mercoledì 8 novembre 2006

Marginali

Da un governo di sinistra, tendenzialmente, ci si aspetta che operi per aiutare coloro che si trovano ai margini della società, per una società più equa, cosa con la quale si riempiono sempre la bocca.

Le politiche messe in atto a mio modestissimo parere vanno invece esattamente nella direzione opposta, cerco di esporre perché.

Attività economiche: la maggiore rigidità degli studi di settore e l'introduzione di nuove norme (doppio conto corrente ecc) taglia fuori tutta una serie di attività marginali.
Si pensi ai piccoli negozi in paesini quasi disabitati di montagna che sono un servizio alla collettività (spesso molti anziani) più che una fonte di guadagno.
Oppure a chi "prova" ad avviare una attività di consulenza o simili mentre sta ancora lavorando per vedere se riesce a partire e poi, in un secondo tempo, se è possibile abbandona il lavoro che ha.
O a piccoli artigiani che continuano il lavoro più per passione e abitudine che per il risultato economico.
Tutte queste persone si troveranno di fronte a tasse minime, inghippi fiscali, regole, problemi non assolutamente giustificati dal loro giro d'affari.
Molti se possono andranno in pensione, altri chiuderanno l'attività ufficiale e continueranno come evasori totali (quante parrucchiere conoscete che hanno chiuso il negozio e hanno continuato in casa o a domicilio?).
In qualche caso i negozi di vicinato chiuderanno e chi avrà problemi saranno gli anziani. Oltre il problema distanza a volte i piccoli negozi sono più flessibili nei pagamenti e fanno credito ai clienti abituali. Al supermercato non esiste.

Chi non avrà certamente problemi certo sono le Coop e le grandi aziende che sono ormai strutturate e magari soffrono maggiori tasse ma certo non chiudono; magari alzano i prezzi per i maggiori costi, quello si, colpendo ulteriormente i poveri.

Mondo del lavoro: certo che il mondo ideale è quello dove uno trova il lavoro, ha garanzie per il futuro, guadagna uno stipendio che gli permette di vivere decorosamente con la propria familia. Come l'acqua è bagnata, il ghiaccio gelato ecc ecc
Il problema è che il mondo ideale è, appunto, ideale, e purtroppo la realtà spesso è diversa.
C'è l'idea nella sinistra massimalista che certe cose possano essere imposte per legge.
Si può certamente ordinare alle aziende di assumere, i precari, i co.co.co., gli interinali. Addirittura si potrebbe dire che per legge le aziende devono aumentare gli addetti del 5, 10, 15%.
E poi?
E poi si rischia che le aziende a quel punto non stiano in piedi e falliscano, con la conseguenza che si sono distrutti e non creati posti di lavoro.

La flessibilità è una necessità dell'attuale mondo, una volta i cicli economici erano lunghi, i tempi in azienda erano biblici.

Pensate solo una cosa, la buona parte della corrispondenza avveniva via posta. Quindi fra domanda e risposta passavano giorni.
L'ordine lo ricevevi via posta, la logistica era quello che era, la produzione semi artigianale e i tempi di consegna si misuravano in settimane o mesi.
Adesso con email, internet, cellulari, videoconferenza ecc stiamo diventando tutti pazzi. Se dopo un'ora non hai risposto ci sono quelli che ti sollecitano, c'è gente che ti chiede come mai avevi il cellulare spento il sabato pomeriggio o la domenica, una spedizione se non è lì, magari all'estero entro 24/48 ore il cliente comincia a lamentarsi.

E uno che gestisce un'azienda con la storia del tutto subito e dell'allargamento infinito dei prodotti e delle varianti si trova che una settimana viaggia a 150 quella dopo a 120 poi 60 poi 200. Si può pianificare quanto si vuole, ma ormai si viaggia quasi a vista.
E se ad ogni variazione devi cominciare a contrattare con questo e quello il business rischi che sia volato via. Se operi non in monopolio o oligopolio ma sul libero mercato non puoi perdere vendite.
Se avete bisogno il dentifricio e sullo scaffale non c'è il solito Pippo che prendete, non fate altro che comperare Paperino; per poi magari scoprire che vi piace di più e quindi Pippo per mancanza di prodotto perde un cliente per sempre.

I delinquenti ci sono anche nel nostro ambito, ma parlando di aziende serie credete che sia divertente licenziare o non sapere dare prospettive alle persone che lavorano per voi?
Credete che uno si diverta a fare contratti a termine e non rinnovarli? Mi diverto di più a rinnovarli, o a trasformare in tempo indeterminato, vuol dire che il business cresce, che ho trovato persone valide.
Se, come ho detto 1000 volte, l'azienda la fanno i collaboratori non è meglio che siano tranquilli, motivati, preparati, piuttosto che avere in quella posizione ogni 3 mesi uno diverso?

