domenica 17 dicembre 2006

Fretta

Ci stiamo rovinando da soli.

Tanti anni fa le comunicazioni viaggiavano via lettera, se proprio era urgente facevi una telefonata.
La logistica era complessa, cercavi un camion che dovesse andare in una certa zona, sperando che in tempi brevi avesse materiale per completare il carico e fare il viaggio.
Con l'estero c'era il telex in service all'esterno.
Insomma i tempi erano lunghi, il ciclo richiedeva settimane.

Adesso se arrivi in ufficio alle 9 trovi le email delle 8 e la sollecitazione "perché non mi hai ancora risposto?", i clienti il giorno dopo aver mandato l'ordine ti telefonano e ti chiedono come mai non hanno ancora ricevuto il materiale. Ricevi un documento e dopo 10 minuti la telefonata per sapere cosa ne pensi.
La gente ti chiama e ti chiede "perché avevi il telefonino spento?" ma non in orario di lavoro (forse capibile) ma il sabato sera!
Insomma i tempi stanno diventando strettissimi e si pretende una disponibilità 7 giorni su 7.

Ma come si fa a lavorare così?
Io non ci sono portato a decidere immediatamente sulle cose importanti. Devo meditarle, digerirle, esplorarle, capirle. Poi non mi piace decidere nelle giornate nelle quali, magari per altri motivi, sono arrabbiato.
Intendiamoci, parliamo di cose importanti, quelle che riguardano le persone (i collaboratori) o affari importanti, per le piccole cose rispondo subito.

Ho poi rilevato che in moltissimi casi la fretta, l'urgenza sono false. Magari ti sollecitano a rispondere urgentemente in giornata poi loro la cosa la guardano dopo 10 giorni. Gli serve solo perché se arriva il loro capo l'hanno già sulla scrivania.

Un mio amico avvocato mi racconta che il periodo peggiore per lui è prima delle ferie (agosto, dicembre) perché i suoi clienti cercano di ripulire la scrivania per mettere a posto la loro coscienza e gli portano come "urgenti" pratiche che sono lì da mesi. Ma loro si sentono sollevati, il problema è dell'avvocato e non più il loro, possono andare in ferie felici.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

il provincialismo di molti, troppi "personaggi", li porta a credere di aver implementato il kanban e l'efficienza della cui esistenza ha imparato da qualche slide semplicemente riversando sui subfornitori tutti i problemi delle loro incapacità organizzative, l'illusione di risolvere i problemi "esternalizzandoli".
dal mio piccolo osservatorio è una marea che monta.

Marco S. ha detto...

siamo tutti portati a credere di essere indispensabili... invece di uomini indispensabili son pieni i cimiteri! questo pensiero se meditato - a mio parere - renderebbe la vita (nostra e di chi viene in contatto con noi) un bel po' meno frenetica e "schizzata"...

non è il massimo come pensierino natalizio, ma penso che venga incontro alla - giusta - osservazione del nostro enterpreneur...

p.s.: non c'entar nulla con quanto sopra, ma insisto nel chiedere nome e cognome dell'imprenditrice (o imprenditora?) "rifatta" ;-)))

Matteo ha detto...

Condivido pienamente...
siamo diventati un popolo tra i più frenetici del mondo industrializzato...ma per cosa poi?
A me viene il dubbio che sia un modo come un altro per bruciare le giornate e non fermarsi a pensare

Anonimo ha detto...

Conosco bene il fenomeno... in genere il traduttore i testi urgenti li deve sempre aver pronti per... ieri!
Che mondo... e nemmeno accettano il 30% in più per l'urgenza, nemmeno se per rispettare la scadenza urgentissima (di documento che magari è in attesa da mesi... ma tanto la traduzione può aspettare, che ci vuol poco a fare una traduzione... e allora se sono così bravi perchè non se la fanno da soli?) tocca lavorare il fine settimana..