venerdì 24 novembre 2006

Consulenti e assunzioni

Prendo spunto da un post su MarketingBlog che si intitola Siamo tutti consulenti.

La prima considerazione è quella sull'annuncio, mi trovo d'accordo con Pierluca sul fatto che come sempre si cerca l'impossibile, laureato che ha trovato subito lavoro, acquisito responsabilità, ecc ecc max 31 anni! Mi fanno sorridere questi annunci, ormai un quarantenne è tagliato fuori, vecchio. Ma l'esperienza di un settantenne che in due secondi inquadra la situazione dove la mettiamo?
Poi non lo metto certo a capo dell'IT, ma in posti dove l'esperienza è necessaria sono impagabili.

Consulenti: da situazioni come questa, come si dice nel post, nasce purtroppo la diffidenza tra le PMI e i consulenti.

Immaginatevi il self-made man che ha girato il mondo a piazzare i suoi prodotti, guadagnato un sacco di soldi, fatto un'azienda di una certa rilevanza (anche magari solo locale) che si trova davanti un pinella di 29 0 30 anni laureato alla Bocconi, pieno di boria, che arriva e con un tot di slides di power point (riciclate) gli spiega che lui fino ad oggi ha sbagliato tutto perché non ha segmentato il mercato, fatto ricerche di mercato strategiche, preparato un documento con il ciclo di vita dei prodotti, fatto pr, utilizzato i gnu media, non ha la mission e la vision aziendale ecc ecc.
Questo, seduto sui suoi milioni di euro, lo guarda e lo caccia a calci.

Uno dei problemi delle società di consulenza, per come l'ho sempre visto io, è proprio l'industrializzazione della consulenza e il riciclaggio strategico.
L'esempio classico è la divisione in tre funzioni corporate - private - retail delle banche, chi l'ha scritta ha riutilizzato con il serach & replace del nome della banca il progetto strategico n volte. E tutti ci si sono messi. Alcuni, per i quali era adatto, l'hanno poi portato a termine correttamente e con ottimi risultati, altri hanno creato asfittiche funzioni corporate o private che offrono ben poco.

Il consulente dovrebbe studiare quello che c'è di buono nell'azienda e, soprattutto se l'azienda è cresciuta velocemente, aiutare a razionalizzare il metodo di lavoro perché sia adatto alla situazione.
Inutile imporre troppa burocrazia in una azienda piatta e destrutturata, inutile volere imporre subito un'azienda piatta dove si è abituati alla burocrazia. I processi di cambiamento organizzativo sono lenti e necessitano di cura, condivisione, formazione.
Certo che le cose strategiche vanno fatte, ma bisogna insegnare a razionalizzarle ed esporle invece che rimanere nella testa dell'imprenditore.

Ma per fare questo occorre capacità d'ascolto, esperienza vera, idee chiare, disponibilità e umiltà.
Cose per le quali non brilla quasi mai il consul(ni)ente.

Da parte sua l'imprenditore dovrebbe evitare di volere dal consulente il lampo di genio capace di risolvere la situazione aziendale in due secondi con tre interventi (gli interventi costano) e possibilmente senza che emergano i suoi errori del passato.
Chi vuole questo si merita il pinella che gli racconta la storiella!

4 commenti:

Jakala ha detto...

Hai mai provato a guardare certi annunci su mercuriurval o michaelpage sulla sezione engineering? Chiedono dei profili altissimi con età molto basse, probabilmente uno deve iniziare a lavorare a 18 anni.

O ancora meglio gli annunci ripetuti di Snam progetti che ogni 3/6 mesi chiedono oltre alle competenze 5-10 anni di esperienza nel settore oil.

Pierluigi ha detto...

Sono perfettamente d'accordo con te. Io sono ancora un pinella in potenza, dato che mi sto laureando, ma cerco in tutti i modi di non diventarlo. Mi è bastato fare due o tre interviste con quei self-made man per rendermi conto che non puoi fare consulenze a chi ne sa più di te. E' più utile starli ad ascoltare che dirgli che sbagliano. Slides? la cosa più gentile che mi son sentito dire è che son fumetti per bambini.
Per diventare consulenti prima bisogna fare qualche anno (anche dieci o più) di esperienza in azienda.
Non puoi insegnare ad andare in bicicletta se non ci sei mai salito.

Pier Luca ha detto...

Condivido assolutamente il filo del tuo ragionamento complessivo.
Per le multinazionali della consulenza le pmi non apportano prestigio a se stesse e vengono considerate come dei late adopters da mungere.
La pmi e l'imprenditore spesso hanno bisogno di persone che le cose le realizzino per loro più di montagne di slides.
Per mettere le mani in pasta oltre alla teoria bisogna aver vissuto e sperimentato i meccanismi [e le sottostanti relazioni umane]aziendali.
Un abbraccio
Pier Luca Santoro

Piero Viscardi ha detto...

Condivido al 100% le tue considerazioni sul mondo della consulenza aziendale alle PMI.

Ho anch'io una Harley e un blog che parla di piccole imprese www.pieroviscardi.it/blog

Quando passi per Roma con la Harley fatti vivo per fare un giro.