Ma in Italia non entra proprio in certe menti che compito dello Stato, quando è uno Stato serio, è quello di mettere in grado le persone di esprimere al meglio le proprie potenzialità e aiutare i veramente bisognosi.
E' equo che per due ragazze alle superiori, quindi nella scuola dell'obbligo, si spendano 600/700 euro per i libri? Per me per fortuna non sono certo un problema ma per chi lavora da me a 1200 euro al mese sono un mezzo stipendio.
E' equo che la scuola pubblica sia spesso piena di insegnati demotivati o assolutamente incapaci e ignoranti che non daranno ai loro studenti i mezzi per una vera crescita intellettuale che gli permetta di migliorare la propria posizione in futuro?
E' equo che il primo a sfruttare i precari e i sottopagati sia lo Stato che affida moltissimi servizi a cooperative che proprio per offrire il maggiore ribasso sfruttano le persone con stipendi da fame, orari assurdi, licenziabilità elevata (perdita di appalti) condizioni di lavoro e di sicurezza opinabili?
E' equo che in Italia chi è dentro al sistema sia iper-protetto e chi per sfortuna o mancanza della giusta occasione sia marginale, sempre più marginale?
E' equo che si proteggano i nullafacenti, non esista la meritocrazia, si vada verso l'appiattimento con conseguente demotiviazione dei migliori?
E' equo che il sistema della cultura, scuole, università, sia governato da baronie di ottuagenari che non capiscono il presente, che fermano i migliori e favoriscono i loro protetti?

La vera sfida è fornire alle persone tutti gli strumenti che servono per sapere che se perdono un lavoro (capita) ne possono trovare un altro e nel frattempo non muoiono di fame.
Il posto di lavoro si protegge maggiormente con la flessibilità, perché se ho maggiore flessibilità sono più propenso a dare a un giovane o a una persona di mezza età una opportunità per dimostrare quanto vale.
In America, patria del licenziamento libero, perdere il lavoro non è un problema enorme, spesso se ne può trovare un altro (certo non è detto che si trovi immediatamente un lavoro a livello di quello precedente) quasi subito. In Italia abbiamo tutti i record sui disoccupati di lungo periodo.

Orientamento, formazione, riqualificazione, assistenza per trasferirsi, supporto temporaneo: questi sono i servizi che gli Stati seri offrono ai disoccupati.

Da noi invece il problema è entrare nella casa, una volta che sei dentro difficilmente si cacciano fuori se non per eventi particolari e traumatici.
E se sei nella stanza vip ti cacciano fuori ma magari finisci nel salone. Se sei in salone e ti cacciano fuori rischi di non riuscire più ad entrarci e di doverti accontentare dei cascami di quanto esce dalla casa.

In Italia qui si lotta contro il precariato non cercando di capire come dare opportunità di lavoro stabile ai precari attraverso la crescita personale degli stessi e la crescita economica ma semplicemente dicendo che i precari non devono esistere. Il mondo ideale, quello però dove non si capisce chi paghi il conto.


E lo ripeto, non è con una legge che il problema si risolve.
Con la legge i marginali saranno sempre più spinti all'esterno, senza opportunità e senza nessuno che li aiuta. E i protetti scopriranno che se le cose non girano la protezione purtroppo è una illusione. E potrebbero scoprire cosa significa essere sbattuti ai margini.

Intanto quei posti precari potrebbero diventare l'opportunità di altri, all'estero.

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Guarda ciò che hai scritto non è sbagliato, anche perché io parto dal presupposto che tu sia uno dei pochi imprenditori che considera i dipendenti come collaboratori.
Per quanto riguarda le lobby, quelle ci sono sempre state, e in Italia ci saranno ancora per un bel po' anche se ogni tanto vedo sprazzi di cambiamento.
Cmq la situazione attuale fa schifo, non è possibile che i centranilisti dei call center abbiano contratti a progetto per 300€ al mese (e poi ci lamentiamo se non tirano mai su il telefono!!!).
I contratti dovrebbero essere di tre tipi:
tipo 1: il classico, a tempo indeterminato;
tipo 2: a tempo determinato, per coprire i picchi di lavoro, che possono essere stagionali o commesse straordinarie date ad un'azienda o supplenze per lavoratori in maternità o in infortunio/malattia prolungata. O anche provare una persona per vedere se va bene o no;
tipo 3: per aiutare gli studenti (e le loro famiglie) magari avere un tipo di contratto che ti permetta di lavorare in bianco alla sera o nei week-end o solo al pomeriggio.

