puntare a liberalizzazioni che portino un reale vantaggio globale all'economia italiana, e non ad una semplice redistibuzione delle quote di mercato, perché non si comincia dove ce n'è più bisogno, cioè il mercato del "lavoro"? Per qualcuno è forse un tabù?

Saluti e scusatemi per il lunghissimo post.

Marco ha detto...

(too) little by (too) little