sabato 1 aprile 2006

Disoccupazione e campagna elettorale

Certo la sinistra con l'eventuale caduta di Berlus-coni creerà un certo numero di disoccupati: i professionisti dell'anti-berlusconismo.

A parte gli scherzi la campagna elettorale non mi piace. L'ho già detto, lo ripeto.
Vedo una politica sempre più lontana, autoreferenziale. Il nuovo sistema elettorale e i candidati paracadutati staccano quel poco rapporto che ci poteva essere tra parlamentari e territorio.
Tutto si gioca sui capi-coalizione, su messaggi sempre più urlati (il fatto che Prodi parli calmo non vuol dire che non urli col contenuto) per guadagnare spazio sugli organi di informazione.
Certo, si fa la campagna elettorale tra la ggente, ma si stringono milioni di mani e si vedono persone senza sapere chi sono, solo perchè quella persona si senta "importante" per aver stretto la mano a Berlusconi o Prodi o chissà chi. Ma non sanno neppure dove sono, non ascoltano, fanno semplicemente il loro lavoro di immagine. Vedono l'Italia da macchine e aerei e si illudono di conoscerla.

Mi si perdoni ma non ho mai creduto nei programmi, credo più nell'adeguatezza di un team (notare bene, non di una persona) di gestire correttamente le situazioni. Va considerata la loro inclinazione mentale sui metodi.
Scelgo in base alle idee di fondo che i programmi mi fanno capire.
Non credo nei programmi perchè il mondo cambia velocemente, i programmi sono obsoleti dopo due secondi se capita l'inaspettato. I budget sono fatti per essere sbagliati. Altrimenti qualcosa non funziona o qualche opportunità non è stata colta.
Occorre(rebbe) avere al governo persone in grado di affrontare in modo serio, credibile, puntuale i problemi improvvisi e allo stesso tempo capaci di programmare il futuro.

Ma proprio questo è quello che ci manca oggi, viviamo tutti sempre più nel presente. "No future" urlavano i Sex Pistols, il punk brucia nel presente senza nessun futuro.
Tutto e subito, nessuna rinuncia, domani vedremo.

E come può pensare al futuro uno di più di 70 anni? Come può pensare di rinunciare a qualcosa oggi per il domani?
Tutti abbiamo parenti, conoscenti anziani. Con tutto il rispetto diventano egoisti come i bambini e interessati a se stessi.

Come può uno di più di 70 anni capire il mondo che cambia a questa velocità? Non ha gli strumenti, non ha le competenze tecnologiche, non ha la flessibilità mentale per comprendere appieno la portata di quello che sta succedendo.
Gente che in gioventù si spostava in bici, che ha visto nascere la televisione (e in un caso dei due ha capito come farci i soldi) lo capisce, certo, che in pochi istanti la notizia ha fatto il giro del mondo, lo sa anche usare per i suoi fini, ma tutte le implicazioni che stanno dietro a questo sono difficili da capire, non fanno parte del suo DNA.
Poi aprono un blog o usano internet, mi si faccia il piacere, lo fa qualcuno per loro. E infatti poi la cosa si incasina.
Web 2.0 è un sistema complesso, o ce l'hai dentro o fai una bella vetrina, statica immobile, senza anima, di plastica. Che diventa inutile e obsoleta dopo due giorni.

Ci troviamo gente che urla e strepita in TV davanti a anziani come loro per raccatare un pò di voti. Mentre i giovani cambiano canale o sono a chattare davanti ad un Pc.
Ci troviamo anziani che parlano ad anziani delle loro paure sulle pensioni, sui loro risparmi, sul diverso e sull'extracomunitario, sulla solidarietà (che vuol dire più welfare), nessuno che dice chi, come quando queste cose le pagherà. No future.

E intanto i giovani bravi e capaci che non trovano una strada in una società che non è per nulla meritocratica ma chiusa e autoreferente semplicemente se ne vanno.
Vanno ad offrire cervello, lavoro, capacità altrove. Dove gli spazi ci sono, dove sembra di essere tornati agli anni 60 in Italia, dove c'è fame di crescita, di miglioramento, dove conta se sei bravo non figlio di o amico di.
E qui rimangono quelli che hanno ereditato la voglia di protezione senza rischiare, di rendita non di risultato, che cercano il posto fisso e la prima cosa che ti chiedono è l'orario e le quanto si fa di ferie, ma non ti chiedono mai di fargli fare un corso per approfondire un argomento.
Che resistono ai cambiamenti per il quieto vivere. In placida attesa dello stipendio a fine mese.
No future.

Gli studenti bruciano la Francia per il posto fisso. Perchè chi entri nel sistema sia protetto, gli altri fuori si arrangino. Escono i libri so come far finta di lavorare, senza accorgersi che è come mettere un poco di veleno ogni giorno quando cucini nel tuo cibo.
No future.

L'idea è "io speriamo che me la cavo" e gli altri si arrangino. Alla faccia della solidarietà.

Ci troviamo con i politici che si fanno la faccia cattiva e poi te li trovi a cena (non adesso naturalmente) tra di loro che conversano amorevolmente in ristoranti che il 90% della gente non si potrà mai permettere.

Non c'è voglia di rischiare, non c'è voglia di rinunciare, di pensare al futuro, di lavorare per gli altri.

tutto e subito. No future!
Siamo troppo ricchi, viziati. Soccomberemo agli affamati: est europeo, asia.
E un giorno i nostri discendenti ci malediranno per aver dissipato il patrimonio. E, affamati, lotteranno contro i nuovi ricchi.


Vabbè, questa volta vado di getto, ero partito scherzoso mi è uscita una filippica terrificante. Ma se devono essere i "pensieri in libertà" lo lascio così, come mi è uscito.

2 commenti:

duca ha detto...

Sono d'accordo, stradaccordo, iper d'accordo. Sottoscrivo tutto quello che hai detto e lo confermo sia per sentire comune, sia per esperienza diretta (ho fatto selezione di giovani gestito un'azienda e aimè avuto a che fare con politici) No Future. Qualche giorno fa ho scritto un pezzo simile sulla lista del Volpino.
Fa piacere che ci sia qualche imprenditore che la pensa come te. Una nota di ottimismo...Posso dire che non sei l'unico, qualche giorno fa ho incontrato un giovane imprenditore (con incarichi in confindustria) e mi ha dimostrato con i fatti e i comportamneti, sia la voglia di guardare al futuro che di avere un interesse nel sociale. Devo dire che quell'imprenditore ha una forte cultura cattolica forse anche alcuni valori che vanno oltre il materiale aiutano a guardare meglio al futuro.
Duca

L'imprenditore ha detto...

Sia chiaro, nonstante quello che potrebbe sembrare io sono e resto ottimista.
Ma ho dentro una forte rabbia per la direzione che la società, in generale, sta prendendo.
Per me, per la mia azienda sono ottimista, ho trovato, per fortuna, diverse persone capaci e in gamba che ci aiutano a gestire l'azienda che è tutto sommato una azienda di successo (anche se piccola) che si muove emne nel mercato globale, che fa quello che deve fare per giocarsela.
Ma i messaggi che escono dalla campagna elettorale non mi piacciono. La mentalità di una parte consistente della società non mi piace.
Lotterò alla morte per migliorare per quanto in mia possibilità la società.
Ma mi sembra che troppi abbiano perso proprio quei reali, necessari, valori che aiutano a tenere in considerazione il bene comune e la solidarietà oltre agli interessi personali.