Ultima cosa, sul luogo di lavoro bisogna ammettere che il lavoratore ha un ottimo grado di protezione, soprattutto se ha un contratto a tempo indeterminato. Ma secondo me l'unico sistema per abbassare i salari/stipendi è fare in modo che il caro vita inizi a costare meno, vi faccio qualche esempio:
1) la benzina per andare al lavoro non può costare 1,40 € al litro come è accaduto;
2) un'utilitaria normale non può costare 15.000 €, ossia 18 mesi o più di lavoro per ragazzo;
3) non faccio la spesa, ma quando mia madre spende 100€ e torna a casa con tre sporte di spesa non penso che sia normale, e vi posso garantire che non ha comprato caviale, tartufo bianco o nero, moet & chandon, aragoste, ecc.
4) se la scuola è obbligatoria, i libri devono essere gratis!!! (non si potrebbe creare un itunes dei libri?)
5) i professori hanno troppo potere, e guadagnano troppo per quello che fanno (1.200€ al mese per 18 ore di lezione, 3 mesi di ferie pagati all'anno), motivo per cui non si sbattono, tanto il posto chi glielo toglie?

Sem ha detto...

...quoto in pieno

Marco S. ha detto...

IMPRENDITORE AL QUIRINALE + PALAZZO CHIGI !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Marco S.

luigi.D ha detto...

Imprenditore, sono daccordo con te, ma voglio provare lo stesso a spostare il punto di vista.
In un mondo perfetto gli imprenditori ragionano come te, sul lungo periodo, ed hanno aziende che durano e producono.
Ma quante persone conosci che vivono per il businnes mordi e fuggi, per le srl tarocche e con buste di contanti in tasca per quando devono passare in comune.
Ed un giovane che finisca a lavorare per loro, secondo te, puo' aspettarsi un ragionamento come il tuo?
E' ovvio che un' azienda seria non licenziera' mai un collaboratore valido.
In un mondo perfetto.....

gluca ha detto...

quoto anche io.
salvo per una cosa: esistono anche imprenditori che delle risorse umane se ne sbattono, raccolgono a breve, "del resto poi si vedrà".
vedevo la proposta di boeri piu' come un tentativo di imporre il "buonsenso per legge", funzionerebbe? :)

Jakala ha detto...

Bel post meriterebbe un commento serio, vediamo se riesco a darlo.
Innanzitto vediamo chi sono le figure dei precari, a volte sono le persone con bassi titoli di studio e di professionalità, ma attualmente sono anche i laureati senza distinzioni fra provenienti da lauree tecniche o umanistiche.
Si parla tanto di precariato anche per questa ragione, visto che sono tanti che usciti dall'università si ritrovano sottopagati, sottoutilizzati e sopratutto più precari di quanto si aspettassero.
Ti posso portare il mio esempio di laureato in ingegneria elettrica, indirizzo tra i meno diffusi, che per trovare impiego ho dovuto passare per diversi stage non retributi. Il problema è che molti manager usano gli stage dei laureati come manodopera qualificata usa e getta, pronti a trovarne un altro subito dopo. Tempo fa questo non succedeva gli stage dovevano avere dei rimborsi seri o la possibilità di assunzione alla fine, visto che serviva da periodo di prova/rodaggio. Guarda al Sole24Ore nella pagina del lavoro in cui i magnifici responsabili delle risorse umane decantano le lodi degli stage interni, secondo te non è un modo per illudere centinaia di laureati che quegli stage siano utili anche a loro, quando il grosso vantaggio lo hanno le aziende?

Come ha scritto qualcuno questo non è il mondo ideale in cui gli imprenditori sono cosi assennati da vedere le persone come un valore e non come un costo da tagliare.

pollodimare ha detto...

Sono ammirato, la tua sintesi espressiva mi affascina. Mi sorprende sempre invece la quantità di commenti che ti considera una rara avis tra gli imprenditori. Sono un piccolo imprenditore del nordest ed ho sempre affermato che l'azienda non è mia ma degli stekholders (dipendenti in primis, banche, fornitori, clienti). Mi hanno sempre guardato come uno un po' strano. Eppure mi è capitato di non darmi l'emolumento per poter pagare gli stipendi. I miei dipendenti sono il fulcro dell'azienda, lavoro nel terziario, sono loro la faccia verso il cliente.

L'imprenditore ha detto...

@ pollodimare
Sintesi per questo post mi pare poco indicato ;-)

Mi stupisco invece che tu ti stupisca della forte connotazione anti-industriale che affrontiamo in questo paese, dove noi imprenditori siamo considerati ladri.
Quindi la gente si stupisce che ci sia qualcuno, come il sottoscritto, che non fa nulla di particolare, cerca solo di ragionare con il buonsenso. Si stupisce che faccia questo lavoro...

Però è triste!