mercoledì 8 novembre 2006

Precariato

I miei post di oggi hanno raccolto parecchi commenti interessanti (che invito a leggere per chi non l'avesse fatto).

Il mondo ideale è ideale, io per primo ho detto che anche fra i miei colleghi ci sono delinquenti.

Nel mondo ideale gli imprenditori non sfruttano le persone, pagano giusti stipendi, assumono quando necessario ecc.
Nel mondo ideale i lavoratori durante l'orario di lavoro lavorano e non telefonano agli amici, non si imboscano per fumare, non rubano l'attrezzatura d'officina, non navigano nei siti porno e magari non ti lasciano dopo che gli hai insegnato un mestiere per poche decine di euro in più al mese ecc

Noi non abbiamo mai usato gli stages, solo un paio di volte con le scuole e con persone che poi sono state assunte. Gli stagisti guardavano lavorare o facevano lavoretti. Mi sono sempre chiesto che qualità del lavoro ottenga chi ha ogni 6 mesi uno stagista diverso a farlo.
Ieri sera ho parlato con una macchinetta umana di un call center, (ricerca dopo il tagliando sulla soddisfazione cliente). Pessima, una pena infinita. Si sente che lo fa a macchinetta, leggendo, senza passione, senza metterci nulla di suo. Ho poco a che fare con i call center ma se questa è la qualità forse in proporzione è anche peggiore degli stipendi bassi che prendono.

Tornando al tema, è vero, la proposta Boeri potrebbe essere un buon punto di partenza per "imporre il buonsenso per legge" come dice Gluca ma purtroppo occorrono strumenti diversi per imporre le cose, la migliore sarebbe la persuasione morale, non sempre la legge basta.

L'ideale sarebbe usare la leva costi, che per l'interinale c'è già (si pagano salate commissioni alle agenzie) ma che non uccide il settore.
Ma se usiamo la leva costi rischiamo di cancellare certi settori che usano altri contratti e che non potrebbero sopravvivere ad un forte aumento dei costi e sarebbero costrette a de-localizzare.

Il problema che resta aperto è cosa fare con tutti coloro che lavorano su appalti e simili una volta persa la commessa. Farli assumere da chi l'ha vinta è un assurdo economico.
Ma se il lavoro non c'è cosa fare?

Bella domanda.
Qui si innesta bene il discorso sulla facilità di trovarne un altro.

Ritornerò poi sui business mordi e fuggi.

5 commenti:

marco s. ha detto...

caro imprenditore, nel tuo post precedente ho detto a mo' di battuta che dovresti essere fatto pres della rep + pres del cons

comunque, volendo fare un commento un po' più articolato ( :-) ) ai tuoi ultimi bei post sul lavoro precario e no, vale forse la pena ribattere un chiodo che mi sta a cuore (non solo a me, spero!)

i problemi del lavoro nel settore privato in Italia oggi sono legati a filo doppio a quella immane zavorra che è il settore pubblico (inteso nel senso più esteso del termine: dalla presidenza della repubblica ai consigli di zona, dall'alitalia alle società di utilities dei piccoli comuni, asl ospedali, enti di previdenza e assistenza, tutte le magistrature, tutte le forze dell'ordine, ecc. ecc.)

zavorra in più sensi: finanziario (è ovvio) imprenditoriale (nel senso che punisce tale "funzione" socialmente indispensabile) giuridico-legale (chi garantisce un'applicazione decentemente coerente e stabile del diritto in Italia, di QUALUNQUE banca di esso ?) di garanzia delle condizioni minime di sicurezza per poter, non dico fare impresa, ma VIVERE una vita umana e non una vita da topi (pensa a tutti i napoletani NON camorristi... sono appena qualche scalino sopra ai palestinesi della striscia di gaza in termini di dignità di vita - dignità dico, non livello economico, che viene MOLTO dopo)

QUESTO E' IL TUMORE MALIGNO CHE STA AMMAZZANDO IL NOSTRO PAESE

farsi la guerra fra imprenditori - precari - disoccupati - male occupati rinfacciandosi le reciproche mancanze vuol dire né più né meno litigarsi il diritto d'uso della piscina di un transatlantico in via di affondamento... non ce nè bisogno!!! basta attendere e ci si trova tutti in acqua comunque...

ciao

marco s.

Marco ha detto...

caro omonimo, ti segnalo questo link che approfondisce il tuo discorso.
l'autore è uno di quei pensatori contro corrente che secondo me fa sempre bene ascoltare e che spesso coglie il senso della realtà oltre gli stereotipi interpretativi ormai stantii.

http://www.luigidemarchi.it/2006/10/evasori-od-evasi.html

Jakala ha detto...

Come tu stesso ammetti ormai la flessibilità in entrata è molto comune (interinale, contratti a tempo, ecc,ecc) il problema è quello ovviamente in uscita.
Questo perchè il mercato del lavoro in Italia funziona male, ogni lavoratore che vede perdere il proprio posto di lavoro, ha il terrore letteralmente di non trovarlo più, ecco che licenziare una persona è praticamente impossibile. Oltrettutto viviamo in una società impostata su gente che lavorava e viveva sempre nella stessa azienda, senza mai spostarsi di città: difficoltà nel rinegoziare i mutui della casa, difficoltà ad avere un medico di base in una città in cui hai il domicilio, ma non la residenza, difficoltà ad avere un mercato degli affitti calmierato, difficoltà ad avere un sistema di trasporti efficiente a media percorrenza...e tante altre questioni che uno che si è trasferito per lavoro conosce benissimo.
Dobbiamo quindi creare le condizioni perchè esista un welfare state che funzioni da rete sociale per gestire la flessibilità, non pretendere un assunzione a vita.

Marco ha detto...

l'unico welfare che ha un senso, una funzione di sviluppo e di crescita è il welfare to work.
tutto il resto è zavorra economica, depauperamento sociale, mortificazione della dignità.
non a caso siamo ancorati al secondo che tanti "parassiti" facenti funzione di grasso parastato assistenziale alimenta.

Marco ha detto...

«negli ultimi dieci anni non solo gli americani lavorano di più degli europei, ma è anche aumentata più rapidamente la loro produttività. Perciò l’Europa perde terreno. Se si vuole lavorare poco, bisogna essere molto più produttivi quando si lavora… Gli americani dichiarano che sarebbero felici di lavorare di più per guadagnare di più, se ne avessero l’opportunità. Insomma, gli europei vogliono lavorare ancora di meno, e gli americani sono felici quando lavorano, se non di più… Gli europei possono scegliere di lavorare sempre meno e andare in pensione presto. Possono scegliere di scoraggiare chi vuole lavorare, aumentando le tasse per sostenere un costoso welfare state. Possono adottare politiche che disincentivano l’innovazione e sono d’ostacolo all’aumento della produttività. Ma diventeranno sempre più poveri rispetto alle società che lavorano di più. Se tutti ne sono consapevoli… godiamoci pure le vacanze!»
tratto da goodbye Europa pagg.76-77